Transizione green? L’India punta tutto su petrolio e gas

Redazione Money Premium

13 Ottobre 2024 - 07:16

La quota della Cina nella crescita della domanda di petrolio è destinata a ridursi dal 50% al 15% nei prossimi dieci anni mentre la quota dell’India dovrebbe raddoppiare, raggiungendo il 24%.

Transizione green? L’India punta tutto su petrolio e gas

Di recente è stata annunciata una scoperta potenzialmente rivoluzionaria per il futuro economico del Pakistan: un vasto giacimento di petrolio e gas è stato individuato nelle acque territoriali del paese.

Secondo alcune stime preliminari, queste riserve potrebbero posizionarsi al quarto posto nel mondo per dimensioni, rappresentando una vera svolta per un’economia che da anni fatica a trovare stabilità. Tuttavia, nonostante l’importanza di questa scoperta, le principali compagnie petrolifere internazionali non sembrano particolarmente interessate.

Nel mese di luglio, il Ministro del Petrolio del Pakistan, Musadik Malik, ha riferito a una commissione parlamentare che nessuna azienda straniera ha manifestato interesse per l’esplorazione offshore nel paese. Le difficoltà principali riguardano i costi elevati legati alla sicurezza. Infatti, nelle aree potenzialmente ricche di idrocarburi, le imprese devono affrontare spese significative per proteggere il proprio personale e le infrastrutture.

Al contrario, il vicino Pakistan, l’India, non deve affrontare gli stessi ostacoli in termini di sicurezza, risultando un’opzione molto più allettante per le compagnie petrolifere internazionali. Il Ministro del Petrolio indiano, Hardeep Singh Puri, ha recentemente lanciato un appello alle grandi aziende energetiche affinché intensifichino l’esplorazione di petrolio e gas nel paese. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dell’India dalle importazioni e garantire un approvvigionamento di carburante a costi sostenibili.

Singh Puri ha sottolineato che il paese offre opportunità di investimento nel settore dell’esplorazione e produzione (E&P) per un valore di 100 miliardi di dollari entro il 2030. Attualmente, solo il 10% del vasto bacino sedimentario indiano, che si estende per 3,36 milioni di chilometri quadrati, è stato esplorato. Tuttavia, il potenziale è enorme: secondo un rapporto di S&P Global Commodity Insights, quattro bacini sedimentari in gran parte inesplorati potrebbero contenere fino a 22 miliardi di barili di petrolio. Questi bacini meno noti, come il Mahanadi, il Mar delle Andamane, il Bengal e il Kerala-Konkan, potrebbero superare in riserve l’enorme bacino del Permiano, noto per aver prodotto finora 14 miliardi di barili.

L’India ha già registrato importanti scoperte di petrolio e gas in bacini come il Krishna-Godavari, Barmer e Assam, ma l’esplorazione in altre aree è rimasta limitata. Di particolare interesse sono le aree offshore in acque profonde. Quest’anno, la Oil and Natural Gas Corporation (ONGC), società statale indiana, ha avviato i primi progetti di esplorazione in acque profonde nel bacino del Krishna-Godavari, con piani di investimento che superano i 10 miliardi di dollari.

Anche Oil India Ltd, altra compagnia di stato, sta pianificando di avviare attività di esplorazione nello stato di Nagaland, dimostrando la crescente volontà del paese di espandere la propria capacità di produzione di idrocarburi. Sebbene le compagnie nazionali come ONGC e Oil India siano attive, resta ancora da vedere l’ingresso di grandi compagnie petrolifere internazionali con l’esperienza necessaria per affrontare le sfide dell’esplorazione in acque ultra-profonde.

A differenza del Pakistan, l’India sembra avere tutte le carte in regola per attrarre i colossi energetici internazionali. Recentemente, la multinazionale britannica BP ha tenuto un incontro del consiglio in India, in cerca di nuove opportunità di investimento. BP ha già stabilito una joint venture con Reliance Industries, una delle maggiori conglomerate indiane, per gestire 1.900 stazioni di servizio nel paese e produrre petrolio e gas da un blocco in acque profonde nel bacino del Krishna-Godavari.

In futuro, l’India è destinata a diventare un attore chiave nella crescita della domanda globale di petrolio. Gli analisti prevedono che il paese supererà la Cina come principale motore della crescita della domanda di petrolio nei prossimi anni. L’aumento della popolazione, che potrebbe aver già superato quella cinese, è uno dei principali fattori alla base di questa tendenza. Inoltre, la transizione dell’India verso veicoli elettrici e fonti di energia più pulite potrebbe richiedere più tempo rispetto ad altre regioni, mantenendo alta la domanda di combustibili tradizionali.

Secondo Fitch Solutions, la quota della Cina nella crescita della domanda di petrolio nei mercati emergenti è destinata a ridursi dal 50% al 15% nei prossimi dieci anni, mentre la quota dell’India dovrebbe raddoppiare, raggiungendo il 24%. Questo cambiamento, trainato da fattori demografici e dallo sviluppo industriale, posiziona l’India come un mercato chiave per le compagnie petrolifere globali.