Un capoluogo italiano è entrato tra le 20 città Rifiuti Zero dell’ONU grazie alla gestione di differenziata, cassonetti e rifiuti monouso. Ecco come ha fatto
L’Italia è uno dei Paesi meno virtuosi in Europa a livello di gestione dei rifiuti, a causa della poca attenzione per gli sprechi alimentari e per quelli energetici.
Ma per fortuna anche nel nostro Paese c’è chi va controcorrente e che ha fatto del riciclo e delle buone pratiche urbane un fiore all’occhiello: stiamo parlando di Bologna, appena entrata tra le prime 20 città al mondo a “Rifiuti Zero” dell’ONU.
Un prestigioso riconoscimento che verrà ufficializzato il prossimo 30 marzo in occasione dell’International Day of Zero Waste.
Cosa sono le città a Rifiuti Zero
Le Zero Waste City, come è facile intuire, non sono città in cui non viene prodotto nessun rifiuto, bensì delle località in cui vengono implementate strategie volte a ridurre più possibile la quantità di rifiuti che finisce nelle discariche o negli inceneritori.
Obiettivo di questi piani quello di aumentare il tasso di diversione, la percentuale di rifiuto che viene riutilizzata tramite compostaggio o riciclo.
Come ha fatto Bologna a ottenere questo successo
Il capoluogo emiliano è riuscito a entrare in questo prestigioso “club” grazie alle numerose iniziative virtuose messe in piedi negli ultimi anni. Nel 2024 la raccolta differenziata è cresciuta fino al 75,1% del totale dei rifiuti e in appena 3 anni il tasso di conversione è passato dal 63,2% al 72%.
Una buona parte del merito di questi importanti traguardi va ascritta ai cassonetti intelligenti piazzati in ogni angolo della città. Dispositivi così avanzati da essere in grado di segnalare quando sono pieni o rotti e di registrare ogni conferimento con precisione. Ma soprattutto cassonetti basati sul principio “paga quanto butti” che fa crescere la Tari in base alla quantità di indifferenziato prodotta.
Ultima iniziativa degna di nota quella di puntare sulla riduzione dei rifiuti monouso introducendo nuove norme virtuose di comportamento durante gli eventi pubblici e creando veri e propri progetti di riutilizzo.
Bologna è inserita nella rete Rifiuti Zero
Bologna fa parte anche della più grande rete globale di Comuni a Rifiuti Zero che coinvolge circa 340 amministrazioni locali.
Tra queste ci sono anche altre città italiane virtuose come Livorno, in cui l’inceneritore è stato ufficialmente chiuso, Calatafimi Segesta, piccolo comune del trapanese in cui è stato raggiunto il 90% di raccolta differenziata, Capannori, diventata nell’ormai lontano 2007 uno dei primi luoghi certificati a rifiuti zero, e Bitetto, nel barese, in cui il “paga quanto butti” è diventato “conosci cosa butti” educando gli abitanti all’importanza della differenziata in tempo reale.
La strada verso la decarbonizzazione proseguirà nei prossimi anni
Il premio che verrà consegnato dall’ONU il prossimo 30 marzo 2026, è il primo riconoscimento della bontà di un percorso estremamente ambizioso. La città emiliana, con il suo progetto “Bologna Missione Clima”, vuole infatti diventare una delle 100 località europee climaticamente neutrali nel 2030.
Un percorso che vede la virtuosa gestione dei rifiuti come snodo fondamentale per raggiungere il traguardo della decarbonizzazione completa.
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