Torna Donald Trump: cosa possiamo davvero aspettarci in economia e sui mercati?

Raphael Raduzzi

10/11/2024

Il ritorno di Donald Trump è stato salutato con generale favore sui mercati finanziari americani. Ecco cosa aspettarsi per i prossimi mesi.

Torna Donald Trump: cosa possiamo davvero aspettarci in economia e sui mercati?

Il 5 novembre negli Stati Uniti si è schiantata l’onda rossa repubblicana. Non solo con la vittoria schiacciante di The Donald con oltre 301 grandi elettori e la maggioranza del voto popolare, ma anche la Camera e soprattutto il Senato americano sono ora a disposizione del Presidente.

Questo vuol dire che per almeno due anni, prima perciò delle prossime elezioni di medio termine che rinnoveranno i seggi della Camera e parte di quelli del Senato, Trump potrà attuare pienamente il suo mandato, contando anche sul supporto della Corte Suprema in cui primeggiano da tempo i giudici di nomina repubblicana.

Che implicazioni avrà tutto ciò per l’economia americana? Cosa possiamo ragionevolmente aspettarci?

Da un lato uno dei temi che più ha fatto discutere, soprattutto noi europei dato che ci colpiranno, sono i dazi. In campagna elettorale si è spinto a proporre il 60% di dazio su tutte le importazioni dalla Cina e un 10% sulle importazioni da tutti i Paesi, una misura che non si vede probabilmente dal termine del secondo conflitto mondiale.
Ovviamente tutto ciò potrebbe portare al bilancio federale qualche miliardo di dollari in entrata, ma mai abbastanza per compensare un vasto programma di spesa pubblica, soprattutto infrastrutturale, coniugato ad un grande taglio delle tasse: questo il vero perno delle promesse economiche del tycoon.

I tagli alla tassazione dovrebbero riguardare tutti i settori, dalle aziende al reddito delle persone fisiche, passando pure per proprietà e mance. O almeno queste sono le promesse. Che in particolare si sono concentrate sulla diminuzione della cosiddetta corporate tax dal 21% al 15%. Un taglio immenso, che difficilmente potrà riguardare tutti i settori. Tuttavia, Bank of America ha già provveduto a calcolare gli impatti di questo taglio sul sistema finanziario. L’utile per ogni azione del S&P500, uno dei più importanti indici della borsa americana, dovrebbe crescere in media del 4% grazie a questa misura. Tuttavia i settori che ne beneficerebbero maggiormente dovrebbero essere, secondo la banca americana, quelli legati ai consumi (+6,8%), il settore finanziario (+4,6%) e quello legato alla sanità (+4,3%).

L’impatto sul mercato finanziario invece, già nel 2016, col primo mandato di Trump era stato ambivalente.
A due mesi dalla sua elezione le azioni cinesi avevano perso oltre 6 punti percentuali, e quelle legate ai mercati globali fuori dagli USA avevano perso l’1%. A beneficiare maggiormente dell’era Trump nel 2016 erano stati gli energetici (+9%) in due mesi, le small cap dell’indice Russell (+14%) e le banche (+17%).

In tutto ciò il dollaro si rinforzò. Ed una dinamica simile la stiamo vedendo proprio in questi giorni, in particolare contro valute in questo momento giudicate in sofferenza come ad esempio l’euro o il dollaro canadese.

In tutto ciò peseranno anche le scelte della FED, che giusto l’altro ieri ha abbassato di 25 punti base il tasso di interesse ma che ora si ritrova con spinte inflazionistiche non del tutto domate. The Donal riuscirà a condizionare anche l’azione della FED? A sua detta ne rispetterà l’indipendenza ma una certa influenza su un ulteriore compressione dei tassi, per favorire l’economia reale, è da mettere in conto.