Togliere l’alcol dal vino per aggiungere acqua: il perché della “bizzarra” proposta dell’UE

Elisa Corpolongo

06/05/2021

23/11/2021 - 12:04

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Togliere l’alcol dal vino e aggiungere l’acqua è l’ultima novità proposta dall’UE per il settore enologico. Vediamo il perché della bizzarra trovata di Bruxelles.

Togliere l'alcol dal vino per aggiungere acqua: il perché della “bizzarra” proposta dell'UE

L’ultima trovata che arriva da Bruxelles riguarda il vino e consiste nel eliminare la componente di alcol e sostituirla con una aggiunta di acqua.

Un poco scherzando, un poco usando un tono di critica nei confronti dell’Unione Europea, c’è chi nel mondo del web sostiene che se è esistito chi poteva trasformare l’acqua in vino, allora certamente Bruxelles potrà essere in grado di operare al contrario e sostituire il vino con l’acqua. Comunque, in realtà, la faccenda è abbastanza seria.

Il settore enologico era già sotto attacco prima di questa novità, a causa della proposta europea di introdurre etichette allarmistiche per scoraggiare il consumo di vino, previste nella Comunicazione sul Piano d’azione per migliorare la salute dei cittadini europei.

A svelare i contenuti del documento della presidenza del Consiglio dei Ministri Ue, in cui viene affrontata la pratica della dealcolazione parziale e totale dei vini, è la Coldiretti che anticipa così la novità in arrivo da Bruxelles.

Togliere l’alcol dal vino: cosa prevede la proposta di Bruxelles

Dopo la proposta dell’etichetta di allarme per scoraggiare il consumo di vino presente nella Comunicazione sul Piano d’azione per migliorare la salute dei cittadini europei, la proposta prevede di autorizzare nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol con la possibilità di aggiungere acqua anche nei vini a denominazione di origine.

La Coldiretti si è espressa lamentando il fatto che in questo modo si consente di chiamare ancora vino un prodotto che di fatto vino non è più, ma del quale sono state compromesse quelle che vengono definite le “caratteristiche di naturalità” per effetto di trattamento invasivo che interviene nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e, quindi, in vino.

La Coldiretti si scaglia perciò contro l’Unione Europea dichiarando che quello sul vino è un vero e proprio inganno legalizzato per i consumatori, i quali si ritrovano a bere (e a pagare) qualcosa che non è integro nel suo genere.

Acqua nel vino legale: il pericolo della proposta di Bruxelles

Il direttore della Coldiretti, Ettore Prandini, afferma chiaramente:

L’introduzione della dealcolazione parziale e totale come nuove pratiche enologiche rappresenta un grosso rischio ed un precedente pericolosissimo, che metterebbe fortemente a rischio l’identità del vino italiano e europeo, anche perché la definizione naturale e legale del vino vigente in Europa prevede il divieto di aggiungere acqua.

Egli, nel difendere le pratiche enologiche, sottolinea inoltre l’impegno per fermare una deriva pericolosa che rischia di compromettere la principale voce dell’export agroalimentare nazionale che complessivamente sviluppa un fatturato di oltre 11 miliardi in Italia e all’estero.

Gli antecedenti della proposta di Bruxelles

La proposta che sta già prendendo piede da parte della Commissione Ue è quella di introdurre allarmi per la salute nelle etichette delle bevande alcoliche, come già avviene per le sigarette. La proposta potrebbe arrivare a prendere in considerazione addirittura l’eliminazione del vino dai programmi di promozione dei prodotti agroalimentari. Questa potrebbe andare sicuramente a vantaggio delle nuove bevande composte da un mix di vino e acqua e a discapito del vino come lo conosciamo: alcolico a tutti gli effetti e derivante dall’uva.

Questa dell’acqua nel vino non è l’unica ipotesi di “inganno legalizzato” per la quale la Coldiretti si lamenta. Già da qualche anno, infatti, l’Unione Europea consente l’aggiunta dello zucchero nei paesi del Nord Europa per aumentare la gradazione del vino, mentre questa tecnica è sempre stata severamente vietata nei Paesi del Mediterraneo, tra cui l’Italia.

Sempre Bruxelles ha dato il via libera anche al “vino senza uva” ottenuto dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes. Una pratica che altera la natura stessa del vino. Comunque, la proposta va avanti, nonostante le proteste e le perplessità. I perché di Bruxelles riguardano il mercato economico e, in particolare, la carta del Piano d’azione per migliorare la salute dei cittadini europei.

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