Test Medicina 2023 bocciato dal Tar, cosa succede adesso?

Alessandro Nuzzo

18/01/2024

I giudici hanno parzialmente accolto il ricorso contro il governo e il ministero dell’Università e della Ricerca. La difficoltà delle domande non è stata bilanciata adeguatamente.

Test Medicina 2023 bocciato dal Tar, cosa succede adesso?

Importante novità per quanto riguarda i test di ammissione alla facoltà di medicina per l’anno accademico 2023/2024. Questa mattina con la sentenza n. 863 la terza sezione del Tar del Lazio ha annullato i provvedimenti che hanno disciplinato i test accogliendo così il ricorso presentato da oltre 3.000 studenti contro il governo e il ministero dell’Università e della Ricerca. Per i giudici gli studenti hanno ragione: la difficoltà delle domande non è stata correttamente suddivisa tra i candidati e per questo la prova non è stata omogenea per tutti.

Insomma la diversa difficoltà dei 1.700 quesiti estratti a sorte non è stata bilanciata adeguatamente. «L’accertata disomogeneità delle prove si risolve in un fattore, non controllabile dal candidato, di premialità o penalizzazione suscettibile, di per sé, di influenzare l’accesso o l’esclusione dai corsi», si legge nella sentenza.

Ai candidati non è stato dato modo di raggiungere il medesimo punteggio massimo «ponendoli in una situazione di partenza diversa l’uno dall’altro e del tutto affidata al caso». In pratica due laureati «potrebbero essere stati giudicati in misura diversa non in quanto l’uno è più preparato dell’altro, ma perché a uno dei due sarebbe stato somministrato un kit di domande reputato sulla base dell’equalizzazione più difficile o più semplice», è scritto nella sentenza.

Il meccanismo di equalizzazione presenta «elementi di alea che, da un lato, non sono giustificati da esigenze oggettive della selezione e, dall’altro, non consentono un ordinamento degli aspiranti sulla base della sola performance, essendo la relativa posizione influenzata dall’attribuzione di un fattore di parametrazione del punteggio che limita, in modo per ciascuno diverso, il punteggio massimo raggiungibile e che mina, pertanto, la par condicio tra i candidati».

Cosa succede adesso?

La sentenza del Tar certifica la procedura errata nei test di medicina ma chi ha fatto ricorso contro il governo e il ministero, a parte la soddisfazione, potrà fare ben poco. Impossibile essere ammessi in sovrannumero ai corsi insieme a chi invece è risultato idoneo. Inoltre le graduatorie, pur risultando frutto di una procedura errata, sono bloccate, non si possono modificare e non permettono il ripescaggio. Insomma oltre il danno la beffa. Salvi quindi coloro che hanno superato il test e si sono potuti così iscrivere alla facoltà di medicina iniziando a seguire i corsi.

Letta la sentenza, il consorzio CISIA, che ha realizzato i test di accesso, ha ratificato l’operato della Pubblica Amministrazione quanto alla costruzione del modello di accesso ai corsi di laurea, affermando in modo netto che «Dev’essere chiaro, peraltro, che il Collegio non intende censurare né il fatto in sé della sottoposizione ai candidati di prove diverse, né la scelta di avvalersi, in generale, di meccanismi di equalizzazione (o di altro tipo) volti ad assicurare, nell’ambito di procedure siffatte, un’effettiva parità di trattamento tra i candidati».

Il Collegio ha escluso l’ammissione in soprannumero richiesta da parte ricorrente, non sussistendo un nesso di implicazione diretta tra l’adozione del meccanismo di equalizzazione e la mancata ammissione ai corsi, altresì escludendo ogni possibilità di riedizione della prova, in ragione di una inevitabile sovrapposizione con le prove destinate alla formazione del contingente del nuovo anno accademico. Infine, il TAR ha fatto salve le immatricolazioni avvenute o in corso di perfezionamento, nonché gli scorrimenti in atto, escludendo quindi quelli futuri.

Gli avvocati però non intendono mollare e giurano battaglia. «Se annulli una procedura illegittima devi assicurare giustizia al ricorrente. O il test si ripete per tutti o si dà un risarcimento al ricorrente, ammettendo immatricolazioni in sovrannumero», ha detto l’avvocato Francesco Leone a Repubblica preannunciando che si ricorrerà in appello al Consiglio di Stato.

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