Temi il crollo dell’S&P 500 per la guerra Israele-Iran? Morgan Stanley dice di monitorare i livelli del petrolio. Gli investitori temono che l’escalation militare tra Israele e Iran possa travolgere le Borse globali, ma non è detto che andrà così. Almeno per ora. I fondamentali restano solidi e, come in passato, i mercati hanno mostrato una sorprendente capacità di ripresa dopo eventi geopolitici.
La cattiva notizia è che tutto potrebbe cambiare molto rapidamente se il settore energia tornasse ad essere il tallone d’Achille dell’economia globale. Ecco cosa sapere per interpretare questo momento (e i livelli del petrolio da monitorare).
Perché l’S&P 500 potrebbe reggere (finché il petrolio resta sotto i 90 dollari)
Fintanto che il petrolio resta sotto i 90 dollari, il crollo dell’S&P 500 è stimato tra il 5% e il 7%. In tal caso l’indice benchmark potrebbe scivolare fino a 5.600 punti senza modificare il trend. Un calo di questa portata non sarebbe infatti da leggere come un campanello d’allarme, ma come una naturale presa di profitto in un contesto incerto. Per quanto grave da un punto di vista umano e geopolitico, il conflitto tra Israele e Iran non ha ancora compromesso le catene di approvvigionamento energetiche.
Grafico S&P 500
Fonte Tradingview
Il petrolio WTI, infatti, si aggira ancora sotto i 75 dollari al barile, ben lontano dalla soglia critica dei 90 dollari indicata dagli analisti. È quella, secondo Morgan Stanley, la linea rossa da tenere d’occhio: oltre quel livello, invece, l’aumento dei costi energetici potrebbe impattare su inflazione, margini aziendali e consumi, cambiando radicalmente lo scenario per Wall Street.
In altre parole: finché il petrolio resta sotto i 90 dollari, il mercato può assorbire lo shock. Ma se le forniture di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz (da dove passa circa il 20% del greggio mondiale) venissero bloccate o anche solo messe a rischio, allora i mercati potrebbero reagire in modo ben più pesante.
Grafico petrolio WTI
Fonte Tradingview
Perché il peggio potrebbe non arrivare
Un altro motivo per non aspettare lo scenario peggiore riguarda gli utili delle aziende. Secondo Morgan Stanley, da metà aprile le previsioni sui profitti delle società dell’S&P 500 sono migliorate. In pratica, le aziende stanno andando meglio del previsto e il mercato lo riflette nelle sue valutazioni.
Infatti, la Borsa non si muove solo in base alle notizie di guerra o tensioni internazionali. Anzi, spesso quello che conta davvero sono i numeri delle aziende e la salute dell’economia. Se le imprese continuano a fare utili e a generare ricavi solidi, è difficile che l’S&P 500 possa crollare pesantemente.
In più, la storia ci insegna che i mercati sono capaci di reagire molto rapidamente. Spesso scendono di colpo quando c’è una notizia negativa, ma poi risalgono appena la situazione si stabilizza, come accaduto ad aprile con l’annuncio dei dazi USA. Anche per questo diversi analisti pensano che il conflitto tra Israele e Iran, pur serio, non dovrebbe trasformarsi in una crisi economica globale.
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