Cos’è la “tampon tax” e perché il comune di Firenze vuole abolirla: il ciclo non è un lusso

Le mestruazioni non sono una scelta ed è ingiusto pagare l’IVA sugli assorbenti: il consiglio comunale di Firenze chiede di abbassare una volta per tutte il costo di tamponi e coppette. Ecco perché è un esempio da seguire.

Cos'è la “tampon tax” e perché il comune di Firenze vuole abolirla: il ciclo non è un lusso

Il ciclo mestruale non è un lusso e nemmeno una scelta ma una condizione fisiologica delle donne, per questa ragione è opportuno abbassare il costo degli assorbenti, dei tamponi interni e delle coppette mestruali, eliminando le imposte che ne fanno lievitare il prezzo.

Finalmente la tampon tax viene messa in discussione anche in Italia, precisamente a Firenze, dove è appena stata approvata la mozione contro l’imposta sui prodotti igienici femminili legati al ciclo mestruale.

Gli assorbenti, difatti, sono essenziali e non vanno considerati come beni di lusso, pertanto il loro prezzo dovrebbe essere alla portata di tutte le tasche.

A prova di ciò alcuni Stati “all’avanguardia” ne prevedono una importante detassazione a favore soprattutto delle ragazze più giovani. Esempi virtuosi sono la Germania, il Regno Unito e l’Irlanda. L’Italia invece ha ancora molta strada da fare.

Addio “tampon tax”: l’iniziativa fiorentina rivolta a donne e ragazze

Non si può scegliere di avere il ciclo mestruale e, di conseguenza, nemmeno di dover acquistare assorbenti e tamponi, prodotti indispensabili per l’igiene delle donne.

Così diversi consiglieri del PD del capoluogo toscano hanno presentato una mozione in cui chiedono di abbassare il prezzo di tamponi interni, coppette mestruali e ogni tipo di assorbente essenziale durante i giorni del ciclo.

Nella mozione si chiede a tutte le farmacie fiorentine di “applicare prezzi particolarmente contenuti e promozionali sui prodotti sanitari e igienici femminili, (quali tamponi interni, assorbenti igienici esterni, coppe e spugne mestruali) ed ogni altra eventuale iniziativa per migliorare la disponibilità e l’educazione all’uso di questi prodotti da parte delle donne ed in particolare delle fasce più svantaggiate.”

Inoltre si chiede che Governo e Parlamento valutino (stavolta seriamente) la possibilità di ridurre in maniera significativa l’IVA sui prodotti sanitari per l’igiene intima femminile, per arrivare gradualmente alla loro totale detassazione.

Non è certo la prima volta che il tema dell’IVA sugli assorbenti torna in auge; eppure in questi anni per aiutare le donne e contrastare la cosiddetta “povertà mestruale” è stato fatto poco o niente. L’auspicio è che la delibera del comune di Firenze possa favorire l’apertura di un dibattito istituzionale e che la faccenda venga presa per quella che è: non una battaglia femminista ma una questione di civiltà.

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IVA Imposte

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