Tabi di Margiela vendute all’asta per €364.000. Così una scarpa da lavoro è diventata un oggetto da collezione

Alessandro Nuzzo

29 Luglio 2026 - 23:00

Come un modello nato quasi per caso, per mancanza di budget, è diventato l’oggetto più iconico e discusso della moda contemporanea.

Tabi di Margiela vendute all’asta per €364.000. Così una scarpa da lavoro è diventata un oggetto da collezione

Il 9 luglio, a Parigi, un paio di stivali coperti di graffiti ha stabilito un nuovo record per una creazione firmata Martin Margiela. Il modello Tabi del 1991 è stato venduto all’asta per 364.000 euro, diventando l’opera più costosa dello stilista mai aggiudicata. Più che una semplice vendita, l’evento ha riportato al centro dell’attenzione uno dei designer più enigmatici della moda contemporanea, famoso per aver sempre evitato la ribalta.

L’asta, organizzata da Maurice Auction insieme a Kerry Taylor Auctions durante la settimana dell’Haute Couture parigina, ha messo in vendita 195 pezzi provenienti dall’archivio personale di Margiela: prototipi, disegni, le celebri maschere utilizzate nelle sfilate, bambole Barbie impiegate come manichini in miniatura e materiali del periodo trascorso alla direzione creativa di Hermès tra il 1997 e il 2003. L’intera collezione ha totalizzato 1.385.020 euro, oltre quattro volte la stima iniziale.

«Ho sentito che era arrivato il momento di separarmi da alcuni ricordi legati alla moda», ha dichiarato lo stilista in una delle sue rarissime prese di posizione pubbliche. Margiela, infatti, non ha mai concesso interviste né si è mai presentato al termine delle proprie sfilate. Secondo la banditrice Salomé Pirson, questa vendita rappresenta anche un modo per gestire personalmente la propria eredità creativa. Tra gli oggetti più ricercati figuravano il camice bianco indossato ogni giorno in atelier, venduto per 41.600 euro, e il suo telefono personale, dipinto di bianco e aggiudicato per 13.000 euro.

A catturare l’attenzione sono state soprattutto le Tabi, considerate da quasi quarant’anni il simbolo della maison. Si tratta di un modello che continua a dividere: per alcuni è un’icona di design, per altri una delle scarpe più controverse mai realizzate.

Dal Giappone del Quattrocento alle passerelle di Parigi

Le loro origini, però, sono molto più antiche. Nel Giappone del XV secolo comparvero i primi calzini tabi, caratterizzati dall’alluce separato dalle altre dita per essere indossati con i tradizionali sandali geta e zori. Nel 1922 i fratelli Tokujiro e Sojiro Ishibashi applicarono una suola di gomma, trasformandoli nelle jika-tabi, scarpe da lavoro utilizzate da operai, contadini e postini. Uno dei due fratelli avrebbe poi fondato Bridgestone.

La svolta arrivò nel 1988, quando Martin Margiela reinterpretò quel design trasformandolo in uno stivale con tacco. Nella sua prima collezione parigina le modelle sfilarono con le suole dipinte di rosso, lasciando impronte sul pavimento bianco, mentre il volto era nascosto da maschere per concentrare tutta l’attenzione sugli abiti. Quell’immagine divenne una delle più iconiche della moda contemporanea e influenzò stilisti come Alexander McQueen e, più tardi, Demna Gvasalia.

All’epoca il pubblico rimase spiazzato. Lo stesso Margiela raccontò di aver continuato a riproporre le Tabi anche per una ragione pratica: non disponeva delle risorse economiche necessarie per progettare nuove scarpe ogni stagione. Quello che nacque come un limite si trasformò, con il tempo, in uno dei prodotti più riconoscibili della moda.

Per anni le Tabi sono rimaste un simbolo riservato agli addetti ai lavori. Solo negli anni Duemilaventi sono entrate definitivamente nella cultura pop, ai piedi di celebrità come Zendaya, Dua Lipa, Kylie Jenner, Margot Robbie e Jacob Elordi, fino a diventare uno degli accessori più imitati dell’ultimo decennio.

Il paio venduto a Parigi apparteneva proprio ai primi anni della maison ed era stato esposto anche al Palais Galliera, dove i visitatori erano stati invitati a lasciare messaggi direttamente sulle scarpe. Un pezzo unico che ha superato il precedente record di Margiela all’asta, fermo a 101.400 euro.

Nonostante il successo globale, le Tabi continuano a dividere il pubblico. Ed è probabilmente questa capacità di suscitare reazioni opposte a renderle ancora oggi un’icona: non hanno mai cercato di piacere a tutti, ed è proprio da questa scelta che nasce il loro valore.

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