Svolta Nato, dentro Finlandia e Svezia: cosa ha convinto la Turchia

Giorgia Bonamoneta

28 Giugno 2022 - 22:20

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Svezia e Finlandia verso la Nato. La Turchia ha fatto cadere il veto per l’ingresso dei due Paesi nel Patto Atlantico. Cosa ha convinto la Turchia?

Svolta Nato, dentro Finlandia e Svezia: cosa ha convinto la Turchia

Finlandia e Svezia possono entrare nella Nato. È caduto in giornata, durante il vertice Nato tenutosi a Madrid, il veto della Turchia che impediva l’accesso dei due paesi nel Patto Atlantico. A un mese dalla presentazione formale della domanda di adesione alla Nato, la Turchia fa un passo indietro e ha accettato di discutere con i rappresentanti dei due paesi i dettagli del loro ingresso. Avverrà già domani la consulta tra i tre paesi (Turchia, Svezia e Finlandia) dopo che oggi è stato firmato un documento - di cui non si conosce al momento il testo - tra strette di mano e sorrisi soddisfatti.

Il memorandum firmato dalla Turchia, dalla Svezia e dalla Finlandia potrebbe accogliere le richieste che nello scorso mese sono state addotte come motivo di ostacolo all’ingresso di Svezia e Finlandia. Si può quindi immaginare che nel testo si faccia riferimento alla lotta al PKK e all’embargo delle forniture militari. Alcune fonti diplomatiche turche confermano questi punti, ma al momento senza il testo pubblico è impossibile darne conferma.

La conferenza Nato è stata discussa come una delle più importanti e risolutive per il conflitto in corso. Secondo le parole del generale Jens Stoltenberg, il vertice del 28 giugno avrebbe dovuto costituire l’alleanza Nato del futuro. In questo quadro di rinnovamento il punto principale pare essere l’aumento dell’investimento militare da parte dei paesi membri. Tra le azioni pratiche invece è stato messo a punto un piano di rafforzamento del fianco est con l’arrivo di un numero elevato di unità per l’intervento rapido in caso di necessità.

Molto critica la Cina che descrive l’operazione della Nato come un cambiamento di contenitore, ma non di contenuto. La Nato rappresenta oggi, continua il ministro cinese, un esempio di potere egemonico nato per la Guerra Fredda e che ancora rappresenta un modello da Guerra Fredda. E mentre viene messo in discussione il modello, la Nato si fortifica e si rafforza sempre più, facendo fremere il precario stato di equilibrio tra le forze del mondo.

Svezia e Finlandia possono entrare nella Nato: cade il veto della Turchia

Il vertice Nato tenutosi oggi, 28 giugno 2022, è stato considerato fin dalla sua organizzazione come un evento importante per la gestione della crisi Ucraina e dell’equilibrio di potere con la Russia. Le decisioni prese a Madrid sono rilevanti: da una parte mostrano i muscoli della Nato, come con la disposizione di 300.000 unità militari pronti a un rapido intervento in caso di necessità; dall’altro si è aperta la conferenza con la caduta di un veto importante, ovvero quello della Turchia nei confronti dell’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato.

L’ingresso di Svezia e Finlandia è un evento spartiacque che potrebbe segnare la storia del conflitto sotto diversi punti di vista. Un primo livello è quello dello spostamento di equilibrio verso il Baltico, facendo perdere all’Italia e ai paesi del Mediterraneo l’importanza strategica che fino a oggi avevano rappresentato. Si sposta il fronte, si spostano le influenze. L’ingresso di Svezia e Finlandia rappresenta poi l’ennesima provocazione, dirette Putin, nei confronti della Russia e il rischio concreto è quindi l’escalation di aggressività.

Perché la Turchia ha cambiato opinione?

Spetterà alla divulgazione del memorandum quello di raccontare i motivi della Turchia per l’apertura all’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. Al momento ci sono diverse congetture, come quelle riportate dall’agenzia Agi, su i punti discussi: lotta al PKK e fine dell’embargo alla fornitura militare alla Turchia.

Per quanto non ancora confermati sembrano proprio questi punti fondamentali che impedivano alla Turchia di lasciare spazio a Svezia e Finlandia. La pressione degli altri paesi poco hanno fatto rispetto all’inamovibilità della Turchia, è stata proprio la stretta di mano sul memorandum la svolta. Difficile non credere che il ministro degli affari esteri della Finlandia non abbia dato l’ok proprio alla lotta sul PKK, visto che aveva dichiarato di condannare il Partito dei lavoratori del Kurdistan e di definirlo gruppo terroristico a pari tutti gli altri paesi della Nato.

Tale dichiarazione appare comunque forzata. Non stupisce infatti leggere dichiarazioni che vanno anche contro quelle che sono in realtà una serie di sentenze da parte dell’Europa sul dichiarare il PKK non più un gruppo terroristico, e anzi di considerarlo una legittima forza politica di resistenza (2008), come pure quando il Tribunale l’Unione Europea ha deliberato a sfavore della scelta dell’ingresso del PKK nella lista dei gruppi terroristici (2018) o di aver sentenziato di irregolarità di tali iscrizione sempre nel 2018.

Come è stato sospettato a lungo da alcuni attivisti, il PKK e le altre organizzazioni a esso collegato potrebbe essere stati usati come merce di scambio per permettere l’ingresso di Svezia e Finlandia e assecondare così il volere della Turchia.

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