Superbonus, il decreto stop cessione e sconto avvantaggia pochi: ecco chi sono gli esclusi dai Bonus

Chiara De Angelis

24 Febbraio 2023 - 13:37

Stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura già in vigore. Ecco chi favorisce il decreto del 16 febbraio e chi rischia di rimanere fuori dai Bonus.

Superbonus, il decreto stop cessione e sconto avvantaggia pochi: ecco chi sono gli esclusi dai Bonus

Con l’entrata in vigore del decreto legge n.11 del 16 febbraio 2023, il governo ha ufficialmente confermato lo stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura disattivando la norma quadro che disciplina le cessioni (art. 121 del decreto rilancio) per il Superbonus e altri Bonus casa, Sismabonus e Ecobonus compresi.

Il provvedimento vieta ai contribuenti di avvalersi dello sconto in fattura e della cessione del credito per i lavori intrapresi dal 17 febbraio 2023.

Da questo momento in poi, infatti, la spesa sostenuta per gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione edilizia può essere portata in detrazione solo nel 730. Per questo motivo è di primaria importanza conoscere in anticipo la capienza fiscale dei contribuenti.

Una decisione questa che ha i suoi pro e i suoi contro.

Se da una parte non tutti i Bonus sono interessati dallo stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura previsto dal decreto legge, dall’altro il provvedimento finisce per avvantaggiare solo una cerchia ristretta di cittadini, lasciando molti altri fuori dai bonus edilizi per impossibilità economica.

Entriamo subito nel merito della questione esaminando chi sono i pochi favoriti dal blocco alla cessione del credito e allo sconto in fattura e chi invece rischia di rimane escluso dai Bonus pur con pratiche e lavori già avviati.

Superbonus, stop cessione e sconto avvantaggia pochi: chi sono gli esclusi dai Bonus

Il decreto legge ha definitivamente chiuso la questione sulla cessione del credito, anche se il provvedimento avvantaggia solo pochi fortunati, i ricchi per la precisione.

Nello specifico, l’accesso ai Bonus edilizi ora diventa una prerogativa solo di quelle persone che hanno una capienza di imposte dichiarate necessaria per ottenere le agevolazioni “piene”.

La questione riguarda soprattutto quelle spalmate su un orizzonte temporale di breve durata, dove la detrazione è ripartita in quattro quote annuali di pari importo, come per il Superbonus 90%, o cinque come previsto dalla disciplina del Sismabonus.

Di conseguenza ad essere esclusi dai bonus edilizi sono i titolari di reddito basso che pagano meno imposte.

Questo perché, venuta meno la possibilità di usufruire della cessione del credito e dello sconto in fattura, è quasi impossibile per loro sostenere di tasca propria la spesa richiesta per mettere a punto grandi lavori di ristrutturazione, efficientamento energetico o interventi di messa in sicurezza degli immobili.

Vediamo nel dettaglio di chi si tratta.

Piccoli lavori di edilizia libera: quando non si è esclusi dalla cessione e dallo sconto

A fare i conti con lo stop alla cessione sancito dal decreto del 16 febbraio scorso sono prima di tutto coloro che progettavano di iniziare piccoli lavori di edilizia libera tanto avvalendosi del Superbonus, quanto di altri Bonus edilizi.

Il decreto ha stabilito infatti la possibilità di poter sfruttare la cessione del credito solo per quei lavori avviati prima dell’entrata in vigore del provvedimento.

Alcuni lavori, però, richiedono un percorso di realizzazione piuttosto lungo, come previsto ad esempio per gli interventi aventi ad oggetto l’installazione di infissi per i quali si richiede prima la firma del preventivo, poi il saldo di un acconto, l’installazione e solo al termine lo sconto in fattura previsto dal Bonus.

Chi si trova ad aver superato le prime tappe, ma a non aver messo a punto i lavori è dunque escluso dallo sconto in fattura e in questo caso o paga tutta la spesa per l’intervento, oppure rinegozia lo stesso.

Per chi invece ha iniziato i lavori prima del 16 febbraio resta il problema da dimostrare il loro avvio. Su come si dovrà procedere il decreto, però, non dà direttive.

Superbonus, edifici unifamiliari e grandi condomini: cosa stabilisce il decreto

Un discorso a parte va fatto per gli edifici unifamiliari (villette). Dopo lo stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura stabilito dal decreto, dal 17 febbraio questi edifici sono esclusi dal Superbonus. Per quale motivo?

Facciamo qualche passo indietro nel tempo. Al decreto Aiuti quater va il merito di aver prorogato la fruizione al 2023 del Superbonus per gli edifici unifamiliari, seppur nel rispetto di alcune nuove regole: l’accesso alla detrazione è permesso per i lavori iniziati da gennaio, da parte dei proprietari o dei titolari di un diritto reale sull’abitazione e con un reddito non eccedente i 15.000 euro e calcolato con il quoziente familiare.

Proprio quest’ultimo requisito aveva già ristretto la platea dei beneficiari della proroga. Ora la situazione si aggrava ulteriormente con lo stop alla cessione del credito e allo sconto.

Venuta meno la possibilità di accedere alle due opzioni per i lavori, i titolari di redditi bassi difficilmente potranno supportare da soli la spesa per le ristrutturazioni.

I problemi non mancano anche per i lavori da eseguire su grandi condomini, come quelli rientranti nel Superbonus e nel Supersismabonus, per i quali sono richieste importanti valutazioni e lunghi tempi di attuazione.

In base a quanto stabilito dal nuovo decreto, chi non ha presentato la Cilas prima dell’entrata in vigore del provvedimento ora è escluso in automatico dalla cessione del credito e dallo sconto in fattura.

Ristrutturazioni e costruzione di nuovi edifici tramite Ecobonus e Sismabonus

La situazione si complica anche per quelle aziende che hanno avviato la costruzione di un nuovo edificio dietro l’abbattimento di un altro o nel caso di ristrutturazione.

Per tali lavori agevolabili tramite Ecobonus, Sismabonus e altri bonus al 50% al 75% e al 85% è previsto lo sconto in fattura. Stando a quanto stabilito dal decreto, tutto rimane invariato solo se i preliminari e i rogiti sono stati registrati prima del 16 febbraio 2023.

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