Mai dal 1988 si era registrato un inizio d’anno così negativo per l’S&P 500 rispetto all’indice MSCI ACWI ex-US.
Questo significa che il resto del mondo non mostrava guadagni così ampi rispetto agli Stati Uniti da oltre 37 anni. Per investitori, questa è un’esperienza completamente nuova.
A guidare questa tendenza è stata la ripresa del mercato cinese e di quello europeo. Ma la Cina ha spesso mostrato una scarsa correlazione con gli Stati Uniti, data la sua vicinanza ai trend emergenti. Oggi la vera novità è rappresentata dall’Europa.
Per osservare una divergenza simile tra il Vecchio Continente e gli Stati Uniti, come anticipato, bisogna tornare indietro di oltre 30 anni. Analizzando il rapporto tra l’EU50 e l’S&P 500, emerge infatti un trend storico decrescente che va ben oltre la crisi dei mutui subprime del 2008. Graficamente, il 2025 è letteralmente «una luce nell’oscurità» per il mercato azionario europeo.
Siamo di fronte a un evento raro. Così raro che alcuni parlando di un cambio epocale nei mercati globali.
Sarà davvero così, oppure è solo un’eccezione alla regola?
L’Europa rinasce dalle ceneri
Per molti investitori, l’Europa era ormai considerata una regione priva di valore, ancorata a tradizioni superate e con scarse prospettive di crescita. Tuttavia, il 2025 sta sfatando questo mito. Il Vecchio Continente sta recuperando terreno, guadagnando quote di mercato nel panorama azionario globale, come non aveva mai fatto da oltre 30 anni.
Mentre l’EU50 ha registrato una crescita del 15% da inizio anno, l’S&P 500 continua a soffrire ribassi, specialmente a causa della debolezza del settore tecnologico, che negli ultimi anni aveva trainato il mercato statunitense. L’Europa, non essendo così esposta al tech, ha beneficiato di un afflusso massiccio di capitali.
Il fenomeno è stato talmente marcato da superare i livelli del 1988, registrando il più grande rialzo relativo dell’Europa rispetto agli Stati Uniti di inizio anno. Una discrepanza accentuata dagli stessi fondi di investimento quantitativi, sembrano sempre più vendere azioni USA per acquistare azioni del vecchio continente: mentre i CTA (Commodity Trading Advisors) stanno aumentando le posizioni short sulle azioni USA, in Europa si assiste a un record di acquisti.
La conseguenza diretta si è vista anche sul cambio EUR/USD: da un declino costante causato dall’apprezzamento del dollaro, l’euro ha improvvisamente invertito rotta, tornando alla media a 200 periodi in meno di una settimana.
L’indice dell’euro (EXY) conferma la presenza di forti afflussi di capitali nei mercati europei, segnale di una rinnovata fiducia degli investitori internazionali nel Vecchio Continente.
Il motore della crescita: la guerra dei dazi e la fine dell’austerità
Uno dei fattori più inaspettati di questa rivoluzione finanziaria è stato l’impatto della guerra commerciale globale. Contrariamente alle aspettative negative, il conflitto commerciale ha avuto un effetto positivo per l’Europa. Il colpo di scena più grande arriva dalla Germania, che ha deciso di abbandonare una delle politiche più iconiche del paese: l’austerità fiscale.
In risposta all’escalation delle tensioni commerciali e ai rischi geopolitici, Berlino ha varato uno dei più grandi aumenti della spesa pubblica nella storia europea. Un piano di riarmo e di investimenti infrastrutturali che potrebbe non piacere agli analisti geopolitici, ma che ha conquistato i mercati finanziari.
La quantità di moneta M2 ha raggiunto nuovi record a livello globale, ma per la prima volta dopo tanto tempo, questo fenomeno non è dovuto agli Stati Uniti o alla Cina, bensì all’Europa. Un segnale che il vento potrebbe essere cambiato.
Fino a dove può arrivare questa tendenza?
Se si analizzano le valutazioni di mercato, l’EU50 presenta multipli molto più contenuti rispetto agli Stati Uniti.
- L’Europa ha un P/E forward di 14x, con un EPS atteso in crescita del 7%.
- Gli Stati Uniti, invece, con l’S&P 500, registrano un P/E forward di 21x e un EPS atteso al 16%.
Questo implica che, al momento, gli Stati Uniti siano ancora più attraenti in termini prospettici. Tuttavia, con il processo di mean reversion che sta colpendo il mercato USA, molti capitali sono stati redistribuiti verso l’Europa. Se questa nuova politica europea riuscirà a sostenere gli EPS, gli aumenti potrebbero essere solo all’inizio. Se, alla stessa maniera, negli USA dovesse effettivamente verificarsi una recessione (ipotesi che diversi analisti stanno iniziando a prendere in considerazione), l’EPS atteso delle azioni europee si avvicinerebbe a quello USA, rendendo l’Europa ancora più attrattiva. Infatti, in tal caso, il P/E dell’Europa diverrebbe estremamente conveniente, stimolando ulteriori afflussi nei mercati europei.
Un evento più unico che raro
Il 2025 sta segnando un punto di svolta storico per i mercati finanziari. Per la prima volta in oltre 37 anni, il resto del mondo sta registrando guadagni più ampi rispetto agli Stati Uniti, con l’Europa protagonista assoluta di questa tendenza.
L’abbandono dell’austerità da parte della Germania, i flussi di capitali in aumento e una crescita più equilibrata tra settori stanno portando il Vecchio Continente sotto i riflettori degli investitori globali. Se questa traiettoria dovesse confermarsi, potremmo essere di fronte a un vero e proprio cambio epocale nei mercati finanziari.