Tra i desideri più comuni dei genitori italiani c’è quello di poter garantire ai figli un futuro solido, che passa anche – e soprattutto – dalla possibilità di frequentare l’università. Tuttavia, tra buone intenzioni e realizzazione concreta c’è spesso un vuoto difficile da colmare.
Molti cominciano a mettere da parte qualche euro ogni mese, ma quando arriva il momento di decidere come impiegarli, i dubbi prevalgono: meglio un investimento azionario, uno obbligazionario o un approccio bilanciato? E con quali strumenti? ETF, fondi comuni, polizze, BTP, oro?
La verità è che, pur essendo uno degli obiettivi più sentiti insieme alla pensione, il risparmio per l’università è spesso gestito in modo inefficace o rimandato a causa dei tanti imprevisti della vita o della convinzione che servano grandi cifre.
In realtà, è l’approccio metodico e costante a fare la differenza. Cominciare a risparmiare fin dalla nascita del bambino, anche con cifre modeste, può portare a risultati sorprendenti grazie all’effetto del tempo e della capitalizzazione.
Due genitori alle prime armi possano affrontare serenamente questo obiettivo, impostando un piano di risparmio semplice tramite ETF. Basta una quota sostenibile per la maggior parte delle famiglie per costruire nel tempo un capitale sufficiente.
Il fattore decisivo? Il tempo, che consente di diversificare il portafoglio e lascia spazio alla crescita degli investimenti.
Investire 100 euro al mese in un ETF azionario globale fin dalla nascita del figlio e mantenere questa abitudine per 18 anni può fare la differenza. È un gesto piccolo ma potente, alla portata della maggior parte delle famiglie.
Naturalmente, ogni famiglia ha esigenze diverse. Chi vive in una città universitaria, ad esempio, potrà risparmiare su vitto e alloggio, mentre altri dovranno sostenere costi aggiuntivi. Inoltre, alcuni figli potrebbero scegliere percorsi formativi alternativi o cambiare idea lungo il cammino.
In ogni caso, avere un capitale già pronto consente di affrontare il futuro con maggiore libertà. Se l’università non sarà la scelta finale, quei fondi potranno essere impiegati per altri progetti: formazione extra-universitaria, l’avvio di una carriera autonoma o corsi di specializzazione.
L’obiettivo non è semplicemente accantonare l’intero importo stimato per l’università, ma fare in modo che l’investimento stesso contribuisca a coprire parte delle spese. In questo modo, il risparmio mensile necessario può ridursi sensibilmente.
Ad esempio, per un obiettivo di 45.000 euro (stimato per un corso di laurea quinquennale in sede), non è necessario mettere da parte tutta la cifra. Con un rendimento annuo netto composto del 7%, basterebbe investire 100 euro al mese per 18 anni. In alternativa, con un rendimento più prudente del 5%, sarebbero necessari circa 130 euro mensili.
In altre parole, l’investimento diventa un alleato: mentre risparmiamo, il capitale lavora per noi.
Abituarsi a investire per un obiettivo concreto – come l’università dei figli – ha effetti positivi anche sul lungo periodo. Una volta acquisita la disciplina necessaria per portare avanti un piano d’investimento, sarà più semplice applicare lo stesso approccio ad altri progetti, come la pensione, la casa o il supporto a nuove generazioni.
Il traguardo finale può sembrare lontano e costoso, ma se iniziamo per tempo, con una strategia ben definita e l’aiuto del mercato, diventa decisamente più accessibile.