Stop all’acqua in casa con il decreto siccità: al via i razionamenti, cosa significa e dove

Alessandro Nuzzo

21/06/2022

27/06/2022 - 11:42

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Il Governo Draghi al lavoro per il decreto contro la siccità che in alcune zone d’Italia sta toccando in questi giorni picchi critici. Vediamo le mosse messe sul tavolo.

Stop all'acqua in casa con il decreto siccità: al via i razionamenti, cosa significa e dove

In alcune zone d’Italia sono diversi mesi che non piove e complice il gran caldo di questi giorni la situazione inizia a diventare molto preoccupante. I fiumi e i laghi sono molto al di sotto della media, le aziende e gli agricoltori iniziano ad avere difficoltà nell’approvvigionamento di acqua potabile.

E le previsioni meteo dei prossimi giorni non lasciano presagire nulla di buono. Secondo gli esperti l’ondata di gran caldo proseguirà e di piogge nemmeno l’ombra. Mentre le Regioni sembrano intenzionate a chiedere lo stato di emergenza e di calamità naturale, il Governo sta pensando a un decreto siccità da approvare entro la fine del mese per uniformare su tutto il territorio nazionale la gestione di questa emergenza idrica.

All’ordine del giorno la riduzione degli sprechi e il razionamento dell’acqua che potrebbe avvenire in certe fasce orarie notturne. Vediamo le idee messe in campo dal Governo per gestire l’emergenza.

Decreto siccità, stop agli sprechi e all’erogazione nelle ore notturne

Prevista a breve una conferenza Stato-Regioni a cui dovrebbe partecipare anche il capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio. Da discutere le migliori soluzioni per gestire l’emergenza, il problema principale: industrie e agricoltura.

Per le famiglie, invece, in alcune zone sono già state adottate delle misure per contrastare l’emergenza idrica come il divieto di irrigare giardini o riempire le piscine. Sul tavolo anche l’idea di ridurre l’erogazione nelle ore notturne. A Frosinone e Latina è già in vigore l’ordinanza con la sospensione di acqua per i terreni agricoli tutti i giorni dalle 12 alle 18.

Le zone «attenzionate» sono quelle del Piemonte, Emilia Romagna, della Bergamasca, ma anche il Lazio è in stato di allerta. Il fiume Po è al di sotto di 3 metri rispetto al livello dello scorso anno. In queste zone si concentra il 30% della produzione agricola nazionale che rischia di subire un pesante danno. «Raccoglieremo, sia per quanto riguarda il mais sia per i foraggi, dal 30 al 50% in meno» - ha previsto Riccardo Crotti, presidente di Confagricoltura lombarda.

I governatori delle Regioni sono pronti a chiedere lo stato di emergenza e vorrebbero che i fondi del Pnrr venissero utilizzati per la costruzione di nuovi invasi. Operazioni che dovrebbero ridurre il problema nel lungo periodo ma di certo non nell’immediato.

L’esecutivo approverà le richieste delle Regioni concedendo lo stato di emergenza che non servirà ad adottare provvedimenti strutturali ma farà arrivare in modo più rapido i ristori alle aziende che rischiano gravi danni economici per la perdita del raccolto e che potranno ricevere autobotti in modo più rapido per tamponare la mancanza di acqua.

Si sta pensando anche a un prelievo sempre più massiccio dai laghi, ma per farlo serve un’intesa con i gestori magari prevedendo anche per loro ristori. Sono diverse le proposte sul tavolo che verranno discusse alla ricerca della soluzione migliore.

Il meteorologo: «L’emergenza durerà ancora a lungo»

L’ondata di caldo anomalo non accennerà a placarsi nei prossimi giorni. Alcune città d’Italia sono da giorni da bollino rosso con temperature che hanno raggiunto picchi di 35 gradi, 4-5 oltre la media stagionale. E le previsioni dicono che queste temperature dureranno almeno fino a fine mese con assenza di piogge, che si vedranno soltanto sulle zone alpine.

Gli esperti stanno sottolineando come l’allarme siccità proviene da lontano. È almeno dallo scorso gennaio che ci sono segnalazioni in merito a temperature che sono oltre la media stagionale. Tutto questo non si risolve con un semplice temporale estivo, ma bisogna agire sul cambiamento climatico.

Non va molto meglio in Europa, anzi. Francia e Spagna stanno facendo i conti con un’ondata di caldo ancora peggiore. Vicino ai Pirenei nei giorni scorsi si sono raggiunti i 42 gradi.

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