La struttura dei mercati finanziari, e più in generale anche dell’economia reale, oggi è profondamente diversa da quella osservata fino al periodo pandemico e nell’ultimo decennio. Dalla Grande Crisi Finanziaria, il mantra delle maggiori banche centrali globali è stato quello di immettere ingenti quantità di liquidità a tasso zero o negativo sui mercati agendo profondamente sulla valutazione degli asset finanziari.
La pandemia ha rappresentato uno spartiacque in questo senso: i banchieri centrali hanno implementato misure straordinarie a sostegno dei mercati, i governi hanno allargato le maglie della politica fiscale per supportare le economie mentre l’azione di lotta alla pandemia non omogenea nelle varie parti del mondo sono state un cocktail fondamentale per il ritorno dell’inflazione. L’aumento dei prezzi al consumo ha comportato un’azione perentoria degli istituti centrali nel modificare la politica monetaria. Niente più liquidità “gratis”, il rialzo dei tassi di interesse è stato tra i più rapidi nella storia della finanza con livelli record registrati in Europa e ai massimi di 22 anni negli Stati Uniti. Lo scorso anno gli investitori hanno dovuto fare i conti con il nuovo regime monetario, si è assistito a un rapido repricing degli asset finanziari e in particolare dell’azionario, il tech è stato quello che ha sofferto maggiormente per via della sensibilità del settore ai tassi di interesse.
Come comportarsi, quindi, nella scelta di azioni per comporre un portafoglio azionario in un contesto simile? O meglio, quali sono gli errori da non fare nella scelta dei titoli? Prima ancora di entrare nel dettaglio su come effettuare una corretta selezione dei titoli, è importante stabilire degli obiettivi di rendimento e di rischio e di fissare un orizzonte temporale adeguato per perseguirli. Effettuato questo processo, si può procedere ad una prima fase per la selezione delle azioni da detenere in portafoglio.
Questa prima fase, di tipo “top-down” cioè che si basa sull’individuazione dei settori economici migliori in base al contesto macroeconomico, mira a ricercare i segmenti di mercato che tendono a performare meglio, nel caso attuale, in un ambiente di inflazione elevata. Oggi l’inflazione non è generata tanto da una crescita economica sostenuta ma piuttosto da un mix di fattori che hanno contribuito alla creazione di questa, non si è in una fase in cui si registrano crescite del PIL del 5% annuale.
Ci sono dei settori però che beneficiano ad esempio di un ambiente di tassi di interesse più alti, come quello bancario, o che per la natura del business e forza del brand difficilmente subiscono una compressione dei margini di profitto per un aumento dei costi di produzione (ad esempio, società di beni alimentari o farmaceutiche).
In linea generale in questa fase l’errore da non commettere è pensare che ci sono società che crescono per sempre perché il business in cui operano può generare elevati ricavi futuri (come per esempio il recente hype dell’Intelligenza Artificiale): proprio queste società che proiettano nel futuro i cash flow generati dal business sono quelle che soffrono maggiormente l’innalzamento del costo del denaro.
Individuati i settori in cui si intende investire, si può procedere a scandagliarli per cercare i titoli migliori per potenzialità da acquistare. Un errore da non fare è basarsi sul livello di prezzo su cui si trova l’azione di una società valida ad entrare nel portafoglio investimenti. Piuttosto, una discesa del prezzo può essere determinata da fattori temporanei e rappresentare un’opportunità di ingresso sul titolo azionario, per citare il leggendario Warren Buffett: “Il prezzo è quello che paghi. Il valore è quello che ottieni”.
Dove risiede il valore di cui parla l’Oracolo di Omaha? Il valore risiede nella capacità della società di generare un’adeguata remunerazione per gli azionisti riuscendo ad essere redditizia operativamente nel corso del tempo adeguandosi al continuo cambiamento dell’economia. La storia di una società è importante per valutare l’abilità del management nel perseguire questi obiettivi, è un indicatore importante per vedere la resilienza del modello di business dell’azienda.
Quindi, in questa fase è importante non farsi influenzare dalle notizie o dall’andamento del prezzo di un titolo azionario ma cercare di capire il perché è valutato in quel modo dagli investitori del mercato. La fase successiva, una volta individuata l’azienda su cui approfondire l’analisi, è quella di valutare dei parametri fondamentali.
Il primo è osservare il livello di indebitamento dell’azienda target, bisogna evitare quelle società che fanno un grande uso del debito per l’operatività del business perché in un contesto di tassi di interesse più alti l’indebitamento risulta più costoso comprimendo i margini di guadagno dell’azienda mettendo a repentaglio la sostenibilità del business. Un secondo parametro è quello di analizzare la redditività attraverso indicatori come il ROE (Return on Equity), ROI (Return on Investment) o il ROA (Return on Assets) che permettono di quantificare la capacità di un’impresa nel generare profitto e valorizzare le risorse. Infine, il terzo parametro è quello di analizzare i multipli comparabili che sono utili appunto per valutare la capacità della società di produrre ricchezza osservando le differenze con aziende simili del settore di riferimento.
L’errore da non fare in questo caso è quello di prendere per assoluti questi indicatori, vi sono delle insidie che vanno approfondite in ognuno di essi. Ad esempio un ROE elevato non per forza è rappresentativo della capacità dell’azienda di generare profitti, può essere che il valore sia distorto da un eccessivo indebitamento o che la società venga da anni di perdite che hanno ridotto il patrimonio netto.
Ultima fase è quella di vedere negli ultimi periodi se ci sono state notizie significative che possano aver impattato sulla prospettiva di generare redditività per i prossimi trimestri: l’andamento di un titolo azionario dipende infatti per lo più dalle aspettative del mercato sulle prossime trimestrali. Un cambio del management, un nuovo competitor o risultati insoddisfacenti di prodotti nuovi possono essere tra le cause che appesantiscono l’andamento di un titolo azionario. E’ bene quindi andare a verificare se il mercato e gli analisti possano aver valutato in modo erroneo il potenziale di un evento societario recente.
Il metodo descritto può essere applicato anche per un approccio “bottom-up” (cioè si valutano i fondamentali di un’azienda indipendentemente dal settore di riferimento e dal contesto macroeconomico) ma in un periodo come quello attuale l’approccio “top-down” aiuta a filtrare l’universo investibile. Resta fermo il fatto che non c’è un metodo di valutazione delle azioni migliore di un altro, l’importante è avere una tesi di investimento che sia razionale, per citare nuovamente in conclusione Warren Buffett: “l’investimento deve essere razionale. Se non lo capite, non lo fate.”