Stipendio, l’azienda deve indicarlo subito: cosa cambia con il nuovo obbligo europeo

Giorgia Bonamoneta

8 Aprile 2023 - 18:27

Il Parlamento Ue ha approvato la direttiva sulla trasparenza degli annunci di lavoro. Secondo le nuove norme di contrasto alla disparità salariale (gender pay gap) lo stipendio va sempre indicato.

Stipendio, l’azienda deve indicarlo subito: cosa cambia con il nuovo obbligo europeo

Il Parlamento europeo ha approvato la direttiva che rende obbligatorio inserire lo stipendio negli annunci di lavoro o durante il primo colloquio. La pratica, nelle misure previste dall’Ue, ha una doppia funzione: una maggiore trasparenza sulla retribuzione da parte delle aziende e il contrasto al divario salariale di genere.

Le nuove regole, approvate in via definitiva dal Parlamento europeo con 427 voti favorevoli, 79 contrari e 76 astensioni, mirano a contrastare il divario retributivo (gender pay gap) tra i generi e impongono alle aziende di utilizzare criteri neutri rispetto al genere (e non solo) durante la fase di selezione e assunzione.

Oltre all’obbligo di rendere trasparente fin dall’annuncio lo stipendio, l’azienda rischia di dover pagare un risarcimento in caso di violazione delle norme se una lavoratrice o un lavoratore proveranno di aver subito un danno.

No al gender pay gap, sì allo stipendio trasparente: cosa cambia

In Europa donne e uomini, a parità di mansione, non sempre hanno lo stesso stipendio. In inglese è stato definito gender pay gap, ma la parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore è presente già nel Trattato di Roma del 1957.

Nell’Unione europea il divario retributivo varia ampiamente tra Paese e Paese. La forbice più ampia (dati del 2020) si trova in Lettonia con il 22,3% o in Germania con il 18,3%, meno in Italia con il 4,2% o in Lussemburgo con lo 0,7%. La media del divario dello stipendio in Ue è pari al 13%.

I motivi di questo sono tanti, diversi, complessi e interconnessi tra loro, da una maggiore presenza di lavori part time per le donne, fino a uno svantaggio di tipo dirigenziale nelle posizioni di potere ben descritto dal fenomeno del “soffitto di cristallo”.

Per combattere la differenza il stipendio l’Ue si è impegnata a raggiungere l’obiettivo della parità di retribuzione a parità di lavoro e questo primo step passa anche attraverso l’approvazione delle nuove regole. Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo il 30 marzo ha annunciato su Twitter:

Sono finiti i giorni in cui le persone venivano pagate meno solo per quello che erano. Oggi abbiamo fatto un salto di qualità verso l’uguaglianza - soprattutto per le donne - vincolando il principio della parità di retribuzione a parità di lavoro. Un passo inclusivo a vantaggio di tutti: dipendenti, datori di lavoro e le nostre società.

Inoltre per la prima volta sono stati inclusi nell’ambito di applicazione delle nuove norme la discriminazione intersezionale e i diritti delle persone non binarie.

Norme per la parità retributiva: stipendio trasparente e benefici condivisi

Le norme di trasparenza puntano al divieto del segreto salariale. I lavoratori e le lavoratrici hanno infatti il diritto di ricevere le informazioni sul loro stipendio, sui futuri aumenti o la suddivisione di genere che l’azienda attua. Inoltre nei futuri contratti di lavoro sarà negata la presenza della clausola che impedisce di divulgare la retribuzione, di chiedere informazioni sulla cifra del proprio stipendio e quello degli altri.

Samira Rafaela, della Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere, ha dichiarato che queste norme sono il primo passo per affrontare il divario retributivo di genere e che le persone non binarie hanno lo stesso diritto all’informazione di. uomini e donne. “Sono orgogliosa che con questa direttiva abbiamo definito per la prima volta la discriminazione intersezionale nella legislazione europea e l’abbiamo inserita tra le circostanze aggravanti nella determinazione delle sanzioni”, ha commentato.

La direttiva è stata ampiamente sostenuta dal Parlamento Ue, dalla sinistra alla destra più moderata; diverso approccio invece per la destra e destra estrema, tra cui Forza Italia e Fratelli d’Italia che hanno votato contro o si sono astenuti. Eppure ormai è chiaro: abbattere il gender pay gap è positivo per tuti.

Sono diversi i benefici che comporterebbe l’uguaglianza di stipendio: maggiore parità di genere, riduzione della povertà relativa, stimolo all’economia, aumento della base imponibile e minor peso sui sistemi previdenziali. Infatti, secondo numerose stime tra cui anche quelle della Banca d’Italia, ogni riduzione dell’1% nel divario retributivo di genere comporta un aumento del PIl dello 0,1%.

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