Bilancio di esercizio, schema stato patrimoniale e riclassificazione fonti e impieghi

Redazione Imprese

22 Luglio 2026 - 12:27

Schema dello stato patrimoniale ex art. 2424 c.c., forme del bilancio con soglie aggiornate e riclassificazione finanziaria con i margini. Guida completa.

Bilancio di esercizio, schema stato patrimoniale e riclassificazione fonti e impieghi

Lo stato patrimoniale fotografa il patrimonio dell’impresa alla chiusura dell’esercizio - da un lato ciò che possiede, dall’altro le fonti con cui lo ha finanziato. Ma lo schema previsto dal codice civile, da solo, dice poco sulla solidità dell’azienda, per questo occorre riclassificarlo in chiave finanziaria e leggerne i margini.

In questa guida ci concentriamo proprio sullo schema dell’art. 2424, le forme del bilancio e la riclassificazione, dando per acquisiti significato e funzione del documento.

In breve

  • Lo schema dello stato patrimoniale è fissato dall’art. 2424 del codice civile e integrato dal principio contabile OIC 12.
  • Il bilancio ordinario si compone di quattro documenti: stato patrimoniale, conto economico, rendiconto finanziario e nota integrativa.
  • Le imprese minori redigono il bilancio in forma abbreviata o come micro-impresa, in base a soglie aggiornate dal D.Lgs. 125/2024.
  • La riclassificazione riorganizza le voci per liquidità ed esigibilità, distinguendo impieghi e fonti.
  • Dai valori riclassificati si ricavano tre margini: capitale circolante netto, margine di tesoreria e margine di struttura.

Lo schema dello stato patrimoniale secondo l’art. 2424 del codice civile

Lo stato patrimoniale è strutturato a sezioni contrapposte: da un lato l’attivo (gli impieghi, cioè come l’impresa ha investito le risorse), dall’altro il passivo e il patrimonio netto (le fonti, cioè da dove quelle risorse provengono). Le due sezioni, per definizione, si equivalgono.

Lo schema obbligatorio è fissato dall’art. 2424 del codice civile, che organizza le voci in macroclassi contrassegnate da lettere maiuscole. Queste le principali:

ATTIVOPASSIVO
A) Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti A) Patrimonio netto: capitale, riserve, utili (perdite) portati a nuovo, utile (perdita) dell’esercizio
B) Immobilizzazioni: immateriali, materiali, finanziarie B) Fondi per rischi e oneri
C) Attivo circolante: rimanenze, crediti, attività finanziarie non immobilizzate, disponibilità liquide C) Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato
D) Ratei e risconti attivi D) Debiti
E) Ratei e risconti passivi

La distinzione portante dell’attivo è quella tra immobilizzazioni e attivo circolante, basata sulla destinazione del bene: durevole per le prime (impianti, macchinari, brevetti, partecipazioni strategiche), a breve trasformazione in liquidità per il secondo (rimanenze, crediti, disponibilità liquide). È una classificazione per destinazione, non per liquidità: ed è proprio questo il limite che la riclassificazione supera.

Cosa è cambiato con la riforma del bilancio

Rispetto allo schema «storico», il D.Lgs. 139/2015 ha introdotto alcune modifiche oggi a regime. Le azioni proprie non figurano più nell’attivo ma in riduzione del patrimonio netto, tramite una riserva negativa; sono entrati in bilancio gli strumenti finanziari derivati valutati al fair value, con un’apposita riserva di patrimonio netto per le coperture; sono stati eliminati i conti d’ordine dal piede dello stato patrimoniale, con le relative informazioni spostate in nota integrativa.

Le forme del bilancio: ordinario, abbreviato e micro-impresa

Non tutte le imprese redigono lo stesso bilancio. Il codice civile prevede tre forme, di complessità decrescente, in funzione delle dimensioni. La forma dipende dal mancato superamento di almeno due dei tre parametri (totale dell’attivo, ricavi delle vendite e delle prestazioni, numero medio di dipendenti) nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi.

Le soglie sono state innalzate dal D.Lgs. 125/2024 (in recepimento della direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità) e si applicano già ai bilanci degli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2024, quindi ai bilanci 2024 e 2025.

ParametroMicro-impresa (art. 2435-ter)Bilancio abbreviato (art. 2435-bis)
Totale attivo dello stato patrimoniale fino a 220.000 € fino a 5.500.000 €
Ricavi delle vendite e delle prestazioni fino a 440.000 € fino a 11.000.000 €
Numero medio di dipendenti fino a 5 fino a 50

Chi supera i limiti dell’abbreviato redige il bilancio ordinario, completo di tutti e quattro i documenti, incluso il rendiconto finanziario (art. 2425-ter c.c.), obbligatorio dalla riforma del 2015. Le imprese in forma abbreviata e le micro-imprese ne sono invece esonerate: le micro-imprese, in particolare, non redigono neppure la nota integrativa, riportando le informazioni essenziali in calce allo stato patrimoniale.

La riclassificazione dello stato patrimoniale: impieghi e fonti

Lo schema civilistico serve alla trasparenza e alla comparabilità, ma non è il più adatto all’analisi. Per valutare la solidità dell’impresa si procede alla riclassificazione secondo il criterio finanziario, che riorganizza le voci in base a due parametri: il grado di liquidità dell’attivo (la velocità con cui un impiego torna liquido) e il grado di esigibilità del passivo (la rapidità con cui una fonte va rimborsata).

In questa logica l’attivo diventa un insieme di impieghi e il passivo un insieme di fonti.

IMPIEGHI (attivo)FONTI (passivo e patrimonio netto)
Attività correnti: disponibilità liquide, crediti e altre attività che rientrano entro 12 mesi, rimanenze Passività correnti: debiti in scadenza entro 12 mesi
Attività immobilizzate: immobilizzazioni immateriali, materiali e finanziarie, che rientrano oltre i 12 mesi Passività consolidate: debiti a media e lunga scadenza
Capitale proprio: patrimonio netto, fonte senza scadenza

La differenza sostanziale sta nel fatto che gli impieghi hanno sempre un orizzonte temporale definito, mentre tra le fonti figura anche il capitale proprio, privo di scadenza perché viene restituito solo allo scioglimento della società.

I margini dello stato patrimoniale riclassificato

Dai valori riclassificati si ricavano tre margini che misurano l’equilibrio finanziario dell’impresa.

  • Capitale circolante netto (CCN), o patrimonio circolante netto: differenza tra attività correnti e passività correnti. Se positivo, l’impresa può far fronte ai debiti a breve con le risorse che diventeranno liquide nello stesso arco temporale. È il principale indicatore di equilibrio finanziario di breve periodo.
  • Margine di tesoreria: differenza tra le sole liquidità immediate e differite (escluse quindi le rimanenze) e le passività correnti. Misura la capacità di pagare i debiti a breve senza smobilizzare il magazzino.
  • Margine di struttura: differenza tra patrimonio netto e attività immobilizzate. Indica in che misura gli investimenti durevoli sono coperti da capitale proprio, la fonte più stabile.

A cosa serve la riclassificazione

Lo stato patrimoniale riclassificato è la base per il calcolo degli indici di bilancio, che rendono comparabili imprese di dimensioni diverse: gli indici di liquidità (come il current ratio, rapporto tra attività e passività correnti), l’indice di indebitamento (capitale di terzi su capitale proprio) e gli indici di redditività come ROI e ROE. Margini e indici, letti insieme, restituiscono un quadro della solidità patrimoniale che il solo schema civilistico non evidenzia.

Lo stato patrimoniale delle società quotate

Le società quotate e i gruppi che adottano i principi contabili internazionali IAS/IFRS seguono uno schema diverso da quello dell’art. 2424. Il prospetto previsto dallo IAS 1 distingue in via generale tra attività e passività correnti e non correnti, con una struttura più vicina alla logica finanziaria della riclassificazione che a quella civilistica per destinazione.

DA SAPERE

Quale articolo del codice civile disciplina lo schema dello stato patrimoniale?
L’art. 2424 del codice civile, integrato per struttura e contenuto dal principio contabile nazionale OIC 12.

Che cos’è il capitale circolante netto?
È la differenza tra attività correnti e passività correnti. Un valore positivo segnala che l’impresa può coprire i debiti a breve con le risorse che diventeranno liquide nello stesso periodo.

Qual è la differenza tra margine di tesoreria e capitale circolante netto?
Il margine di tesoreria esclude le rimanenze dal calcolo, considerando solo le liquidità immediate e differite: misura quindi la capacità di pagare i debiti a breve senza vendere il magazzino.