Star Wars: +70% di vendite dei giocattoli del franchise

Marco Ciotola

08/02/2021

22/06/2021 - 17:51

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I giocattoli del franchise creato da George Lucas fanno +70% alla voce vendite. I dettagli

I giocattoli del franchise di Star Wars fanno registrare vendite in crescita record, in netta controtendenza con la media degli acquisti di giocattoli Hasbro.

È infatti in primis il contrasto con il -12% delle vendite del marchio a mettere in evidenza l’incredibile performance di tutti i cosiddetti «collateral» legati alla saga, al momento sulla piattaforma Disney Plus con The Mandalorian.

Con un + 70% nel 2020, la CNBC nota come il primo anno senza un film Star Wars dal lontano 2014 non abbia affatto influito sul merchandising della saga.

In grossa parte il merito è da attribuire all’ormai celebre Baby Yoda, personaggio che fa parte proprio di The Mandalorian e in grado di trasformarsi rapidamente in un oggetto da collezione tra i più ricercati dell’anno appena trascorso.

Star Wars: +70% di vendite dei giocattoli del franchise

La pandemia ha di fatto azzerato l’attività delle sale cinematografiche di tutto il mondo, ma Disney+ sta compensando in grossa parte la perdita con numerosi contenuti.

Una compensazione che ha aiutato non poco la saga di Star Wars e di rimando anche tutta la filiera ad essa collegata sul fronte merchandising, Hasbro in primis.

Ad ammetterlo è proprio il CEO del colosso di giocattoli americano, Brian Goldner, che ai microfoni della CNBC ha evidenziato come l’attenzione altissima degli spettatori abbia favorito molto il marchio e ammortizzato le perdite causate dalla pandemia:

“L’elemento più positivo per la nostra attività è che i contenuti in streaming vengono ora apprezzati da così tante persone da aver raggiunto un vero e proprio punto di svolta; e questo significa che hai decine di milioni di persone che guardano un contenuto e familiarizzano al contempo con i nostri prodotti”.

Intanto Hasbro continua a far registrare forti vendite di giochi come Jenga, Scrabble e Dungeons & Dragons, sempre sulla scia della pandemia e del moltiplicarsi delle ore casalinghe che inducono al ricorso a simili passatempi «da tavolo».

Ma l’azienda sta affrontando costi più elevati per problemi di approvvigionamento, che hanno incluso grossi ritardi da ricollegare sempre all’emergenza sanitaria e alle relative restrizioni.

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