StanChart punta sull’AI e taglia 7.000 dipendenti. Ecco perché

Money.it Guide

20 Maggio 2026 - 17:44

L’AI sta sostituendo il lavoro umano? La domanda delle domande degli anni ’20 è questa e la risposta cambia a seconda delle prospettive. Chiedere a StanChart (e ai suoi dipendenti)

StanChart punta sull’AI e taglia 7.000 dipendenti. Ecco perché
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Uno dei più grandi gruppi bancari e finanziari al mondo ha deciso di fare la guerra ai propri dipendenti, lasciando trapelare che ai piani alti vengano considerati “esseri umani di minor valore”, come riportato testualmente da Bloomberg. Insomma, parliamo di una considerazione non proprio benevola all’alba di uno dei più importanti tagli al personale: circa 7.000 lavoratori, infatti, verranno messi alla porta nelle tempistiche definite da una strategia tanto chiara quanto epocale,

Il motivo è presto detto: c’entra l’AI, ovviamente, un investimento che potrebbe apportare benefici economici a discapito del lato propriamente umano. Stiamo parlando niente di meno che della StanChart, l’abbreviazione nota nel mondo della finanza per Standard Chartered, una multinazionale da circa 20 miliardi di dollari di fatturato con sede a Londra ma che, di fatto, influenza in maniera tentacolare l’attività bancaria tra Asia, Africa e Medio Oriente, dove genera la maggior parte dei suoi profitti.

E se gli obiettivi finanziari del gruppo sono stati raggiunti in questa primavera con un anno di anticipo, una buona fetta del successo è dovuta anche al tanto discusso piano di riduzione dei dipendenti. O no?

7.000 lavoratori in cambio di un +18%: quando la merce di scambio è il dipendente

I numeri raccontano una transizione chirurgica più che un terremoto improvviso. StanChart ha messo nero su bianco l’intenzione di sfoltire il 15% dei ruoli nelle funzioni aziendali entro il 2030: una percentuale che, secondo i calcoli di Reuters, si traduce in oltre 7.000 posizioni sulle circa 52.000 dedicate a queste mansioni, pari a più dell’8,5% di una forza lavoro globale che conta quasi 82.000 dipendenti.

Dall’altra parte della bilancia, la promessa agli azionisti: un rendimento sul patrimonio netto tangibile (ROTE) superiore al 15% nel 2028 - oltre tre punti in più rispetto al 2025 - destinato a salire fino a circa il 18% nel 2030. Il contesto, del resto, è quello di un gruppo in piena salute: nell’ultimo esercizio la banca ha incassato ricavi per 20,9 miliardi di dollari (+6%), un utile ante imposte di 7,9 miliardi (+18%) e un ROTE del 14,7% che ha superato l’obiettivo del 13% con dodici mesi di anticipo. Le azioni londinesi, cresciute del 65% in un anno, hanno reagito con un curioso -0,5%: per gli analisti i nuovi traguardi sono fin troppo prudenti.

Conservatori, li ha definiti Ed Firth di Keefe, Bruyette & Woods, avvertendo che «in un mondo pieno di incertezze, le performance potrebbero rivelarsi più difficili da ottenere nel lungo termine». Tagli reali, obiettivi cauti e una domanda che resta sospesa a mezz’aria.

Cosa farà l’AI in StanChart?

A pagare il conto saranno soprattutto le retrovie. I ruoli più esposti, ha spiegato l’AD Bill Winters, sono quelli dei centri di back-office dislocati tra Chennai, Bengaluru, Kuala Lumpur e Varsavia: gestione del rischio, compliance regolamentare, risorse umane e operazioni di supporto, ovvero l’ingranaggio amministrativo che le grandi banche hanno storicamente affidato a eserciti di analisti.

È qui che l’intelligenza artificiale entra in scena, chiamata ad automatizzare il sistema bancario centrale e a smaltire i processi più ripetitivi. «L’IA sarà un enorme facilitatore e abilitatore in questo senso», ha sintetizzato Winters, promettendo riqualificazione e un preavviso chiaro a chi vorrà restare. Il legame con il +18% è diretto: meno costi fissi di personale e più capitale investito nelle attività ad alto margine - clientela retail benestante e corporate & investment banking - significano margini più ampi e ritorni più rapidi.

E StanChart non è sola: il gruppo giapponese Mizuho ha annunciato a marzo fino a 5.000 tagli in dieci anni, mentre Morgan Stanley stima che l’IA possa ridisegnare oltre 200.000 posti nel settore bancario europeo entro il 2030, circa il 10% del comparto. La differenza, qui, è che StanChart è tra le prime grandi banche a dirlo ad alta voce.