Negli ultimi dieci giorni, Donald Trump ha pubblicato meme in cui si ritrae come Gesù (con un demone alle spalle), ha augurato la “Praise Allah” la domenica di Pasqua, ha minacciato crimini di guerra in Iran e ha definito il Papa “cattivo” e illegittimo. La reazione delle gerarchie repubblicane? Un silenzio assordante, rotto solo da alcuni leader che hanno a loro volta attaccato il pontefice.
Ma, secondo un’analisi del giornalista-conduttore Tucker Carlson, non si tratta di semplici uscite eccentriche. Sarebbero i sintomi visibili di un profondo mutamento della “religione civica” americana: il progressivo abbandono del cristianesimo (anche solo come riferimento culturale) e la sua sostituzione con una nuova fede ufficiale, che Carlson definisce “Israélismo”. Il cui primo comandamento non è “non ucciderai”, ma “chiunque critichi Israele deve essere messo a tacere, anche a costo di calpestare la Costituzione”.
Il paradosso di Mike Turner: spiare gli americani per salvare Israele
Il caso più eclatante riguarda la richiesta, da parte dello stesso Trump, di rinnovare la legge FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act). La norma consente al governo di spiare cittadini americani senza mandato, purché l’obiettivo dichiarato siano stranieri. È la stessa legge che, nel 2016, venne usata per intercettare i collaboratori di Trump nel caso Russiagate, un abuso che lo stesso presidente ha più volte condannato.
Oggi, tuttavia, Trump sostiene il rinnovo della FISA. E la ragione è stata esplicitata in modo impressionante dal deputato Mike Turner (R-Ohio), presidente della Commissione Intelligence della Camera. In un briefing riservato (poi riportato da Carlson), Turner ha proiettato una slide raffigurante studenti universitari che protestavano contro la guerra a Gaza. E ha detto testualmente: “Abbiamo bisogno della FISA perché queste persone prendono ordini da Hamas”.
La logica è sconvolgente: un’opinione politica (protestare contro un governo straniero, Israele) non è più considerata una libera scelta di coscienza, ma l’effetto di un condizionamento straniero. Lo studente che contesta i bombardamenti su Gaza non sarebbe un cittadino che esercita il Primo Emendamento, ma un “asset” di un’organizzazione terroristica. Dunque, va spiato.
Il cattolico che dà lezioni di Bibbia al Papa: il caso Hannity
A completare il quadro, e a mostrare quanto questa nuova ortodossia abbia già colonizzato l’intrattenimento conservatore, arriva l’esempio di Sean Hannity, popolare conduttore di Fox News e cattolico dichiarato. Interrogato sugli attacchi di Trump al Papa, Hannity ha reagito con una frase che Carlson definisce “sconvolgente per la sua volgarità intellettuale”:
“Ma hai mai letto la Bibbia? Hai sentito la storia di Davide e Golia? Il popolo di Israele è stato incoraggiato da Dio a sconfiggere i suoi nemici”.
Un cattolico che chiede al Papa – il vescovo di Roma, il successore di Pietro, il capo di 1,3 miliardi di fedeli – se abbia mai letto la Bibbia. È come se un allievo delle elementari chiedesse a un premio Nobel per la fisica se ha mai sentito parlare di Einstein. La domanda non è ingenua: è un atto di autorità rovesciata, un gesto di arroganza talmente sfacciata da diventare rivelatore. Hannity non si sta rivolgendo a un politico, ma al capo della sua stessa Chiesa. Eppure, lo fa con il tono di chi è certo di detenere una verità superiore.
La risposta dei vescovi americani: “Il Papa non offre opinioni, predica il Vangelo”
Proprio mentre Hannity e altri commentatori conservatori attaccavano il pontefice, la Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (USCCB) ha rotto il silenzio con una dichiarazione che sembra scritta apposta per smentire punto su punto l’arroganza mediatica. Il *16 aprile 2026*, il vescovo James Massa, presidente della commissione dottrinale della USCCB, ha risposto direttamente al vicepresidente JD Vance (che pochi giorni prima, a un evento di Turning Point USA, aveva invitato il Papa a “stare attento quando parla di teologia”).
Massa ha chiarito tre cose fondamentali. Primo: “Da oltre mille anni, la Chiesa cattolica insegna la dottrina della guerra giusta, ed è a quella lunga tradizione che il Santo Padre si riferisce attentamente nei suoi commenti sulla guerra”. Secondo: il Papa non stava “offrendo opinioni sulla teologia” ma “predicando il Vangelo ed esercitando il suo ministero come Vicario di Cristo”. Terzo: la dottrina della guerra giusta richiede che si tratti di una difesa contro qualcuno che sta attivamente conducendo una guerra – e questo è esattamente ciò che il Papa ha detto: “Lui non ascolta le preghiere di coloro che fanno la guerra”.
La dichiarazione dei vescovi è notevole per due ragioni. La prima è la presa di distanza netta da Vance e Johnson (il presidente della Camera Mike Johnson, sempre il 16 aprile, aveva detto che il Papa “se la cercava” e che la dottrina della guerra giusta è “una questione molto ben consolidata della teologia cristiana”). La seconda è la rivendicazione dell’autorità dottrinale della Chiesa di fronte a politici che si arrogano il diritto di insegnarle la teologia. In un solo paragrafo, i vescovi hanno detto a Hannity, Vance e Johnson quello che nessun commentatore conservatore aveva avuto il coraggio di dire: voi non siete i maestri, siete i discepoli. E il maestro, in materia di Vangelo, è il Papa.
“Non è cristianesimo, è Israélismo”: la lezione di padre Trenham
Carlson ha invitato nel suo podcast padre Josiah Trenham, prete ortodosso e studioso dei Padri della Chiesa, per offrire una risposta teologica a questa deriva. E la risposta di Trenham è netta:
“Gesù, nel Nuovo Testamento, non ordina mai di uccidere nessuno. Il Sermone della Montagna (Matteo 5) dice che non solo uccidere, ma anche l’ira è peccato. Giustificare la violenza con l’Antico Testamento – con Davide, Golia, Saul – non è cristianesimo. È Israélismo”.
Trenham ricorda che l’unico peccato che, secondo la Genesi, causò il Diluvio Universale fu la violenza. E che i Padri della Chiesa, da Giovanni Crisostomo in poi, hanno sempre distinto tra l’uso difensivo e giusto della forza (la “guerra giusta”) e la glorificazione della violenza come strumento di conquista. Quando un leader cristiano giustifica lo sterminio di civili a Gaza appellandosi a Davide, non sta predicando il Vangelo. Sta predicando una religione diversa, dove Israele (lo stato politico, non la terra promessa) ha preso il posto di Cristo.
Segni dei tempi: quando l’arroganza diventa sistema
Ciò che rende questi episodi – Turner, Hannity, Vance, Johnson – così inquietanti non è la loro natura episodica. È il fatto che nessuno, o quasi, si sia scandalizzato. Un deputato chiede di spiare studenti per le loro opinioni su Israele. Un conduttore cattolico umilia il Papa in diretta nazionale. Il vicepresidente e lo Speaker della Camera dicono al capo della Chiesa cattolica di “stare attento” e che “se la cercava”. E i vescovi devono intervenire per ricordare a tutti che il Papa non è un opinionista, ma il Vicario di Cristo.
Sono davvero “segni dei tempi”, nel linguaggio della teologia: eventi che, da soli, potrebbero sembrare aneddoti, ma che insieme rivelano uno spostamento tellurico. La nuova religione civica americana, secondo Carlson, ha già vinto. Non chiede il consenso: chiede obbedienza. E chi si oppone – come il Papa, come Marjorie Taylor Greene, come Thomas Massie – viene marchiato come “nazista” o “antisemita” o, nel caso degli studenti, come burattino di Hamas.
La posta in gioco non è solo il futuro del Primo Emendamento, ma la stessa idea di autorità spirituale e intellettuale. Quando un conduttore televisivo può permettersi di chiedere al Papa “ma hai mai letto la Bibbia?”, e quando il vicepresidente degli Stati Uniti può permettersi di dire al Papa di “stare attento quando parla di teologia”, significa che la gerarchia dei saperi è crollata. E al suo posto è subentrata una sola, semplice regola: chi non si inchina a Israele, taccia. O verrà spiato.