Mentre l’Unione Europea si concede più flessibilità sul clima, prevedendo più margine per raggiungere gli ambiziosi obiettivi previsti per la riduzione delle emissioni nocive, tra l’altro nei giorni della COP30, l’annuale conferenza sul clima organizzata dalle Nazioni Unite, è naturale guardare a cosa stanno facendo gli altri grandi blocchi economici della Terra in fatto di maggiore sostenibilità ambientale.
Sono argomenti che chiaramente riguardano l’intero pianeta, che tuttavia non procede in modo uniforme in tutti i continenti. L’Ue sta infatti tagliando le emissioni di gas serra in misura molto più consistente rispetto ad altri territori. Ma è anche vero che chi oggi inquina di più, aveva un impatto molto minore in passato e viceversa.
Cosa dicono i dati
Secondo l’Emission Gap Report delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti sono stati responsabili del 20% della CO₂ emessa dal 1850 a oggi. Ma il primato degli Usa come primo Paese per emissioni cumulate potrebbe presto passare alla Cina, a cui è attribuibile il 12% della CO₂ emessa negli ultimi 175 anni. Per l’Unione Europea la quota “storica” è pari a un altro 12%, mentre per i Paesi dell’Unione Africana si tratta di un 7% e per l’India di appena il 3%.
Considerando invece soltanto il contesto attuale, la situazione è molto diversa. Nel 2023 la Cina ha emesso circa il 30% della CO₂ complessiva e gli Stati Uniti l’11%, mentre l’India circa l’8% e l’Ue solamente il 6% del totale. L’impatto è cambiato e chiaramente riflette la crescita delle economie emergenti, che spesso sono anche molto popolose (e quindi con emissioni pro capite più basse).
Nel 2024 le emissioni globali di gas serra sono state pari a 57,7 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, circa un miliardo e mezzo in più rispetto al 2023, in crescita del 2,3%. Nel confronto annuale, è stata l’India a far registrare il principale incremento nelle emissioni, con 165 milioni di tonnellate di gas serra aggiuntive, seguita dalla Cina a 126 milioni, la Russia a 63 milioni, l’Indonesia a 61 e gli Stati Uniti a 22. Tra i grandi blocchi del pianeta di fatto soltanto l’Unione Europea ha ridotto il proprio impatto, tagliando le emissioni su base annuale per quasi 59 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente.
I nuovi obiettivi climatici
Pochi giorni fa i ministri dell’Ambiente dei 27 Paesi membri dell’Ue hanno raggiunto un compromesso sugli obiettivi climatici in vista del 2040. Resta fermo il target principale, ossia la riduzione delle emissioni nocive in Europa del 90% rispetto ai livelli del 1990. In precedenza, però, era previsto che al taglio potessero contribuire anche progetti ambientali in Paesi terzi, per un 3%. Ora la quota è stata aumentata al 5%, portando quindi l’obiettivo “interno” all’85% (cioè, riducendolo).
In queste settimane Bruxelles sta pensando di tornare sui propri passi anche in merito all’orizzonte del 2035, l’anno individuato per lo stop definitivo alla vendita di auto con motori diesel e a benzina, annunciato come misura drastica per la decarbonizzazione dei trasporti. La revisione del regolamento dovrebbe essere discussa il 10 dicembre, insieme ad altre misure che riguarderanno il settore automotive. Compromessi che, oltre ad attirare le critiche di chi avrebbe preferito più fermezza, rischiano di indebolire la posizione dell’Ue in vista delle trattative della COP30 in Brasile.