Si fuma meno di vent’anni fa, ma c’è un problema

Alberto De Pasquale

25/08/2025

Un italiano su quattro è fumatore abituale, ma ora preoccupano le alternative alle sigarette tradizionali, che spingono il consumo tra i più giovani.

Si fuma meno di vent’anni fa, ma c’è un problema

In Italia, e quasi ovunque in Europa, fumare è sempre meno diffuso. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, la maggior parte degli adulti tra i 18 e i 69 anni non fuma (59%) o ha smesso di fumare (17%), mentre è fumatore abituale quasi un italiano su quattro, per la precisione il 24% della popolazione. Il dato è confermato anche da Eurostat, secondo cui siamo perfettamente allineati alla media europea in fatto di quota di popolazione che fuma abitualmente.

Dove si fuma di più in Europa?

In Europa si fuma tanto soprattutto in Bulgaria (37%), in Grecia (36%) e in Croazia (35%), dove risulta un’abitudine ampiamente diffusa tra oltre un terzo della popolazione. All’opposto, ci sono Danimarca (14%), Paesi Bassi (11%) e Svezia (8%), dove invece fumare sta diventando sempre meno frequente. Ed è proprio il caso di parlare di un fenomeno in divenire e che tende alla riduzione, dato che la flessione degli ultimi anni ha riguardato indistintamente ogni paese europeo, Italia inclusa.

Nel 2006 i fumatori abituali rappresentavano il 31% della popolazione italiana, con un’incidenza del 39% tra gli uomini e del 24% tra le donne. Salvo casi isolati, fumare è sempre stato molto più frequente tra gli uomini, anche se ora la forbice si sta riducendo. Nel 2023, infatti, a fronte di quel 24% di fumatori abituali stimato tra la popolazione nel suo complesso, ci sono stati un 28% di fumatori tra gli uomini e un 20% tra le donne, tra le quali la riduzione dell’abitudine risulta quindi molto più lenta: in 17 anni quattro punti percentuali in meno per le donne, contro undici punti per gli uomini.

Il «policonsumo» dei giovani

Sempre secondo l’ISS risulta che tra gli adolescenti oltre una ragazza su quattro fuma almeno una volta al mese: sia le sigarette tradizionali, sia i nuovi prodotti alternativi come e-cig e tabacco riscaldato. Un dato che potrebbe essere un effetto delle strategie di marketing dell’industria, che propone spesso campagne che puntano su giovani, donne e influencer. Un’industria che ha senza dubbio cambiato volto rispetto a quello che aveva anni fa e che oggi propone design e imballaggi accattivanti a livello di comunicazione e aromi e additivi per mascherare l’asprezza del tabacco nei prodotti.

Le varie alternative che negli anni hanno affiancato le sigarette tradizionali sembrano favorire il consumo soprattutto tra i più giovani. Si stima fumi o “svapi” quasi il 40% degli studenti delle superiori, di fatto annullando, spiega sempre l’Istituto, «il trend in discesa che si vedeva nei fumatori adulti». Il cosiddetto “policonsumo”, infatti, ossia l’utilizzo combinato di sigarette tradizionali, elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato, riguarda principalmente la fascia 14-17 anni: risulta una modalità di consumo diffusa tra oltre il 70% dei ragazzi delle scuole superiori.

Vent’anni fa, nel 2005, entrò in vigore la legge Sirchia, che introdusse il divieto di fumo nei luoghi pubblici. Nei primi quindici anni circa di applicazione portò a una significativa riduzione del numero di fumatori in Italia. Dal 2020 in avanti, invece, si è assistito a un leggero rialzo, che ora preoccupa principalmente per la salute dei fumatori più giovani.