Un analista indipendente americano, Damir Tokic, solleva un allarme per gli investitori sui mercati borsistici mondiali e in particolare sull’S&P 500: un potenziale shock di liquidità, guidato dall’aumento dei rendimenti dei titoli di stato giapponesi, potrebbe innescare una vendita massiccia di azioni negli Stati Uniti.
L’analisi di Tokic, che segue quella altrettanto cupa di Jamie Dimon(JP Morgan), sottolinea due dinamiche macroeconomiche che potrebbero scuotere i mercati: l’aumento dei rendimenti a lungo termine in Giappone e il possibile rafforzamento dello yen, con conseguenti ripercussioni sulle dinamiche di carry trade.
L’Analisi: Un Doppio Rischio dal Giappone
L’analisi parte da un dato preoccupante: il rendimento del Japanese Government Bond (JGB) a 30 anni ha raggiunto il 2,85%, un livello record che l’analista considera un segnale inquietante per i mercati globali, in particolare per l’S&P 500. Questo aumento dei rendimenti giapponesi potrebbe avere due effetti principali:
Riduzione della Liquidità per i Treasury USA: I titoli di stato americani (Treasury) sono stati a lungo una destinazione privilegiata per gli investitori giapponesi, che detengono una quantità significativa di debito statunitense grazie alla politica di tassi bassi della Banca del Giappone (BoJ).
Tuttavia, con l’aumento dei rendimenti dei JGB, gli investitori giapponesi potrebbero preferire i titoli domestici, riducendo la domanda per i Treasury. Questo, secondo l’analista, potrebbe spingere al rialzo i tassi di interesse negli Stati Uniti, rendendo i titoli azionari meno attraenti rispetto alle obbligazioni e innescando una potenziale vendita di azioni sull’S&P 500.
Rafforzamento dello Yen e Crollo del Carry Trade: Il secondo rischio riguarda il possibile rafforzamento dello yen, che potrebbe destabilizzare il carry trade, una strategia che consiste nell’indebitarsi in yen a tassi bassi per investire in asset a più alto rendimento, come le azioni statunitensi. Un aumento dei tassi giapponesi o un rafforzamento dello yen potrebbe costringere gli investitori a liquidare queste posizioni, amplificando la pressione di vendita sui mercati globali, incluso l’S&P 500.
L’analista prevede che questi fattori potrebbero convergere in uno “shock di liquidità”, un evento in cui la disponibilità di capitale si riduce drasticamente, portando a una correzione significativa nei mercati azionari. Per rafforzare la sua tesi, l’autore presenta un grafico che evidenzia l’aumento del rendimento del JGB a 30 anni, descrivendolo come un segnale che “dovrebbe far venire i brividi agli investitori americani”. Inoltre, l’analista rivela di avere una posizione corta sull’S&P 500, il che indica una scommessa diretta su un calo dell’indice.
Commento Critico: Punti di Forza e Limiti dell’Analisi
L’analisi si distingue per la sua attenzione ai fattori macroeconomici globali, un aspetto spesso trascurato dagli investitori retail che si concentrano esclusivamente sui dati interni agli Stati Uniti e, al più, alla loro area economica di appartenenza.
L’interconnessione tra i mercati giapponesi e americani è un tema valido: il Giappone, con il suo enorme mercato obbligazionario e il ruolo della BoJ, ha un impatto significativo sulla liquidità globale. La tesi dell’aumento dei rendimenti JGB come catalizzatore per una riduzione della domanda di Treasury è plausibile, soprattutto considerando che il Giappone è uno dei maggiori detentori stranieri di debito statunitense. Un aumento dei tassi USA, come suggerito, potrebbe effettivamente spingere gli investitori verso strumenti a reddito fisso, penalizzando le azioni.
Tuttavia, l’analisi di Tokic presenta alcuni punti deboli. In primo luogo, non quantifica l’entità del potenziale impatto sull’S&P 500, limitandosi a un avvertimento generico di “sell-off”. Senza una stima precisa, è difficile valutare la gravità dello scenario prospettato. Inoltre, l’articolo non considera adeguatamente le contromisure che la Federal Reserve o la BoJ potrebbero adottare per mitigare uno shock di liquidità. Ad esempio, la BoJ ha una lunga storia di interventi per stabilizzare i mercati obbligazionari, come l’acquisto massiccio di JGB per mantenere i rendimenti sotto controllo (il cosiddetto “yield curve control”). Anche la Fed ha dimostrato di essere pronta a iniettare liquidità in caso di turbolenze, come visto durante la pandemia o in precedenti crisi di mercato. Questi fattori potrebbero attenuare l’impatto previsto.
Sul carry trade, l’analista ha ragione a evidenziare il rischio di un rafforzamento dello yen, ma l’argomentazione manca di dettagli su quanto sia estesa questa pratica oggi rispetto, ad esempio, agli anni ‘90 o al periodo pre-2008, quando il carry trade era più diffuso. Senza dati specifici, il rischio appare teorico più che imminente. Infine, la posizione corta dell’analista sull’S&P 500 solleva interrogativi sulla sua obiettività: sebbene dichiari chiaramente il suo interesse finanziario, questa posizione potrebbe influenzare il tono allarmistico dell’articolo, spingendo i lettori verso una visione più pessimistica di quanto i dati giustifichino.
Contesto Macroeconomico: Una Prospettiva Globale
Per comprendere l’analisi, è utile collocarla nel contesto macroeconomico del 2025. La Banca del Giappone ha mantenuto per anni una politica monetaria ultra-accomodante, con tassi di interesse vicini allo zero e un programma di quantitative easing (QE) tra i più aggressivi al mondo.
Tuttavia, segnali recenti suggeriscono che la BoJ potrebbe essere costretta a rivedere questa strategia a causa delle pressioni inflazionistiche globali e della necessità di difendere lo yen, che ha subito una significativa svalutazione negli ultimi anni. Un aumento dei rendimenti JGB, come evidenziato dall’analista, potrebbe riflettere un cambiamento di politica, con implicazioni per i mercati globali.
Negli Stati Uniti, l’S&P 500 ha mostrato una straordinaria resilienza, raggiungendo nuovi massimi nel 2024 nonostante le incertezze geopolitiche e le politiche di inasprimento monetario della Fed. Tuttavia, la liquidità è stata un fattore chiave nel sostenere i mercati azionari, e qualsiasi riduzione significativa potrebbe effettivamente innescare volatilità.
L’analisi dell’articolo si allinea con altre previsioni che sottolineano i rischi legati alla liquidità globale, come il potenziale impatto delle emissioni di debito del Tesoro USA o delle dinamiche geopolitiche (ad esempio, tensioni tra Cina e Stati Uniti).