La Serbia non è più leader in questo settore. Ora lavora per i cinesi

Alessandro Nuzzo

7 Febbraio 2026 - 14:40

Due aziende cinesi hanno annunciato l’avvio in Serbia della produzione di una serie di robot umanoidi.

La Serbia non è più leader in questo settore. Ora lavora per i cinesi

I robot umanoidi rappresentano il futuro e sono probabilmente l’obiettivo più ambizioso del mondo tecnologico dopo lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Anzi, la combinazione tra intelligenza artificiale e robot con sembianze sempre più umane potrebbe portare a un enorme aumento della produttività. Lo stesso Elon Musk ha previsto che, nel corso dei prossimi decenni, l’umanità sarà affiancata da decine di milioni di robot umanoidi, destinati a sostituire l’uomo nella maggior parte delle mansioni, da quelle più manuali fino a quelle più creative. Il risultato sarà che molti posti di lavoro andranno perduti e lavorare diventerà quasi uno sfizio, paragonabile a un’attività ricreativa come lo sport, poiché la forza lavoro umana non sarà più indispensabile nella maggior parte dei settori. Per questo sarà necessario pensare a nuovi modelli sociali ed economici in grado di gestire l’uscita dal lavoro di milioni di persone, che dovranno vivere creando alternative al mondo occupazionale così come lo conosciamo oggi.

Lo sviluppo dei robot umanoidi sta per arrivare anche in Europa, grazie a due aziende cinesi, Agibot Innovation e Minth Holdings, che hanno annunciato un investimento molto rilevante in Serbia per la produzione di una nuova generazione di robot umanoidi. La produzione iniziale è prevista tra le 1.000 e le 2.000 unità e la Serbia si prepara a diventare il primo Paese europeo a produrre robot di questo tipo, posizionandosi come punto di partenza strategico per il mercato europeo.

Serbia un tempo leader nel settore e ora si svende ai cinesi

Nonostante la notizia positiva per la Serbia, scelta dalla Cina come primo Paese europeo in cui avviare questo tipo di produzione, e nonostante il potenziale indotto in termini occupazionali e di crescita economica, alcuni esperti serbi mettono in guardia sui rischi di una strategia simile. La scelta della Serbia, infatti, non è casuale. Fino agli anni Ottanta il Paese era un punto di riferimento nella robotica industriale, soprattutto grazie all’azienda Lola Roboti, allora all’avanguardia nello sviluppo di strutture robotizzate.

Il rischio, quindi, è quello di svalutare competenze storiche e know-how locali, cedendoli di fatto alle aziende cinesi. Secondo alcuni analisti, la strada migliore sarebbe quella di ricostruire una realtà industriale nazionale sul modello della vecchia Lola Roboti, avviando una produzione autonoma di robot, anziché lasciare che siano le aziende straniere a stabilire condizioni e strategie. Tuttavia, ciò che oggi manca è un adeguato sostegno statale al settore.

Il pericolo concreto è che la produzione in Serbia si limiti all’assemblaggio e alla configurazione software dei robot, trasformando gli ingegneri locali, un tempo leader nel settore, in semplice manodopera salariata. In questo scenario, l’impatto reale sull’economia sarebbe molto più limitato di quanto ci si aspetti.

Se invece la Serbia riuscisse a integrare il proprio potenziale industriale e umano con la tecnologia cinese, potrebbe avviarsi una rinascita duratura della scuola di robotica serba, trasformando il Paese in un leader europeo del settore. Ma perché ciò accada, dovrà essere la Serbia a guidare il processo e la Cina a collaborare, e non il contrario.

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