Nuova seduta negativa per i Btp.
Il decennale è tornato al 3,7% di rendimento e – se rompesse questo livello – potrebbe addirittura guardare al 4%. Sta avvenendo esattamente l’opposto di quanto si prevedeva, a conferma di come i pronostici finanziari siano spesso fallaci.
A inizio dicembre si parlava di un obiettivo 3%, puntando sui tagli dei tassi da parte della Bce. E invece…
Tutto parte da oltre Oceano
L’economia Usa scoppia di salute e i timori di un’inflazione in crescita non porta certamente nella direzione di una politica monetaria più espansiva. È l’effetto Trump? Solo in parte, perché il futuro Presidente degli Stati Uniti si è più volte espresso a favore di tassi bassi ma le sue parole in termini di economia reale vanno nella direzione inversa, anche a causa di un probabile aumento del debito pubblico. Ciò provoca esiti pure in Europa, dove la preoccupazione di un tasso inflattivo - su base annua - al 2,4% di dicembre (su base annua) rispetto al 2,2% di novembre fa temere che l’impatto Usa provochi danni perfino da noi.
È indubbio poi che la crisi dei titoli di Stato britannici, i cui yield sono saliti precipitosamente nelle ultime due sedute, con il decennale quasi al 4,9%, il livello più alto da agosto 2008, sui sospetti di un nuovo stallo politico, qualche deterioramento la sta determinando anche nel contesto dei Paesi Ue. L’indebolimento quindi dei Btp è quasi solo di importazione, il che sotto certi profili tranquillizza e sotto altri inquieta, poiché di più complessa risoluzione.
I numeri per capire
Fatto salvo che il contesto generale rende ancor più probabile un taglio dei tassi da parte della Bce e quindi un futuro effetto positivo per le quotazioni dei titoli di Stato, con una riduzione dei rendimenti, occorre valutare i livelli tecnici da seguire nelle prossime settimane. Dato che il 3,7% di rendimento del decennale italiano è graficamente uno spartiacque, che probabilmente potrebbe essere rotto al rialzo solo per movimenti improvvisi e di breve durata, vediamo prima i livelli al ribasso da monitorare.
Sono il 3,64%, poi il 3,55% e infine la soglia importante del 3,5%. Se invece la debolezza proseguisse si andrebbe a ipotizzare un 3,85%, poi il valore del 4% e infine il 4,1%. Da notare che alcuni indicatori stanno riproponendo al rialzo (e quindi al ribasso per le quotazioni) la stessa entità di movimento che si era registrata all’ingiù (e quindi all’insù per le quotazioni) nel periodo 6 novembre / 9 dicembre. Si è in altre parole formata una figura a V, che in base alla dottrina lascia prevedere ora un’inversione del trend.
Volumi in crescita
Tutto questo sta avvenendo mentre gli investitori istituzionali accentuano gli scambi di alcune emissioni di Btp in particolare. È il caso del 4,3% 2054 (Isin IT0005611741), i cui controvalori trattati sono saliti di molto nelle ultime sedute, con una quotazione scesa in mattinata (10/1) addirittura a 99,24 Eur, e del 4% 2037 (Isin IT0003934657), che in un mese è sceso da oltre 108 Eur a 102,3. Una situazione quindi di forte incertezza, in cui i venditori hanno preso il sopravvento, pronti probabilmente a trasformarsi in compratori nell’arco di poco tempo.
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