Scoperto un nuovo giacimento di gas e condensati nel Mare del Nord. Vale oltre 1 miliardo di dollari

Ilena D’Errico

23 Gennaio 2026 - 23:35

Il Mare del Nord nascondeva un altro giacimento ricco di gas e condensati. Potrebbe valere più di 1 miliardo di dollari.

Scoperto un nuovo giacimento di gas e condensati nel Mare del Nord. Vale oltre 1 miliardo di dollari

Ormai da anni si è compreso che il Mare del Nord ha una ricchezza inimmaginabile, soprattutto nell’area norvegese. La Norvegia è di fatto un Paese pieno di risorse e nonostante ciò continua a stupirci con nuovi ritrovamenti sempre più sensazionali. L’ultima scoperta degna di nota vede un nuovo giacimento di gas e condensati, per un valore potenziale fino a più di 1 miliardo di dollari. Il lavoro congiunto della compagnia energetica statale norvegese Equinor e l’azienda petrolifera polacca Orlen si dimostra ancora una volta una combinazione fortunata.

Il gas naturale e i suoi condensati - miscele di idrocarburi in composizione variabile - sono oggi una delle fonti energetiche più importanti di tutto il mondo, usati dall’elettricità al riscaldamento, passando per combustibili, processi industriali, produzioni chimiche e molto altro ancora. Se però il solo gas naturale può essere considerato un’alternativa più pulita al petrolio e al carbone (e comunque solo limitatamente), ciò non vale per gli idrocarburi liquidi, che hanno un elevato impatto sull’ambiente in tutte le loro fasi.

Ciononostante, il gas naturale e i condensati che inevitabilmente vi sono associati restano protagonisti assoluti dell’energia e dell’economia di moltissimi Paesi. L’Italia, attualmente, dipende largamente dal gas naturale all’interno delle abitazioni. L’acqua calda sanitaria, il riscaldamento domestico e la cottura dei cibi sono quasi sempre affidate a questa fonte energetica, che è di fatto la principale del Paese (arrivando quasi da sola alla metà del fabbisogno complessivo). La scoperta di nuovi giacimenti viene quindi accolta con favore in Europa, soprattutto quando può così continuare a diversificare le importazioni e affidarsi a Paesi amici.

Gas e condensati per 1 miliardo di dollari nel Mare del Nord

Il giacimento di Sissel (area di licenza: PL1137) si trova in una zona molto attenzionata nelle esplorazioni. A circa 5 chilometri di distanza si trova infatti il giacimento di Utgard secondo la direzione norvegese delle attività offshore, che segnala anche il giacimento petrolifero di Stavanger a 250 km. In ogni caso, pare che la costa norvegese abbia svelato l’esistenza dell’ennesimo tesoro visti i promettenti risultati delle esplorazioni. Il pozzo esplorativo 15/8-3 S, perforato con la compagnia Deepsea Atlantica, ha infatti confermato l’esistenza di una colonna di idrocarburi di almeno 95 metri, con massicce quantità di gas e relativi condensati di ottima qualità tra le rocce di arenaria.

Secondo le prime stime la quantità va da 1 a 4,5 milioni di metri cubi, pertanto fra 6,3 e 28,3 milioni di barili di petrolio equivalente. Questi dati sono ancora indicativi e generici, non permettono di stabilire il valore del giacimento norvegese, ma rendono l’idea del suo potenziale. Con gli attuali prezzi di mercato, si può andare da qualche centinaio di milioni di dollari a oltre 1 miliardo, ma ovviamente le variabili in gioco sono numerose.

Non dovrebbe passare troppo tempo prima di scoprirlo, comunque, stando anche alle dichiarazioni di Ireneusz Fafara (Ceo di Orlen). La conformazione del giacimento dovrebbe prestarsi a uno sviluppo rapido e abbastanza conveniente, vista la possibilità di sfruttare le infrastrutture già esistenti del complesso Sleipner. Quest’ultimo, secondo Fafara, dovrebbe complessivamente produrre 1 miliardo di metri cubi di gas.

Ma anche solo il nuovo giacimento contribuirà alla posizione del gruppo in Norvegia e soprattutto alla sicurezza delle forniture polacche, un tema cruciale per molti Paesi dalla guerra tra Russia e Ucraina. Ed è infatti questo uno degli aspetti che ha incentivato maggiormente la Norvegia a investire nei giacimenti, con gli occhi di tutta l’Europa puntati, alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento per emanciparsi da Mosca (e dai Paesi meno stabili) il prima possibile.

Attualmente, Oslo è riuscita a detenere una quota delle importazioni di gas italiane quasi pari a quella russa, nel frattempo scesa, intorno al 9% del totale. Il Paese detiene posizioni di analogo rilievo nel rifornimento di molti Paesi europei ed è assolutamente intenzionato a consolidare questa posizione, tanto per il gas quanto per il petrolio.

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