Questo giacimento di gas nel Mare del Nord è così grande che «può bastare per tutta l’Europa». Può garantire fino a 1 miliardo di metri cubi di gas.
Il Mare del Nord è pieno di risorse, soprattutto nell’area norvegese. Proprio qui, infatti, la Orlen Upstream Norway, in collaborazione con Equinor, ha confermato la presenza di un maxi giacimento di gas naturale e suoi condensati. Il nuovo pozzo esplorativo, completato in meno di 40 giorni, ha permesso di stimare un quantitativo equivalente a un intervallo tra 6,3 e 28,3 milioni di barili di petrolio.
Orlen, proprietaria in parti uguali con Equinor, stima di poter ottenere fino a 1 miliardo di metri cubi di gas, per un valore superiore a 1 miliardo di dollari. Per il gruppo polacco la scoperta rappresenta un tassello fondamentale nel raggiungimento dei suoi obiettivi produttivi, soprattutto ora che la produzione di Utgard è calata per ragioni puramente naturali. Anzi, la possibilità di collegare i due giacimenti consentirebbe di ottimizzare le infrastrutture già esistenti e prolungarne l’attività. Insomma, il lavoro congiunto della compagnia energetica statale norvegese Equinor e l’azienda petrolifera polacca Orlen si dimostra ancora una volta una combinazione fortunata, soprattutto nel contesto attuale.
Un enorme giacimento di gas nel Mare del Nord
Come spiegato da Ireneusz Fąfara, presidente del Consiglio di amministrazione di Orlen, la domanda è aumentata esponenzialmente negli ultimi mesi, toccando perfino i 100 milioni di metri cubi giornalieri. Orlen ha quindi deciso di intensificare la collaborazione con la Norvegia, un partner cruciale per il fabbisogno energetico polacco, trasportando il gas attraverso il Baltic Pipe, ma non solo. Aggiungendosi al già enorme complesso delle aziende nel Mare del Nord, diventerà un elemento chiave nella fornitura di tutta l’Europa.
Il giacimento di Sissel (area di licenza: PL1137) si trova in una zona molto attenzionata nelle esplorazioni. A circa 5 chilometri di distanza si trova infatti il giacimento di Utgard secondo la direzione norvegese delle attività offshore, che segnala anche il giacimento petrolifero di Stavanger a 250 km. In ogni caso, pare che la costa norvegese abbia svelato l’esistenza dell’ennesimo tesoro visti i promettenti risultati delle esplorazioni. Il pozzo esplorativo 15/8-3 S, perforato con la compagnia Deepsea Atlantica, ha infatti confermato l’esistenza di una colonna di idrocarburi di almeno 95 metri, con massicce quantità di gas e relativi condensati di ottima qualità tra le rocce di arenaria. Nello stesso hub sono presenti i centri di Sleipner Øst, Sleipner Vest, Gungne e Gina Krog.
Secondo le prime stime la quantità va da 1 a 4,5 milioni di metri cubi, pertanto fra 6,3 e 28,3 milioni di barili di petrolio equivalente. Questi dati sono ancora indicativi e generici, non permettono di stabilire il valore del giacimento norvegese, ma rendono l’idea del suo potenziale. Con gli attuali prezzi di mercato, si può andare da qualche centinaio di milioni di dollari a oltre 1 miliardo, ma ovviamente le variabili in gioco sono numerose.
Non dovrebbe passare troppo tempo prima di scoprirlo, comunque, stando anche alle dichiarazioni di Ireneusz Fafara. Come anticipato, òa conformazione del giacimento dovrebbe prestarsi a uno sviluppo rapido e abbastanza conveniente, vista la possibilità di sfruttare le infrastrutture già esistenti del complesso Sleipner. Quest’ultimo, secondo Fafara, dovrebbe complessivamente produrre 1 miliardo di metri cubi di gas, avvalorando la strategia del gruppo nel Mare del Nord:
La scoperta di Sissel conferma l’efficacia della nostra strategia di esplorazione, che si concentra sulle risorse situate vicino alle installazioni esistenti. Sissel può essere sviluppato come collegamento con questa infrastruttura, consentendo un avvio rapido e riducendo significativamente i costi di investimento.
Può bastare per tutta l’Europa
Ma anche solo il nuovo giacimento contribuirà alla posizione del gruppo in Norvegia e soprattutto alla sicurezza delle forniture polacche, un tema cruciale per molti Paesi dalla guerra tra Russia e Ucraina. Ed è infatti questo uno degli aspetti che ha incentivato maggiormente la Norvegia a investire nei giacimenti, con gli occhi di tutta l’Europa puntati, alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento per emanciparsi da Mosca (e dai Paesi meno stabili) il prima possibile.
Attualmente, Oslo è riuscita a detenere una quota delle importazioni di gas italiane quasi pari a quella russa, nel frattempo scesa, intorno al 9% del totale. La Norvegia detiene posizioni di analogo rilievo nel rifornimento di molti Paesi europei ed è assolutamente intenzionato a consolidare questa posizione, tanto per il gas quanto per il petrolio. Non è certo un caso se le società del settore hanno recentemente rivisto al rialzo le stime di investimento per i prossimi anni, in linea con l’ampio processo di riapertura e riqualificazione dei giacimenti nel Mare del Nord.
Sarà così possibile far fronte agli inevitabili cali di produzione dei giacimenti già sfruttati, ma anche rispondere con maggiore forza alla domanda europea, in continua crescita visto l’ampio utilizzo del gas naturale e del suo ruolo nella transizione ecologica, fatta eccezione per i suoi derivati (che rimangono tuttora materie prime cruciali). Bisogna inoltre considerare che le nuove tecnologie a cui sta lavorando la Norvegia, insieme a partner di rilevanza come il gruppo polacco, potrebbero consentire la riapertura di pozzi considerati estinti, per un massimo sfruttamento delle risorse naturali e delle infrastrutture.
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