Il CEO di OpenAI Sam Altman ha spiegato che la startup potrebbe lasciare il mercato europeo qualora non dovesse trovare una «quadra» con i regolamenti dell’UE, ossia l’AI Act europeo.
Le parole di Altman non lasciano spazio a dubbi e sembrano un vero e proprio aut aut all’UE.
La diffidenza reciproca tra OpenAI e le autorità europee è nota da tempo ed è iniziata con la messa al bando provvisoria di ChatGPT in Italia, arrivando a un monitoraggio diretto di ChatGPT in Spagna e alla creazione di una task force europea di vigilanza che dovrebbe portare all’approvazione dell’AI Act Europeo, che al momento è ancora in fase di finalizzazione da parte dei legislatori di Bruxelles.
Secondo The Verge riporta che proprio la nuova regolamentazione europea preoccuperebbe molto Sam Altman, il quale ha spiegato ad alcuni giornalisti, dopo un talk a Londra, di avere «molte preoccupazioni» sull’AI Act dell’UE durante un talk a Londra.
I termini della legge sono stati ampliati negli ultimi mesi per includere nuovi obblighi per i creatori dei cosiddetti «modelli di base», sistemi di intelligenza artificiale su larga scala che alimentano servizi come ChatGPT e DALL-E di OpenAI.
«I dettagli contano davvero», ha detto Altman, secondo un rapporto del Financial Times. «Cercheremo di adeguarci alle richieste europee, ma, se non potremo farlo, smetteremo semplicemente in operare in Europa».
Nei commenti riportati da Time, Altman ha affermato che la preoccupazione era che sistemi come ChatGPT sarebbero stati designati come «ad alto rischio» ai sensi della legislazione dell’UE. Ciò significa che OpenAI dovrebbe soddisfare una serie di requisiti di sicurezza e trasparenza.
«O saremo in grado di risolvere questi requisiti o no», ha affermato Altman che ha concluso: «qui ci sono limiti tecnici a ciò che è possibile».
Se tale classificazione venisse approvata, OpenAI dovrebbe modificare i parametri di sicurezza e trasparenza del suo Chatbot per tutti gli utenti europei. Altman, a riguardo, ha riportato che «potremmo essere in grado di apportare le modifiche che eventualmente ci saranno richieste, oppure potremmo essere incapaci di farlo. Ci sono dei limiti tecnici a ciò che si può fare».
Un altro problema, secondo Altman, sarebbe l’eventuale obbligo per OpenAI di svelare il design del sistema di ChatGPT: quest’ultimo, infatti, era condiviso con il pubblico fino a marzo, ma quando il Chatbot è diventato di grande valore economico OpenAI ha smesso di pubblicare tali dati, temendo la concorrenza di altre compagnie.
Inoltre, c’è sempre la questione del possibile (e per ora non confermato) uso di informazioni protette da copyright per il training di ChatGPT, che, se fosse apertamente svelato al pubblico, rischierebbe di trascinare OpenAI in enormi guai giudiziari.