Ultima chiamata per saldo e acconto delle imposte. Entro il 20 agosto i contribuenti ISA, forfettari e minimi possono pagare con una maggiorazione dello 0,80%, ecco chi è interessato.
Per una platea ben definita di contribuenti si avvicina l’ultimo giorno utile per versare il saldo delle imposte 2025 e il primo acconto 2026: giovedì 20 agosto. Chi paga in questa finestra applica però una maggiorazione dello 0,80% a titolo di interesse. È bene chiarirlo subito, per evitare equivoci: la scadenza non riguarda i lavoratori dipendenti né i pensionati, ma soltanto i soggetti ISA, i forfettari e i contribuenti in regime di vantaggio (con i relativi soci di società trasparenti) che hanno beneficiato della proroga estiva e non hanno versato entro il 20 luglio.
Vediamo nel dettaglio come funziona, chi rientra e quanto costa il differimento.
La proroga del DL 89/2026: dal 30 giugno al 20 luglio
Il punto di partenza è il decreto legge 22 maggio 2026, n. 89 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 117 del 22 maggio ed entrato in vigore il giorno successivo). L’articolo 6 del provvedimento ha differito dal 30 giugno al 20 luglio 2026, senza alcuna maggiorazione, i versamenti del saldo 2025 e del primo acconto 2026 delle imposte sui redditi, dell’IRAP e dell’IVA risultanti dalle dichiarazioni, per i contribuenti soggetti agli ISA e per i forfettari.
Chi ha versato entro il 20 luglio ha quindi pagato l’importo senza costi aggiuntivi. Per chi non lo ha fatto, la normativa prevede una seconda possibilità.
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Chi paga entro il 20 agosto e la maggiorazione dello 0,80%
I contribuenti ammessi alla proroga che non hanno versato entro il 20 luglio possono pagare dal 21 luglio al 20 agosto 2026, applicando una maggiorazione dello 0,80% a titolo di interesse corrispettivo. Tecnicamente il termine cadrebbe il 19 agosto, trentesimo giorno successivo al 20 luglio, ma slitta al 20 per effetto della cosiddetta «proroga di Ferragosto», la sospensione feriale che differisce al 20 agosto gli adempimenti con modello F24 in scadenza nei primi venti giorni del mese.
Lo 0,80% rappresenta il doppio del consueto 0,40% applicato negli anni precedenti al differimento ordinario di trenta giorni. Non si tratta di una sanzione, ma dell’onere legato al rinvio del pagamento.
Attenzione a un aspetto pratico, per cui la maggiorazione si applica sull’intero importo versato entro il 20 agosto, non soltanto sulla quota differita. Su un debito di 5.000 euro, ad esempio, lo 0,80% si traduce in 40 euro aggiuntivi, per un totale di 5.040 euro. Su importi elevati il costo del differimento diventa quindi tutt’altro che trascurabile e va valutato rispetto alla liquidità disponibile.
Chi rientra nella proroga
L’articolo 6 del DL 89/2026 individua una platea precisa. Rientrano nel beneficio:
- i contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA;
- i contribuenti che presentano cause di esclusione dagli ISA;
- i contribuenti in regime forfettario, espressamente inclusi a prescindere dall’applicazione degli ISA;
- i contribuenti in regime di vantaggio (i cosiddetti «minimi»);
- i soci e collaboratori di società, associazioni e imprese in regime di trasparenza fiscale che possiedono i requisiti previsti dalla norma.
La proroga interessa il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto 2026 (per i forfettari, il saldo dell’imposta sostitutiva e il relativo acconto), oltre a IRAP e IVA risultanti dalla dichiarazione. Vi rientrano anche i contributi previdenziali INPS dovuti da artigiani, commercianti e iscritti alla Gestione separata, quando il termine coincide con quello del saldo e dell’acconto delle imposte sui redditi.
Chi resta fuori: dipendenti, pensionati e soggetti non ISA
La proroga, e con essa la finestra del 20 agosto con lo 0,80%, non si applica:
- ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, le cui imposte seguono le regole ordinarie della dichiarazione (730 e trattenute in busta paga o sulla pensione);
- alle persone fisiche senza partita IVA soggetta a ISA, che versano entro il 30 giugno oppure dal 1° al 30 luglio con la maggiorazione ordinaria dello 0,40%;
- ai soggetti non interessati dagli ISA, come le imprese con ricavi superiori alla soglia di legge (5.164.569 euro), per le quali restano validi i termini ordinari.
In sintesi, chi non rientra nel perimetro del decreto non deve guardare al 20 agosto, ma alle scadenze che lo riguardano.
La rateizzazione dopo la proroga
Chi lo preferisce può rateizzare le somme dovute. Va però ricordato che chi avvia il piano di rateazione ad agosto applica la maggiorazione dello 0,80% sull’intero importo dovuto e non sulla sola prima rata. Le rate successive alla prima sono inoltre gravate dagli interessi di rateizzazione previsti dalla normativa.
Prima di scegliere questa strada conviene quindi verificare con il proprio consulente il piano e il calendario dei versamenti.
Cosa succede se si sfora anche il 20 agosto
Chi non riesce a pagare neppure entro il 20 agosto può regolarizzare la propria posizione tramite ravvedimento operoso, versando quanto dovuto insieme a una sanzione ridotta e agli interessi legali maturati. Il costo, in questo caso, cresce ulteriormente rispetto alla semplice maggiorazione dello 0,80%.
Per i contribuenti ammessi alla proroga, dunque, il 20 agosto è la vera data-limite dell’estate: pagare entro quel giorno con lo 0,80% resta l’opzione meno onerosa per chi non ha versato a luglio.