Il sabato non è un giorno festivo ma feriale: cosa cambia per il dipendente

Il sabato è un giorno festivo o feriale? Lavorare di sabato è obbligatorio? Molti di voi più di una volta si saranno posti questi quesiti; cerchiamo dunque di capire cosa prevede la normativa italiana a riguardo.

Il sabato non è un giorno festivo ma feriale: cosa cambia per il dipendente

Sicuramente alla maggior parte di voi sarà capitato almeno una volta di lavorare di sabato.

Ci sono dei settori lavorativi, infatti, in cui il lavoro di sabato è previsto dallo stesso CCNL di riferimento o dal contratto individuale firmato dal dipendente, ed altri dove invece l’orario di lavoro - come stabilito dalla normativa vigente - viene suddiviso su cinque giorni a settimana.

In quest’ultimo caso il sesto giorno è in via generale una giornata non lavorativa mentre solo il settimo giorno è di riposo settimanale. A tal proposito il Ministero del Lavoro ha specificato che il sabato non va considerato come un giorno di riposo, bensì come una “giornata lavorativa a zero ore”.

Cosa succede quindi qualora si sia costretti a lavorare di sabato? Il lavoratore può opporsi alla richiesta del datore di lavoro qualora il sabato coincida con un giorno non lavorativo? Scopriamolo.

Il sabato è un giorno feriale

Qualora ci venisse il dubbio che il sabato sia un giorno festivo e che quindi si possa tranquillamente sostare sulle strisce blu senza pagare il ticket oppure che ci sia la possibilità che molte attività, tra cui i negozi, siano chiuse dobbiamo ricordarci che il sabato è considerato un giorno feriale.

Infatti se si sfoglia un comune calendario ci si accorgerà che i giorni festivi sono quelli riportati in rosso e tra questi troviamo solo le domeniche e le festività riconosciute dal nostro ordinamento.

Quindi il sabato è un giorno feriale a tutti gli effetti salvo il fatto che quest’ultimo coincida con una festività.

Lavorare di sabato è obbligatorio?

Visto quanto appena detto è chiaro che il sabato non può essere considerato né come un giorno festivo né come un giorno di riposo per il lavoratore.

Ciò significa che il datore di lavoro può chiedere ad un dipendente impiegato per 5 giorni a settimana (dal lunedì al venerdì) di lavorare anche di sabato e che questo non può opporsi senza presentare una motivazione valida.

Tuttavia, se lavorando di sabato il lavoratore supera il limite delle 40 ore settimanali previsto dalla legge sull’orario di lavoro (Decreto Legislativo 66/2003) ha diritto a percepire un compenso maggiorato per le ore di lavoro straordinario effettuate.

Sono i singoli CCNL a stabilire quanto devono essere pagati gli straordinari, quindi è al contratto collettivo del vostro settore di impiego che dovete fare riferimento se volete sapere quanto vi verrà pagato il sabato lavorato.

A tal proposito è importante ricordare che lo stesso decreto 66/2003 stabilisce che la durata media dell’orario di lavoro non possa superare - per ogni periodo di sette giorni - le 48 ore (compresi gli straordinari).

Chi lavora di sabato ha diritto al riposo compensativo?

Salvo diverse disposizioni da parte del CCNL di riferimento, chi lavora anche di sabato non ha diritto al riposo compensativo. Questo, infatti, è riconosciuto solamente a quei lavoratori impiegati per 6 giorni su 7 ai quali eccezionalmente viene chiesto di lavorare anche di domenica.

Quindi, lavorare di sabato - rinunciando ad uno dei due giorni di riposo settimanali - non dà diritto ad alcun riposo.

D’altronde la stessa legge sull’orario di lavoro riconosce per il lavoratore il diritto ad un solo giorno di riposo (di almeno 24 ore consecutive) ogni 7 giorni; riposo che appunto di regola coincide con la domenica.

Quali sono i giorni festivi?

Come abbiamo precedentemente accennato possiamo considerare giorni festivi quelli che sul calendario risultano segnati in rosso (come ad esempio la domenica).

Questi ultimi possono essere considerati tali per motivi religiosi o perché ricadono in date dedicate alle commemorazioni di carattere nazionale.

In Italia le festività nazionali e infrasettimanali sono individuate dalla Legge n. 26 del 27 maggio 1949, dalla Legge n. 54 del 5 marzo 1977 e dal D.P.R n. 792 del 28 dicembre 1985.

Nel dettaglio, a partire dal mese di gennaio, troviamo i seguenti giorni festivi:

  • il 1° e il 6 gennaio, rispettivamente Capodanno ed Epifania;
  • Pasqua e Pasquetta (o lunedì dell’Angelo);
  • il 25 aprile, Festa della Liberazione;
  • il 1° maggio, Festa dei Lavoratori;
  • il 2 giugno, Festa della Repubblica;
  • il 15 agosto, Ferragosto (o Assunzione);
  • il 1° novembre, la Festa di Ognissanti;
  • l’8 dicembre, Immacolata concezione;
  • il 25 e il 26 dicembre, rispettivamente Natale e Santo Stefano.

Oltre alle principali festività ci sono poi le feste patronali che variano a seconda delle città in cui si vive.

Se si vive a Milano per esempio la festa patronale cadrà il 7 dicembre il giorno di Sant’Ambrogio, se invece si vive a Roma la festa patronale di San Pietro e Paolo si verificherà il 29 maggio.

Queste le principali festività italiane previste dalla normativa tutti gli altri giorni sono quindi da considerarsi feriali ovvero lavorativi.

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