L’S&P 500 può perdere il 20% per via della guerra commerciale?

Cosa potrebbe succedere se su tutti gli scambi tra Washington e Pechino venissero imposti dazi? Lo spiega UBS, che fa il conto dei possibili danni della guerra commerciale

L'S&P 500 può perdere il 20% per via della guerra commerciale?

La guerra commerciale potrebbe significare un calo del 20% per l’S&P 500.
A sostenerlo è UBS, che prevede severe ripercussioni sull’indice se il continuo inasprirsi dei rapporti tra Cina e Stati Uniti portasse a una situazione di conflitto sui mercati sempre più intensa.

Le parole della banca svizzera seguono di meno di una settimana la nuova minaccia di Trump ai danni di Pechino, riguardante stavolta la totalità dei prodotti cinesi, per un valore complessivo di 505 miliardi di dollari.

UBS: meno profitti per le società e giù la crescita

Supponendo che quasi tutti gli scambi tra Washington e Pechino siano influenzati dalle tariffe e da altre politiche protezionistiche, la banca svizzera ha calcolato che i profitti per le società appartenenti allo S&P 500 potrebbero subire un impatto pari al 14,6%, mentre la crescita degli Stati Uniti e quella mondiale ne risentirebbero rispettivamente di 245 e 108,5 punti base.

Ma UBS ha notato anche degli effetti secondari che potrebbero rivelarsi di portata maggiore, con danni causati dalle rappresaglie cinesi anche alle multinazionali statunitensi che fanno affari a Pechino. Pertanto, in termini di valutazioni delle società, un simile elemento potrebbe comportare un ulteriore calo del 9,1% e quindi un ribasso totale del 21,3% per l’indice.

Finora Trump ha imposto nuove tasse su pannelli solari cinesi, lavatrici, acciaio, alluminio e tutta una lunga serie di altri beni importati per via del furto di proprietà intellettuale. Da parte cinese sono puntualmente sempre arrivate tariffe di rappresaglia. Ma sono ancora molti altri i dazi che i due Paesi potrebbero imporsi a vicenda, come ricordato dalle nuove minacce del tycoon USA.

David Riley di BlueBay Asset Management ha dichiarato che entro la fine di luglio, o al massimo l’inizio di settembre, verranno imposti nuovi dazi alla Cina.
Secondo gli analisti di UBS al momento gli investitori non si stanno affatto preparando per uno scenario di guerra commerciale, questo anche a causa del soddisfacente colloquio UE-USA di scena solo due giorni fa.

C’è anche da sottolineare che l’accordo non ha eliminato la prospettiva di nuove tariffe in una seconda fase.

La banca svizzera ha concluso notando che in questo momento un -20% per lo S&P 500 resta effettivamente molto lontano, considerato uno scenario ancora differente da quello che dovrebbe caratterizzare una guerra commerciale.

Ma il calo ipotizzato potrebbe arrivare nel caso in cui dovessero incastrarsi tra loro diversi elementi - in primis utili inferiori alla media e svariati cali. In quel frangente, i mercati inizieranno a pagare molto meno per la stessa quantità di guadagni.

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