La Russia firma un accordo da 16,5 miliardi di dollari per la costruzione della prima centrale nucleare in Kazakistan

Alessandro Nuzzo

30 Maggio 2026 - 12:34

Lo scorso 28 maggio Putin e il leader kazako Tokayev hanno firmato un accordo di cooperazione per la costruzione della prima centrale nucleare nel paese asiatico.

La Russia firma un accordo da 16,5 miliardi di dollari per la costruzione della prima centrale nucleare in Kazakistan
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Il Kazakistan produce circa il 43% dell’uranio mondiale eppure, paradossalmente, non ha mai avuto una centrale nucleare. Per decenni il Paese asiatico non ha voluto nemmeno prendere in considerazione l’idea di costruirne una. Ora, però, la situazione è cambiata radicalmente. Lo scorso 28 maggio, ad Astana, il presidente Kassym-Jomart Tokayev e il presidente russo Vladimir Putin hanno firmato un accordo da 16,5 miliardi di dollari per la realizzazione della prima centrale nucleare del Paese. Se il progetto andrà a buon fine, si tratterà di un passaggio storico per il sistema energetico kazako.

La centrale sorgerà nei pressi del villaggio di Ulken, nel sud-est del Paese. Il progetto prevede la costruzione di due reattori di terza generazione avanzata, la stessa tecnologia già utilizzata in Bielorussia, Turchia ed Egitto. Il costo stimato dell’opera è pari a 16,5 miliardi di dollari, di cui una parte significativa sarà destinata alla sicurezza e alle infrastrutture collegate. La Russia fornirà inoltre un credito all’esportazione che coprirà circa l’85% del costo complessivo. L’inizio dei lavori è previsto per il 2027, mentre il primo reattore dovrebbe entrare in funzione all’inizio del 2034. La gara per la costruzione della prima centrale nucleare del Kazakistan è stata vinta dalla società statale russa Rosatom, che ha superato la concorrenza della cinese CNNC, della francese EDF e della sudcoreana Korea Hydro & Nuclear Power.

Il Nucleare è una necessità concreta per il Kazakistan

Dopo decenni di diffidenza nei confronti dell’energia nucleare, il Kazakistan ha quindi deciso di imprimere una svolta alla propria strategia energetica. Non si tratta però di una scelta ideologica, bensì di una necessità concreta. Il Paese conta circa 21 milioni di abitanti e produce ancora oltre il 70% della propria elettricità attraverso centrali a carbone, in gran parte obsolete e risalenti all’epoca sovietica. Il fabbisogno energetico nazionale è in costante crescita e la domanda è destinata ad aumentare ulteriormente nei prossimi anni. Già oggi il Kazakistan importa energia dalla Russia perché gli impianti esistenti faticano a soddisfare le necessità interne.

Il Paese dispone anche di importanti riserve di gas naturale che potrebbero essere utilizzate per la produzione elettrica, ma gran parte della produzione viene destinata all’esportazione. Le fonti rinnovabili stanno crescendo, ma non abbastanza rapidamente da compensare il previsto aumento dei consumi energetici. Per questo motivo la nuova centrale nucleare, con i suoi due reattori, sarà in grado di garantire una capacità aggiuntiva di circa 2,4 GW, una quota significativa del fabbisogno nazionale.

Non è stato semplice arrivare a questa decisione. Nel 2024 si è svolto un referendum che ha confermato il consenso popolare alla costruzione della centrale, aprendo formalmente la strada alle trattative con i potenziali costruttori. Si tratta di un passaggio tutt’altro che scontato in un Paese dove il ricordo delle conseguenze dei test nucleari sovietici, che hanno provocato malattie e reso inabitabili vaste aree del territorio, è ancora molto vivo.

Al di là dell’aspetto energetico, l’accordo con la Russia ha anche una forte valenza geopolitica. Dimostra infatti che Mosca, nonostante le sanzioni occidentali e il relativo isolamento internazionale, continua a esercitare una significativa influenza nei Paesi dell’Asia centrale. Il Kazakistan, pur cercando di mantenere un equilibrio tra la crescente presenza della Cina e il tradizionale legame con la Russia, ha scelto di affidare proprio a Rosatom la costruzione del suo primo impianto nucleare.

La partita, tuttavia, non si chiude qui. Il Kazakistan ha già approvato la costruzione di una seconda centrale nucleare e, questa volta, la candidata principale alla realizzazione dell’opera dovrebbe essere proprio la cinese CNNC. Astana sta quindi giocando su due tavoli, cercando di non dipendere completamente né da Mosca né da Pechino e mantenendo una politica estera ed energetica improntata all’equilibrio tra le due grandi potenze.

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