Quanto vale la Champions League per AS Roma e Como?

Claudia Cervi

25 Maggio 2026 - 17:56

La Champions 2026/27 può portare a Roma e Como quasi 80 milioni di premi UEFA e oltre 40 milioni di indotto locale. Ma il Como rischia di perderne 20. Ecco perché.

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La prossima Champions League può portare a AS Roma e Como 1907 quasi 80 milioni di euro ancora prima di giocare.Le stime parlano di circa 43,5 milioni di introiti UEFA garantiti per la Roma. Il Como partirebbe invece da circa 34,9 milioni.

Ma una parte enorme del business gira fuori dal campo. Ogni partita casalinga di Champions genera circa 5,1 milioni di euro tra hotel, ristoranti, voli, taxi, shopping e hospitality. Con almeno quattro gare europee interne, Roma e Como potrebbero superare insieme altri 40 milioni di indotto locale, senza considerare il passaggio di turno agli ottavi, quarti o semifinali.

Per Roma e Como quasi 80 milioni di euro garantiti dalla UEFA

La qualificazione in Champions League vale molto di più rispetto al passato. Per il triennio 2024-2027 la UEFA ha destinato il 27,5% del montepremi totale alle quote di partecipazione, identiche per tutti i club qualificati: 18,61 milioni di euro garantiti soltanto per l’ingresso nella competizione.

Un altro 35% viene distribuito attraverso il nuovo pilastro “value”, che tiene conto del market pool televisivo e del ranking storico europeo: club con maggiore storia internazionale, audience televisiva e continuità europea tendono a incassare molto di più. Per la AS Roma le stime parlano di circa 43,5 milioni di euro di ricavi UEFA garantiti, contro i circa 34,9 milioni del Como 1907.

A questa base si aggiungono i premi partita: circa 2,1 milioni per ogni vittoria e 700 mila euro per ogni pareggio nella fase campionato. Poi arrivano i bonus qualificazione: circa 11 milioni per gli ottavi, 12,5 per i quarti, 15 per le semifinali e 18,5 milioni per la finale.

Se per la Roma la Champions significa soprattutto continuità economica dopo anni di pressione sui conti e necessità di fare plusvalenze, per il Como cambia invece la scala. I circa 35 milioni UEFA hanno un peso enorme rispetto alla storia recente del club e possono fare da leva per aumentare sponsor e visibilità internazionale.

Il rischio per il Como: perché 20 milioni possono finire altrove

Non è scontato che il Como 1907 possa beneficiare dell’indotto creato dalla competizione internazionale.

C’è un problema che ruota attorno allo Stadio Giuseppe Sinigaglia, oggi non adeguato agli standard UEFA richiesti per ospitare stabilmente gare di Champions League. Tra autorizzazioni e adeguamenti di sicurezza e capienza, i lavori infrastrutturali potrebbero non essere completati in tempo per la stagione 2026/27. Anche pochi mesi di ritardo potrebbero avere un impatto economico significativo sul territorio.

Per l’economia però conta soprattutto dove si giocano davvero le partite. Se ogni partita casalinga di Champions può generare circa 5,1 milioni di euro tra hotel, ristoranti, taxi, shopping, voli e hospitality, su almeno quattro gare interne, significa oltre 20 milioni di euro di ricadute economiche locali.

Ma se il Como fosse costretto a disputare le partite europee fuori città, gran parte dell’indotto finirebbe nel territorio che ospiterebbe concretamente le gare. La soluzione alternativa indicata dal club nelle pratiche UEFA è il Mapei Stadium di Reggio Emilia, lo stadio del Sassuolo. È là che finirebbero i soldi.

Non riguarda solo il calcio. Negli ultimi anni Como è diventata uno dei simboli italiani del turismo luxury internazionale. Una Champions giocata realmente sul lago avrebbe un valore enorme anche in termini di immagine globale per la città, tra hospitality di fascia alta, ristorazione e turismo premium.

Giocarla a oltre 200 chilometri di distanza significherebbe invece lasciare fuori dal territorio una parte importante del business più ricco generato dalla competizione.