Roma, 65 indagati dell’estrema destra per istigazione all’odio e apologia

La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati 65 militanti di CasaPund e Forza Nuova per i fatti di Torre Maura e Casal Bruciato

Roma, 65 indagati dell'estrema destra per istigazione all'odio e apologia

Sono in totale 65 i militanti di estrema destra iscritti nel registro degli indagati per i fatti di Casal Bruciato e Torre Maura, zone nella periferia est di Roma. Negli ultimi due mesi, esponenti dei movimenti politici di CasaPound e Forza Nuova hanno organizzato proteste anti rom, canalizzando il malcontento delle zone periferiche e guadagnando notevole esposizione mediatica.

Torre Maura, 41 indagati di estrema destra

La prima protesta risale al 2 aprile scorso. La rivolta scoppiò proprio in seguito al trasferimento di alcuni nuclei familiari rom presso una struttura a Torre Maura. Le accuse ipotizzate nei confronti di 41 persone per questi fatti sono di istigazione all’odio razziale, minacce, violenza privata, adunata sediziosa, apologia del fascismo e rapina. Quest’ultimo reato si riferisce all’episodio del pane destinato alle famiglie finito calpestato sul marciapiede.

In quel caso, la sindaca Virginia Raggi decise, soprattutto per tutelare l’incolumità dei numerosi bambini, di trasferire le famiglie presso un’altra struttura.

Procura di Roma indaga su istigazione all’odio razziale

Poco più di un mese dopo, con in mezzo l’onda mediatica del libro di Matteo Salvini, ecco ripresentarsi uno scenario molto simile. Le rivolte avvennero fra il 6 e l’8 maggio in occasione dell’assegnazione a una famiglia con 12 bambini di una casa popolare. Adesso la Procura di Roma ha aperto il fascicolo degli indagati su altre 40 persone, 24 delle quali appartengono a CasaPound e Forza Nuova, gli altri agli antagonisti e ai Movimenti per la Casa. A questi ultimi viene contestato il corteo non autorizzato dell’8 maggio.

Per i primi, invece, i reati ipotizzati sono ancora - a vario titolo - di istigazione all’odio razziale, adunata silenziosa, apologia del fascismo, e poi violenza privata e minacce con l’aggravante dell’odio razziale. Il riferimento, per quest’ultimo caso, è all’ormai tristemente famosa frase “Ti stupro” rivolta da un militante di CasaPound alla donna assegnataria.

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