Il fondo pensione è pensato per essere alimentato per decenni, in vista della pensione. Ma cosa succede se un imprevisto - la perdita del lavoro, un’invalidità grave o la morte prematura di chi vi ha aderito - rende necessario attingere a quel capitale prima del tempo? La risposta è che si può, attraverso il riscatto anticipato: uno strumento previsto dalla legge che consente di prelevare, in tutto o in parte, quanto versato negli anni, con regole e tassazione che cambiano a seconda della causale.
Nella nostra guida vediamo cosa significa esattamente riscatto anticipato, perché prenderlo in considerazione, quali sono i suoi vantaggi e svantaggi concreti e, soprattutto, quando conviene davvero farvi ricorso. Ricordiamo che il riscatto non è l’unica via per accedere alla previdenza complementare prima della pensione: esistono anche le «anticipazioni» e la «Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA)», che rispondono a esigenze diverse.
Cosa significa riscatto anticipato
Il riscatto anticipato della posizione individuale è la possibilità, prevista dall’articolo 14 del D.Lgs. 252/2005, di prelevare il capitale accumulato nel fondo pensione prima di aver maturato i requisiti per la pensione, quando si verificano determinate condizioni di necessità. A seconda della causale, il riscatto può essere parziale (50% della posizione maturata) o totale (100%):
Riscatto parziale (50% della posizione maturata):
- inoccupazione: per un periodo compreso tra 12 e 48 mesi;
- mobilità, licenziamento o cassa integrazione (ordinaria o straordinaria): in caso di perdita involontaria del posto di lavoro.
Riscatto totale (100% della posizione maturata):
- inoccupazione di lunga durata: superiore a 48 mesi;
- invalidità permanente: quando comporta una riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo;
- morte dell’aderente durante la fase di accumulo, prima di aver maturato il diritto alla prestazione pensionistica: il capitale spetta ai beneficiari designati o, in loro assenza, agli eredi.
C’è poi una quarta ipotesi, meno favorevole: se si perdono i requisiti di partecipazione al fondo per motivi diversi da quelli appena elencati - il caso più comune sono le dimissioni volontarie - il riscatto resta possibile, ma rientra tra le cosiddette cause diverse (art. 14, comma 5), con una tassazione meno vantaggiosa, come vedremo tra poco.
Attenzione a non confondere il riscatto con le anticipazioni, che permettono di prelevare una quota del capitale (fino al 75% per spese sanitarie gravi, fino al 75% per l’acquisto della prima casa dopo 8 anni di iscrizione, fino al 30% per altre esigenze) senza dover chiudere la posizione, o con la RITA, pensata per chi è vicino alla pensione e vuole anticiparne l’erogazione.
Perché considerare un riscatto anticipato
Chi aderisce a un fondo pensione lo fa in genere pensando a un orizzonte lontano: la pensione pubblica, si sa, offrirà probabilmente un assegno inferiore rispetto all’ultima retribuzione, ed è per questo che la previdenza complementare ha assunto un ruolo sempre più centrale nella pianificazione finanziaria degli italiani. Ma la vita non segue sempre i piani, e capita che parte, o tutto, di quel capitale serva prima, e non per scelta.
La perdita del lavoro è il caso più frequente: restare senza reddito per mesi mette sotto pressione il bilancio familiare, e il fondo pensione può rappresentare una riserva a cui attingere quando altre forme di sostegno, come l’indennità di disoccupazione, non bastano o si sono esaurite. Una invalidità permanente che riduce drasticamente la capacità lavorativa cambia in modo permanente le prospettive di reddito futuro, rendendo sensato liquidare anticipatamente una posizione che altrimenti richiederebbe decenni per essere fruita. E in caso di morte dell’aderente durante la fase di accumulo, il riscatto è l’unico modo che i familiari hanno per non perdere quanto versato: senza questa possibilità, quei risparmi resterebbero bloccati o andrebbero perduti per gli eredi.
In tutti questi casi il riscatto anticipato non è un’opzione di investimento, ma uno strumento di tutela pensato per le fasi più difficili della vita: per questo la legge lo accompagna con un regime fiscale agevolato, proprio per non penalizzare chi vi ricorre per reale necessità.
Vantaggi e svantaggi del riscatto anticipato
Prima di richiedere il riscatto, è utile avere chiaro un quadro complessivo di cosa si guadagna e cosa si perde con questa scelta.
Vantaggi
- Liquidità immediata senza indebitarsi: a differenza di un prestito, il riscatto non va restituito: è denaro proprio, versato negli anni, che torna disponibile nel momento del bisogno.
- Tassazione agevolata: per le causali riconosciute dalla legge (inoccupazione, mobilità, cassa integrazione, invalidità permanente, morte), l’aliquota applicata è del 15%, che si riduce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione successivo al quindicesimo, fino a un massimo di 6 punti percentuali di riduzione: chi ha aderito al fondo da almeno 35 anni paga quindi solo il 9%, contro un’aliquota IRPEF ordinaria che può arrivare al 43%.
- Nessuna imposta di successione: in caso di morte dell’aderente, il capitale riscattato dai beneficiari o dagli eredi non entra nell’asse ereditario - è acquisito a titolo proprio, non per successione - e quindi non sconta l’imposta di successione, oltre a beneficiare comunque della tassazione agevolata dal 15% al 9%.
Svantaggi
- Azzeramento dell’anzianità di iscrizione: scegliendo il riscatto totale, si perde tutta l’anzianità di partecipazione maturata fino a quel momento. Chi vuole ricostruirsi una previdenza complementare dovrà ripartire da una nuova iscrizione, come se non avesse mai aderito prima, perdendo anche il percorso già fatto verso l’aliquota agevolata del 9%.
- Tassazione piena per le cause diverse: se il motivo del riscatto non rientra tra quelli agevolati previsti dai commi 2 e 3 dell’art. 14 - è il caso, ad esempio, delle dimissioni volontarie - la ritenuta sale al 23%, indipendentemente dagli anni di iscrizione.
- Rinuncia alla capitalizzazione futura: uscire dal fondo significa rinunciare ai rendimenti che quel capitale avrebbe generato negli anni restanti fino alla pensione, in un momento in cui la previdenza pubblica offre garanzie sempre più incerte.
- Possibili costi di uscita: alcuni fondi, in particolare quelli aperti o i PIP, possono applicare penali o costi amministrativi in caso di riscatto anticipato, soprattutto nei primi anni di adesione.
Quando conviene optare per il riscatto anticipato
Non esiste una risposta valida per tutti: la convenienza del riscatto dipende dalla causale, dal momento in cui viene richiesto e dall’anzianità già maturata nel fondo.
Nel caso della perdita del lavoro, il fattore tempo è decisivo: chiedere il riscatto prima di aver maturato i 12 mesi di inoccupazione richiesti dalla legge fa scattare la tassazione piena del 23%, perché il motivo non rientra ancora tra le causali agevolate. Attendere il compimento del periodo minimo previsto - 12 mesi per il riscatto parziale, 48 per quello totale - permette invece di accedere all’aliquota ridotta dal 15% al 9%, con un risparmio fiscale che, su cifre consistenti, può fare una differenza reale. Chi può permetterselo dovrebbe quindi valutare se attendere la soglia corretta prima di presentare la domanda.
Per chi ha un’anzianità di iscrizione lunga, il riscatto totale va soppesato con particolare attenzione: più anni si sono accumulati, più bassa è l’aliquota, ma anche più significativo è il capitale (e l’anzianità) che si perde azzerando la posizione. In questi casi, se la necessità di liquidità non è totale, può avere senso valutare prima un riscatto parziale o un’anticipazione, che non comportano la chiusura della posizione e permettono di mantenere intatta l’anzianità già maturata.
In caso di invalidità permanente o morte dell’aderente, invece, la scelta è spesso dettata dalle circostanze più che dalla convenienza fiscale: qui il riscatto totale rappresenta la via più diretta per rendere disponibile il capitale a chi ne ha bisogno, con il vantaggio di una tassazione comunque agevolata e, nel caso della premorienza, dell’esenzione dall’imposta di successione.
In sintesi, il riscatto anticipato resta uno strumento da usare con consapevolezza: utile, spesso necessario, ma da valutare sempre confrontando il beneficio immediato con il costo, in termini di anzianità e capitalizzazione futura, che comporta uscire in anticipo dalla previdenza complementare.