Dirigenti pubblici: cosa cambia con la riforma Madia?

Anna Maria D’Andrea

27/08/2016

08/10/2016 - 15:00

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Il decreto legge attuativo della riforma della pubblica amministrazione firmata dal ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia cambia le regole per gli incarichi dei dirigenti pubblici. Ecco i principali punti della riforma.

Il 25 agosto è stato approvato in via preliminare dal Governo il decreto del ministro Madia in attuazione delle disposizioni dell’articolo 11 della legge 7 agosto 2015, n.124 che disciplina dei dirigenti della pubblica amministrazione e che dovrà entrare in vigore entro il 27 novembre prossimo. Cambia la regolamentazione dell’attività dirigenziale. Vediamo i punti più importanti della riforma.

Il sistema dirigenziale si costituisce di dirigenti statali, regionali e locali. La prima grande novità della riforma è che ogni dirigente potrà coprire qualsiasi ruolo: è stato introdotto un unico ruolo dirigenziale, fatta eccezione per i presidi e i medici.

Come si diventa dirigente pubblico nell’era Madia?

Per accedere alla dirigenza bisogna superare un corso-concorso. Le graduatorie finali comprenderanno soltanto i vincitori e non gli idonei.

La formazione e la valutazione dipenderanno dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione, che diventerà Agenzia ed avrà il compito di garantire la formazione omogenea dei dirigenti. Per ottenere l’incarico bisognerà passare attraverso una selezione, vigilata da un’apposita commissione per ogni livello (statale, regionale, locale), per qualsiasi posizione dirigenziale, eccezion fatta per quelle di vertice, come quella di segretario generale ministeriale, e prima della conferma del ruolo si dovrà superare un periodo di tre anni di prova. Per non rischiare di rimanere estromessi dalla carica, si può scegliere di retrocedere a funzionario.

Gli incarichi avranno la durata massima di 4 anni, con la possibilità di rinnovo per successivi 2 anni; questo limite temporale è stato introdotto per permettere la rotazione e il ricambio dirigenziale.

Il vincolo del risultato per i dirigenti pubblici con la riforma Madia

La retribuzione per i dirigenti pubblici sarà collegata almeno per il 30% al risultato, creando un sistema dirigenziale probabilmente più competitivo e meno legato all’autorevolezza del ruolo. Saranno premiati i dirigenti meritevoli. Penalizzazioni, invece, per coloro che non riusciranno a raggiungere i risultati stabiliti: chi viene revocato dal proprio mandato dirigenziale a seguito di una “brutta pagella” ha un anno di tempo per procurarsi un nuovo mandato, pena la decadenza dal ruolo, ovvero la licenziabilità.

I dirigenti privi di incarico, una volta concluso il mandato, hanno l’obbligo di partecipare ad almeno 5 selezioni all’anno. La paga viene decurtata progressivamente in base agli anni di inattività; dopo il secondo anno il Dipartimento della funzione pubblica ha la facoltà di collocarli d’ufficio in posti vacanti e, dopo i 6 anni di attività, scatta la retrocessione a funzionario

Il premier Renzi ha affermato la propria soddisfazione per la prima approvazione di una riforma che renderà il sistema dirigenziale più competitivo, in grado di premiare il merito del singolo e non la posizione lavorativa occupata.

Il decreto dovrà ancora passare alle Camere per i pareri; intanto, la vita di 36mila dirigenti pubblici verrà totalmente stravolta dai provvedimenti adottati dal ministro Madia.

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