Ricerca e Sviluppo, in Europa si investe sempre troppo poco

Alberto De Pasquale

30/12/2024

Ancora lontano l’obiettivo del 3% di spesa in rapporto al Pil fissato oltre vent’anni fa, mentre resta un divario enorme con Giappone e Stati Uniti.

Ricerca e Sviluppo, in Europa si investe sempre troppo poco

In fatto di spesa per le attività di ricerca e sviluppo, l’Europa è molto indietro rispetto a Stati Uniti e Giappone e a non brillare particolarmente c’è l’Italia, che si distingue per risorse investite in rapporto al proprio prodotto interno lordo ben più basse di una media Ue già non eccezionale.

Il parametro tra spesa in questo ambito e Pil esprime la cosiddetta intensità di ricerca e sviluppo e dà un’indicazione importante sulla capacità delle varie nazioni di investire in scienza e tecnologia.

Già nel 2000, con la Strategia di Lisbona, i capi di Stato e di governo degli allora 15 paesi membri Ue fissarono, tra gli altri, l’obiettivo di investire in ricerca e sviluppo, complessivamente come Unione, almeno il 3% del Pil europeo. L’auspicio era raggiungere quella soglia entro il 2010, ma i numeri dicono che siamo ancora molto lontani.

Nel 2023 l’Ue ha investito in ricerca e sviluppo 381,4 miliardi di euro, quasi 140 miliardi in più rispetto a quanto speso nel 2013. Tuttavia, al confronto con dieci anni prima, non è aumentato particolarmente il rapporto tra spesa e Pil: nel 2023 l’Ue ha infatti raggiunto la soglia del 2,22%, in leggera crescita rispetto al 2,08% del 2013 ma in ogni caso ben sotto l’obiettivo del 3% che avrebbe dovuto raggiungere già anni fa. L’Italia fa ancora peggio della media: appena l’1,31% del proprio Pil investito in ricerca e sviluppo nel 2023, sostanzialmente stabile rispetto all’1,29% di dieci anni prima.

Certo, l’Italia è sotto le attese, anche se in crescita: vent’anni fa superava di poco l’1%. Inoltre, bisogna considerare che sono ben pochi i paesi membri a centrare la soglia psicologica del 3% (che come detto bisognerebbe raggiungere cumulativamente come Ue). Come sottolinea Eurostat, nonostante negli ultimi dieci anni l’intensità di R&S sia aumentata in 19 paesi Ue su 27, a oggi solo cinque nazioni investono in questi ambiti almeno il 3% del proprio Pil: si tratta di Svezia (3,57%), Belgio (3,32%), Austria (3,29%), Finlandia (3,09%) e Germania (3,11%).

Secondo Istat, dopo la crisi del 2020, dal 2022 in Italia si è assistito a una ripresa delle attività di R&S (27,3 miliardi di euro per quell’anno), in aumento anche al confronto con il pre-pandemia. Nel nostro Paese ricerca e sviluppo sono sostenuti soprattutto dalle imprese, con investimenti equivalenti al 59,6% del totale nel 2022, seguite dalle Università al 24,6%, le istituzioni pubbliche al 13,9% e le istituzioni private non profit all’1,8%.

Le imprese che investono maggiormente in R&S operano nella produzione di macchinari, autoveicoli e altri mezzi di trasporto: tre settori che valgono da soli un terzo della spesa complessiva. Seguono i comparti dell’elettronica, dell’informatica e della farmaceutica. A livello territoriale, circa tre quarti della spesa sono concentrati in sei regioni del Centro-Nord, in particolare in Lombardia (19,6% del totale), Lazio (14,7%), Emilia-Romagna (13,1%) e Piemonte (11,4%).

Come anticipato, i più significativi investimenti in ricerca e sviluppo sono effettuati fuori dai confini europei e in particolare in Asia, con Giappone e Corea del Sud che a sostegno di questi ambiti spendono ogni anno ben oltre il 3% del proprio Pil e negli Usa, poco sotto la soglia (nel 2022).