Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri, questo il quadro desolante che emerge da un rapporto recentemente pubblicato da Oxfam intitolato «Survival of the Richest» ovvero «La sopravvivenza dei più Ricchi».
Il rapporto analizza la crescente disuguaglianza economica e propone, in sintesi, di tassare maggiormente i super-ricchi come soluzione strategica per combattere questa tendenza ormai fuori controllo dei sistemi economici moderni.
La situazione è decisamente peggiorata negli ultimi anni, complice la crisi pandemica e le conseguenti politiche espansive delle banche centrali che hanno portato alla messa in circolo di liquidità che è però finita perlopiù nella finanza che nell’economia reale come testimoniano, per ora, le borse ai massimi pur in presenza di una crescita economica globale non certo esaltante.
Dal 2020, infatti, quasi due terzi della nuova ricchezza globale è stata acquisita dall’1% più ricco.
Il fenomeno dell’iniqua distribuzione della nuova ricchezza non è una novità, ciò che preoccupa però maggiormente (ed è in effetti inquietante) è il trend con cui questo travaso sta avvenendo come testimonia il seguente grafico che mostra la suddivisione della ricchezza per fascia di ricchezza di appartenenza nel tempo:
Trend distribuzione della ricchezza nel mondo
Elaborazione Oxfam su dati Credit Suisse Global Wealth Report
L’uscita da parametri accettabili di questo fenomeno, alla luce del grafico sopra riportato, è facilmente attribuibile in primis alla fine del sistema sovietico che ha lasciato il capitalismo privo di un contraltare ideologico che ne mitigasse gli eccessi. Grandi potenze economiche tuttora formalmente comuniste, la Cina tra tutte, hanno inglobato nel loro modello molti elementi del sistema «concorrente», traendone indiscussi benefici ma altrettanto evidenti problemi anche in ottica futura.
A questo elemento di carattere storico si aggiungono la crescita di produttività da sviluppo tecnologico (basti pensare ai progressi di informatica e automazione negli ultimi 30 anni) e la globalizzazione che, insieme alla finanziarizzazione spinta dei sistemi economici, ha consentito a singoli soggetti privati di raggiungere posizioni di dominanza e persino di monopolio a livello globale, con conseguente accentramento dei profitti.
In che misura quello descritto sia un problema rilevante, Oxfam lo riassume così:
Le concentrazioni estreme di ricchezza minano la crescita economica, corrompono la politica e i media, corrodono la democrazia e alimentano la polarizzazione politica.
Una nuova ricerca di Oxfam mostra anche che i più ricchi contribuiscono in modo determinante al collasso climatico: un miliardario emette un milione di volte più carbonio di una persona media e i miliardari hanno il doppio delle probabilità rispetto all’investitore medio di investire in industrie inquinanti come i combustibili fossili.
Sulle asserzioni sul «collasso climatico» non ci soffermeremo in questa sede ma rileviamo come le argomentazioni «green» e le politiche ESG sembrino stare particolarmente a cuore proprio alla ristretta cerchia delle persone più ricche al mondo.
Il rapporto suggerisce quattro passi fondamentali per ridurre le disuguaglianze, incluso l’aumento della tassazione sui super-ricchi e l’utilizzo delle entrate per finanziare settori chiave come l’assistenza sanitaria, l’istruzione e la sicurezza alimentare.
Circa l’imposizione fiscale, Oxfam suggerisce di implementare una tassazione più elevata sui super-ricchi, suggerendo che una tassazione fino al 60% del loro reddito e aliquote ancora più alte per miliardari e multimilionari potrebbe contribuire significativamente a ridurre le disuguaglianze.
Altre proposte includono tasse patrimoniali di solidarietà e tasse di successione elevate per prevenire la perpetuazione dell’ineguaglianza.
Che queste soluzioni possano rivelarsi corrette in assenza di altri elementi di tipo politico, ideologico e legislativo appare comunque controverso: i liberisti puri asserirebbero che, a queste condizioni, verrebbe meno l’incentivo a produrre ricchezza da parte dei soggetti che hanno maggiori risorse per investire in tal senso.
Altro elemento che rende forse semplicistica la soluzione proposta è la gestione delle risorse raccolte attraverso questa iper-tassazione: il denaro verrebbe reinvestito o semplicemente distribuito? Nel secondo caso, una distribuzione pubblica non associata alla capacità individuale di produrre ricchezza genererebbe un sistema nel complesso sostenibile e davvero equo? O ci sarebbe piuttosto il rischio di disincentivare al lavoro produttivo (con il risultato di creare incapacità di svolgerlo anche quando necessario o desiderato) non solo i super ricchi ma anche la popolazione generale?
Il tema risulta decisamente complesso e controverso. Se le soluzioni non sono scontate è certamente chiaro che il problema non possa essere messo sotto il tappeto e che anzi sia forse uno dei maggiori temi che la società nel suo complesso deve affrontare in questo inizio di millennio in cui appare chiaro che il ruolo dell’uomo come creatura orientata alla ricerca di senso, prima ancora che come soggetto economico, sia messa in forte discussione.
Di seguito il report Oxfam completo: