La vita è fatta di miliardi di scelte, ma non tutte hanno lo stesso peso. Più nel tempo si dispiegheranno gli effetti e maggiore è, in genere, l’attenzione con cui le si adotta.
Consideriamo il caso di un capitale da voler impegnare per 4 anni. Ancora, ipotizziamo che la scelta volesse ricadere sul reddito fisso e, giusto per restringere al massimo la nostra analisi, tra due prodotti concorrenti.
Vediamo nello specifico il conto deposito vincolato in banca a 48 mesi e il BTP a cedola semestrale: quali sono i pro e i contro dei due strumenti?
leggi anche
Rendimenti ricchi fino al 4,04% alle aste dei titoli di Stato emessi a tassi fissi e costanti
Il vincolo in banca per 48 mesi sul conto deposito
Agli inizi del decennio, cioè nel ’20-’21, sul breve-medio termine i rendimenti dei conti deposito (CD) erano mediamente i prodotti più redditizi. Erano gli anni del denaro a buon mercato, per cui gli yield sui titoli di Stato a 1-3-5 anni erano nulli o negativi. Morale, tra BTP e CD a breve termine non c’era quasi confronto. Le cose sono mutate quando i tassi BCE hanno ripreso a salire, in cui il bond sovrano si è ritrovato più volte nelle vesti di benchmark del reddito fisso.
Il CD ha un punto di forza che il bond in sé non ha, sovrano o corporate che sia. Annulla il rischio di mercato dato che da apertura a chiusura il nominale sottoscritto non va mai sotto la parità. Non avendo un mercato secondario in cui scambiarlo, resta sempre un rapporto a due, cioè tra cliente ed emittente. L’assenza di tale pericolo è un vantaggio o, meglio, potrebbe esserlo a seconda dei punti di vista.
La mancanza di un’arena di scambio intermedio da apertura a chiusura rappresenta un problema nella misura in cui quel capitale dovesse servire prima del termine. Perché o è l’emittente ad aprire allo scambio vincolo-denaro o quel capitale è da ritenersi “non proprio” (meglio: indisponibile, appunto) fino al termine del rapporto.
Vantaggi e svantaggi del rapporto vincolato bancario
Poi vi sono almeno altri tre vantaggi a favore de CD vincolato, il primo dei quali è nel maggior ritorno a scadenza rispetto al pari prodotto libero. Nella misura in cui si è certi della non necessità di quel capitale per X tempo, è un peccato perdere i maggiori interessi a parità di tempo dell’investimento.
Poi c’è che tra gli istituti di credito vi è molta più offerta di prodotti a vincolo rispetto a quelli liberi, il che è senza dubbio un vantaggio. Infine non prevedono costi di gestione (idem per quelli liberi) come la commissione di acquisto di BOT e BTP e dossier titoli, per esempio. Parimenti, non prevedono la compilazione della MIFID per poterli sottoscrivere.
Ritornando ai contro, invece, il primo c’è che il prodotto è fiscalmente più tassato rispetto a quelli a garanzia sovrana come buoni postali e titoli di Stato. Pagare il 26% di ritenuta d’acconto (CD) rispetto al 12,50% dei secondi non è proprio la stessa cosa. Poi c’è il tema garanzia sul capitale, dato che è limitata sia quella della banca emittente che del FITD (fino a 100mila €), mentre è illimitata sui bond MEF. Infine ci sono le condizioni di sottoscrizione del CD, specie quella riguardante la previsione o meno di un annesso conto corrente. L’ideale sarebbe che la banca in questione non prevedesse alcun c/c collegato al CD.
Quanto rendono oggi i conti deposito vincolati a 4 anni?
Su un noto sito comparatore di questi strumenti scopriamo che i primi 5 CD a vincolo a 48 mesi sono racchiusi tra il 3,50% e il 3,00% annuo lordo. Al netto della tassa sugli interessi, tra il 2,59% e il 2,22%. Sempre in tema di Fisco, in un caso sui cinque abbiamo notato una banca che assolve l’imposta di bollo (0,2% annuo) in nome e per conto del cliente.
Ancora, le prime due banche in termini di ritorni liquidano gli interessi con periodicità trimestrale. Nei restanti tre casi, invece, a cadenza annua (un emittente) o tutti corrisposti a scadenza (gli altri due). Una costante, invece, è l’indisponibilità dei 5 istituti da noi incontrati a chiudere in anticipo il deposito. Quanto all’associato conto corrente, infine, solo in un caso su cinque è previsto che il maggior tasso del CD sia riservato ai soli titolari del c/c della banca emittente.
leggi anche
8,00% di premio a scadenza sul nuovo buono fruttifero postale Rinnova 3X4. Conviene comprare?
I ritorni attuali sui titoli di Stato a tassi fissi e costanti o crescenti
Passiamo ora al BTP pari durata, dove sul quasi 48 mesi di vita residua incontriamo un BTP a cedole step-up e un altro a tassi fissi.
Lo step-up in questione è il BTP Valore a 6 anni in scadenza il 14/05/’30 emesso il 14 maggio 2024 e ISIN ordinario IT0005594483. Cinque giorni fa ha staccato l’ultima cedola del 1° step, il 3,35% annuo lordo, per cui da qui in poi pagherà il 3,90% p.a., lo 0,8375% lordo ogni 3 mesi. In particolare, non ci sarà nessun premio fedeltà per gli attuali acquirenti, prerogativa esclusiva dei soli sottoscrittori in fase di collocamento. Stamane prezza sui 101,75 per un effettivo a scadenza del 3,32% circa. In pratica da qui al termine renderà all’incirca l’11,16% netto (di sola ritenuta) del capitale nominale acquistato.
Un altro BTP a tasso fisso, invece, scade il 15/07/’30, un mesetto dopo il Valore Mg30. Ha identificativo IT0005542797 e paga il 3,7% lordo annuo, ossia l’1,85% semestrale. L’obbligazione prezza tuttavia sopra la pari a 102, per un effettivo a scadenza del 3,18% annuo lordo (dati: Borsa Italiana), un 11% circa netto totale. Per avere una stima del rischio di mercato, invece, l’attuale duration modificata del Tf3,7% Gn30 è a 3,66. Vista più “da vicino”, i prezzi min-max da gennaio a oggi sono stati a 101,14 e 104,98.
Conto deposito vincolato in banca a 48 mesi o BTP a cedola semestrale? Pro e contro
Dunque, i ritorni annui e complessivi dei due BTP su illustrati battono quelli dei CD pari durata a vincolo. Tuttavia, sui bond si tratta di considerazioni più mutevoli tra una seduta e un’altra di contrattazioni rispetto ai CD, mutevoli sì, ma con più calma rispetto ai bond.
I titoli sovrani qui visti godono inoltre di elevata liquidità sul MOT per cui meglio si prestano anche per operazioni di breve respiro. Pensiamo al caso della sopravvenuta necessità di disporre del capitale iniziale, o al caso di cambio di strategia o del prodotto in portafoglio. O, ancora, al caso dell’investitore più “evoluto”, cioè più dinamico, alla costante ricerca del giusto timing di ingresso e/o uscita dall’asset e ottimizzare:
- il tempo di impiego del capitale;
- il ritorno lordo a scadenza e/o del proprio trade;
- la remuneratività del capitale in sé.