Addio alle app obbligatorie per ricaricare l’auto elettrica. Scopri la svolta del regolamento AFIR su POS, prezzi trasparenti e colonnine autostradali.
Cos’è il regolamento AFIR e perché comporta una svolta radicale per la rete di ricarica per le auto elettriche? Il regolamento Alternative Fuels Infrastructure Regulation è stato introdotto dall’Unione Europea per imporre una svolta obbligatoria per la rete pubblica di ricarica con l’obiettivo di rendere il rifornimento elettrico accessibile, trasparente e capillare come quello dei tradizionali distributori di carburanti.
Il regolamento è entrato in vigore da aprile 2024, ma le scadenze più impattanti si concentrano a partire dal 1° gennaio 2027.
Ricarica auto elettrica con pagamenti liberi
Oggi per chi possiede un’auto elettrica fare il rifornimento è quasi un incubo: per il pagamento è quasi sempre obbligatorio l’abbonamento o l’app.
La novità più rilevante che viene introdotta con il regolamento riguarda il metodo di pagamento delle ricariche. Tutte le colonnine di ricarica rapida e ultra-rapida in corrente continua devono disporre obbligatoriamente di un lettore di carte di credito o di debito contactless. L’obbligo, che è già attivo per le nuove installazioni dal 13 aprile 2024, si estende anche alle colonnine preesistenti a quella data dal 1° gennaio 2027.
Sempre per quel che riguarda i pagamenti, poi, le tariffe devono essere trasparenti e confrontabili prima che l’automobilista inizi la ricarica.
Colonnine lungo tutte le autostrade
Una delle preoccupazioni maggiori per chi ha un’auto elettrica è quella di trovare una stazione di ricarica quando si è in viaggio. Per eliminare questa preoccupazione e per dare la sicurezza dell’autonomia durante i viaggi lunghi in Europa, il regolamento impone che entro il 2027 le stazioni di ricarica ad alta potenza (almeno 150 kW) dovranno essere installate nei corridoi stradali principali, a una distanza massima di 60 chilometri una dall’altra.
Ogni pool di ricarica, inoltre, nelle tratte principali dovrà garantire una potenza minima complessiva, che negli anni successivi per supportare anche i mezzi pesanti, aumenterà progressivamente.
Crescita progressiva
Il regolamento introduce, inoltre, un meccanismo che vincola ogni Stato membro a far crescere l’infrastruttura delle stazioni di ricarica di pari passo con l’immatricolazione delle auto elettriche. Per ogni veicolo 100% elettrico immatricolato nello Stato deve essere erogata una potenza di almeno 1,3 kW, mentre per ogni veicolo ibrido la quota minima è fissata a 0,8 kW.
AFIR, cosa cambia per camion e autobus
Il regolamento AFIR non è nato solo per le auto elettriche; una delle sue parti riguarda anche la decarbonizzazione del trasporto merci. Prevede infatti l’installazione di stazioni di ricarica obbligatorie anche per i veicoli commerciali pesanti e che entro il 2030 alcune autostrade eroghino nell’ordine dei 3,6 MW o superiore prevedendo punti di ricarica da almeno 350 kW. Questo consentirebbe ai camionisti di ricaricare il veicolo durante le pause obbligatorie.
La situazione dell’Italia
L’Italia in questo campo sta scontando il ritardo nella copertura delle ricariche ultra-rapide sulle autostrade, anche se ha una rete urbana ed extraurbana molto buona. La crescita in autostrada è stata frenata dalla burocrazia e dalla mancata pubblicazione dei bandi di gara da parte dei concessionari autostradali. La conseguenza è che la concorrenza è stata limitata e molte aree di servizio non offrono stazioni di ricarica.
Nell’ultimo periodo, però, la situazione sta cambiando con i punti di ricarica che, in autostrada, hanno superato quota 1.500 unità. Ora circa la metà delle aree di servizio dispongono di stalli elettrificati.
Se l’Italia non dovesse adeguarsi agli standard di densità geografica, la Commissione Europea attiverebbe immediatamente una procedura di infrazione per la violazione del diritto comunitario. Questo si tradurrebbe in un iter legale con conseguenti sanzioni pecuniarie pesantissime.