Redditometro, in caso di controllo bisogna dimostrare come sono stati spesi i soldi. La sentenza

Patrizia Del Pidio

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Accertamento sintetico da redditometro, perché non basta avere redditi esenti. Le regole della Cassazione su onere della prova e tracciabilità dei fondi.

Redditometro, in caso di controllo bisogna dimostrare come sono stati spesi i soldi. La sentenza

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Una nuova sentenza della Corte di Cassazione fa ulteriore chiarezza sull’accertamento sintetico del redditometro. Con l’ordinanza 16798/2026 del 28 maggio 2026, i Supremi Giudici delimitano la difesa del contribuente in un perimetro più stringente. La dimostrazione di avere avuto redditi esenti o con ritenuta alla fonte da sola non basta a superare le contestazioni del Fisco. Il contribuente deve poter dimostrare il nesso causale tra le somme in questione e le spese contestate dall’amministrazione tributaria.

Scopriamo cosa cambia concretamente dopo la sentenza e quali sono le nuove regole che il contribuente deve seguire per difendersi da eventuali contestazioni del Fisco.

Il caso e la decisione dei Giudici

La vicenda nasce da un ricorso dell’Agenzia delle Entrate contro una sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia con la quale i giudici avevano accolto la difesa del contribuente. Secondo i giudici il possesso della documentazione che certificava altri redditi esenti era un elemento sufficiente ad annullare la pretesa del Fisco.

La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato la sentenza accogliendo il ricorso dell’Agenzia delle Entrate. Secondo gli Ermellini, infatti, i giudici siciliani hanno commesso un errore non verificando la destinazione delle somme. Per questo motivo la causa è stata rinviata per un nuovo esame.

Per la Cassazione la sola disponibilità del denaro non basta a evitare l’accertamento del Fisco. Se il contribuente ha ricevuto delle somme esenti da tassazione ha anche l’obbligo di dimostrare che le stesse somme sono state impegnate per coprire le spese contestate dal Fisco.

Redditometro e presunzione

Il redditometro, come chiariscono i Giudici, genera una presunzione legale relativa che esonera l’amministrazione fiscale dal dover fornire qualsiasi altra prova dopo aver riscontrato la discrepanza tra il tenore di vita tenuto e il reddito dichiarato.

Con la presunzione legale relativa il contribuente può difendersi, ma deve assolvere l’onere della prova contraria che deve essere assolto con prove documentali e analitiche.

Per smontare le pretese del Fisco, quindi, il contribuente deve produrre estratti conto che dimostrino le movimentazioni di denaro in corrispondenza degli acquisti contestati. Può fornire atti pubblici che dimostrino la provenienza delle somme esenti, ma deve poter dimostrare anche che le stesse sono state utilizzate per pagare le spese contestate. Solo in questo modo può dimostrare che la spesa non è stata pagata con redditi non dichiarati (in nero).

Il contribuente deve quindi dimostrare di aver attinto a patrimoni leciti.

Redditometro per i contenziosi passati

Anche se lo strumento del redditometro negli ultimi anni è stato profondamente rimodulato prevedendo controlli maggiormente mirati, resta valido per i contenziosi legati al passato. L’ordinanza della Suprema Corte conferma il trend giurisprudenziale del momento, ovvero più rigore nei confronti del contribuente: nei rapporti con il Fisco la forma è sostanza e la ricchezza lecita non salva dai controlli. Per evitare le pretese dell’Agenzia delle Entrate si deve poter dimostrare tutto il percorso del denaro.

Quadro normativo attuale

Il Fisco attualmente non può attivare a piacimento l’accertamento sintetico poiché sono stati posti, per legge, precisi paletti che prevedono che:

  • lo scostamento tra reddito dichiarato e reddito presunto tramite le spese deve essere pari o superiore al 20%;
  • il reddito complessivo accertabile deve essere superiore a dieci volte l’assegno sociale Inps (per i controlli 2026 la soglia è pari a 71.011,20 euro).

Prima di emettere l’avviso di accertamento, l’Agenzia delle Entrate deve convocare il contribuente per fornire prove documentali.

In ogni caso le sentenze della Cassazione non sono sempre a favore dell’amministrazione tributaria. In una recente sentenza, la 22968 del 2026, i Giudici sono andati in favore del contribuente stabilendo che il tribunale non può ignorare le prove prodotte, ma deve analizzarle singolarmente.

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