Reddito di cittadinanza, perché la congruità era l’unica cosa da salvare?

Redazione Money Premium

29 Dicembre 2022 - 12:09

La logica grillina dell’ “uno vale uno” applicata al mondo del lavoro non funziona: oggi non c’è penuria di lavoratori ma di competenze.

Reddito di cittadinanza, perché la congruità era l’unica cosa da salvare?

Il reddito di cittadinanza, nonostante i suoi difetti strutturali, aveva il pregio di aver inserito il principio di congruità nell’offerta di lavoro.

Essa si reggeva su tre requisiti: la coerenza tra l’offerta di lavoro e le esperienze e competenze maturate; la distanza del luogo di lavoro dal domicilio e tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico; la durata della fruizione del beneficio.

In assenza di questi requisiti, il percettore del reddito continuava ad usufruirne.

Ora, stando alle ultime modifiche previste dalla Legge di Bilancio 2022, il governo Meloni cancella in un colpo solo l’aggettivo “congrua” e con essa qualsiasi idea di competenza, merito e produttività.

Come ha affermato di recente il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Durigon, intervenendo su Radio 24, «qualsiasi persona anche laureata, a cui offrono un posto anche per fare il cameriere, casomai vicino casa, è giusto che in qualche modo lo vada a completare, altrimenti non capisco perché deve prendere dei soldi pubblici».

In pratica è la logica grillina dell’ “uno vale uno” applicata però al mondo del lavoro, contraddicendo uno dei mantra elettorali di Giorgia Meloni ovvero una società che mette il merito e le competenze ai primi posti.

Al di là però dell’aspetto politico, il discorso della congruità dell’offerta di lavoro tocca uno dei problemi più gravi per il sistema Paese.

Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro con difficoltà di reperimento di personale con skills professionali adeguate porta ad avere uno stock di posti di lavoro disponibili ma che non possono essere occupati.

Il rapporto Excelsior, realizzato da Unioncamere e ANPAL, evidenzia come nel 2022 il 60% delle imprese con dipendenti ha previsto assunzioni ma nel 41% dei casi la selezione si è rivelata più difficile del previsto: in due casi su tre non si trovano profili disponibili mentre nel restante 33% è la preparazione richiesta a non essere adeguata.

Non è un caso che il tasso dei posti vacanti in Italia nel terzo trimestre 2022 secondo l’Istat, è ai massimi dal 2016, con un valore superiore al 2%.

Quello che serve oggi è aumentare la congruità a tutti livelli, partendo giustamente dall’istruzione e dalla formazione professionale ma soprattutto sincronizzando al meglio domanda e offerta di lavoro.

Se le aziende non trovano personale non è certo per il reddito di cittadinanza e di giovani choosy, ma del perenne mismatch tra capacità professionali e mansioni da eseguire.

La congruità dell’offerta di lavoro oggi non è un capriccio ma una necessità che le stesse aziende richiedono: nessun professionista delle risorse umane selezionerebbe mai un candidato senza esperienze, soft e hard skills in linea con gli obiettivi da raggiungere.

L’innovazione tecnologica e lo sviluppo del terziario avanzato richiede un personale competente per essere portato avanti: l’idea del sottosegretario Durigon è indice dell’assenza di una visione costruttiva del mondo del lavoro e dell’incapacità di saper leggere le dinamiche delle imprese di oggi.