Red Bull, il grande piano per il calcio europeo e non solo

Francesco Nasato

6 Dicembre 2024 - 12:05

Le voci sul Torino e i recenti investimenti in Francia e in Oriente. Red Bull sembra avere in mente una strategia precisa sul calcio. In Europa, ma non solo.

Red Bull, il grande piano per il calcio europeo e non solo

I rumors si inseguono ormai da settimane, nonostante siano arrivate diverse smentite anche ufficiali.

La Red Bull starebbe parlando da diversi mesi con Urbano Cairo per rilevare il Torino dall’attuale proprietario, insieme anche allo stadio e alle sue aree circostanti. Un investimento che, se mai accadesse, sarebbe in pieno stile Red Bull, con una visione ampia che va oltre il semplice aspetto sportivo di un club o di una società, ma immagina uno sviluppo che accolga nel suo processo anche realtà e aspetti che fino ad ora spesso i club calcistici hanno ignorato.

L’eventuale operazione a tinte granata non sarebbe la prima, naturalmente, da parte di Red Bull, ma si inserirebbe in quello che sembra un rinnovato vigore e interesse per il calcio da parte del gigante austriaco. Interesse che come dimostrano gli ultimi mesi non si limiterebbe alla sola Europa, guardando anche ad altri mercati in questo momento secondari per il loro peso sportivo nella mappa mondiale del calcio.

Red Bull-Torino, i numeri di un eventuale affare

Iniziamo con il provare a mettere un pochino di ordine sulle voci Red Bull-Torino. Negli ultimi giorni si era parlato del 4 dicembre come del momento in cui tutto sarebbe venuto a galla, con una poderosa accelerata verso il cambio di proprietà per il Torino. Non solo, perché le indiscrezioni raccontavano non solo di Red Bull in corsa, ma anche di PIF, il potentissimo e ricchissimo fondo statale saudita. A smontare tutto ci ha pensato a Radio Sportiva Urbano Cairo: «Red Bull e Pif? Tutto inventato, non vendo il club. Quelli di Red Bull li ho incontrati a luglio, mi hanno voluto conoscere per diventare sponsor e così è stato. Da allora non li ho più incontrati. I signori di PIF non li conosco neppure. Non c’è stato alcun tipo di contatto, sono tutte cose inventate quelle che circolano. Non vendo il Toro, ma non voglio rimanerci a vita. Se qualcuno più ricco di me si farà avanti, sono pronto ad ascoltare le proposte». Insomma, Red Bull sì, ma solo come sponsor, niente di niente invece per quanto riguarda gli arabi. Certo nelle ultime ore a La Stampa Cairo ha lasciato aperto più di uno spiraglio per una cessione del Torino: «Se mi chiedessero di scommettere un euro sulla mia presenza qui anche tra 12 mesi, non lo scommetterei» le sue parole.

In mezzo a tante voci è anche difficile ipotizzare le possibili cifre di una cessione del Torino. Ragionevolmente ci si potrebbe attestare intorno ai 200 milioni di euro, ma come detto sono tutte ipotesi al momento. Attenzione poi al possibile inserimento in un’eventuale trattativa anche dello stadio Grande Torino. Il Comune di Torino infatti nel 2015 lo ha concesso al Torino per 10 anni per un canone di 500mila euro all’anno. L’accordo è in scadenza in estate e non può essere rinnovato. Due le strade: il Torino, o chiunque altro, acquista l’impianto o altrimenti si procederà con una gara per la sua assegnazione. Posizioni queste confermate anche dallo stesso Comune di Torino. L’asset stadio, se appunto incluso nell’acquisizione del Torino, potrebbe giovare a tutti: a chi cede per massimizzare il suo incasso e a chi acquista per avere un’infrastruttura importante su cui investire da subito in un’ottica di aumento dei ricavi.

Red Bull fa shopping in Francia e in Oriente

In questi mesi intanto Red Bull non è rimasta immobile, in attesa che Jurgen Klopp diventi responsabile globale per il calcio della multinazionale. Nelle scorse settimane infatti l’azienda e la famiglia Arnault, proprietari della conglomerata del lusso LVMH, hanno acquisito in partnership il Paris FC che in questa stagione gioca in Ligue2. Nello specifico entro il 2027 l’80% del pacchetto azionario apparterrà alla famiglia Arnault, mentre Red Bull arriverà al 20% e l’investimento iniziale previsto oscilla tra i 100 e i 200 milioni di euro. Un’enormità se si considera che il budget complessivo del Paris per questa stagione è di circa 30 milioni di euro. Per Red Bull quindi una quota di minoranza, ma che non impedirà agli austriaci di portare all’interno del club il loro modello per il calcio, le competenze e le esperienze acquisite in questi anni con gli altri club di cui sono proprietari in giro per il mondo. E occhio, perché dal 1 gennaio 2025 il Paris FC sarà anche affare di Klopp nel suo nuovo ruolo.

Lo scorso agosto poi Red Bull ha annunciato un’acquisizione anche in Giappone, con la squadra di terza divisione Omiya Ardija, subentrando all’operatore di telecomunicazioni Nippon Telegraph e Telephone East. Tra gli obiettivi di questa operazione aumentare la notorietà del suo marchio in Giappone e sviluppare contemporaneamente il mercato delle bevande energetiche del Paese. Le proprietà nel calcio di Red Bull come detto sono sparpagliate in tutto il mondo: Lipsia, Salisburgo, New York Red Bull, Liefering, Bragantino, Red Bull Brazil e Nuuk. Attenzione però a quelle che potrebbero essere le ombre dietro al modello che Red Bull introduce nei suoi club. Sicuramente lo sviluppo degli stessi sotto molteplici punti di vista non è in discussione, ma alcuni episodi delle ultime settimane hanno sicuramente attirato l’attenzione. A Salisburgo, per esempio, il pubblico di casa sembra essere stufo del modo di condurre il club di Red Bull e il numero di presenze allo stadio è lì a dimostrarlo. A Lipsia, invece, sembra mancare, almeno per adesso, l’ultimo gradino per diventare sul serio un grande club a livello europeo in grado di competere con continuità con le big. Red Bull intanto va avanti per la sua strada e chissà che in un futuro prossimo non aggiunga anche il granata ai colori di proprietà nel suo portafoglio del calcio.