Reato di peculato: cos’è, condotta e pena prevista

Il reato di peculato consiste nell’appropriazione di beni e denaro commessa dal pubblico ufficiale. Vediamo la disciplina legale, le pene previste e in cosa si distingue rispetto all’appropriazione indebita.

Reato di peculato: cos'è, condotta e pena prevista

Cos’è esattamente il peculato? Chi può commetterlo e quale punizione è prevista? Sono domande frequenti, anche perché purtroppo del reato di peculato se ne sente spesso parlare.

Questo reato è previsto dall’articolo 314 del Codice penale ed è punito con la reclusione dal minimo di 4 anni al massimo di 10 anni e 6 mesi, che può essere anche diminuita nelle circostanze che andremo a spiegare.

Chi compie il peculato commette un reato contro il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione, lede le funzionalità dell’ufficio a cui è preposto e causa un danno ai beni di cui si appropria indebitamente.

In questo articolo vedremo nel dettaglio la disciplina del reato di peculato e come fare a non confonderlo con una fattispecie simile, l’appropriazione indebita.

Reato peculato: che cos’è?

Il delitto di peculato è una particolare forma di appropriazione indebita commessa da chi riveste il ruolo di pubblico funzionario. Commette peculato il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che si appropria del denaro o delle cose altrui di cui è in possesso o ha la disponibilità in ragione del suo ufficio. La disciplina completa è contenuta nell’articolo 314 del Codice penale , nella parte dedicata ai delitti contro la Pubblica amministrazione.

Nell’ambito del diritto penale il peculato è definito un reato proprio: significa che può essere commesso solo ed esclusivamente da un soggetto che riveste la qualifica di pubblico ufficiale o incaricato di un pubblico servizio.

Per quanto riguarda l’elemento oggettivo invece, il reato di peculato si pone in essere con l’appropriazione di denaro o di beni altrui che si trovano nella disponibilità dell’agente proprio in ragione del suo ruolo. La condotta può avvenire in diversi modi: mediante alienazione del bene, dissipazione, rifiuto della restituzione e furto.

Qual è la pena per il peculato?

Ora che abbiamo capito cos’è il peculato vediamo quali sono le sanzioni per chi si macchia di questo reato.

L’articolo 314 del Codice penale prevede la reclusione da 4 anni al 10 anni e 6 mesi in carcere.

Il giudice applicherà un’attenuante quando il reo ha agito con l’unico scopo di fare un uso momentaneo della cosa di cui si è appropriato e poi l’ha restituita. In questo caso la pena è la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Questa circostanza viene detta “peculato d’uso”.

Reato di peculato mediante profitto dell’errore altrui

Oltre al peculato semplice e al peculato d’uso, il nostro ordinamento prevede anche un’altra fattispecie: si tratta del peculato mediante profitto dell’errore altrui, descritto nell’articolo 316 del Codice penale come segue:

“Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, il quale, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, giovandosi dell’errore altrui, riceve o ritiene indebitamente, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.”

Affinché si configuri questa particolare tipologia di peculato è necessario che l’errore del soggetto passivo sia spontaneo e non causato dal raggiro del pubblico ufficiale poiché in questo caso si avrebbe una truffa aggravata.

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