Rai Way, la partita delle torri apre un nuovo fronte sulle comunicazioni?

Andrea Muratore

26/01/2024

Rai Way sul mercato? Se ne discute. Ma per quali fini lo Stato vuole venderne quote? C’è indecisione sui reali obiettivi di sistema del piano di Giorgetti.

Rai Way, la partita delle torri apre un nuovo fronte sulle comunicazioni?

Sarà Rai Way uno degli asset strategici a cui lo Stato guarderà per avanzare nella partita della privatizzazione degli asset controllati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in forma diretta e indiretta per raggiungere l’agognato obiettivo di 20 miliardi di euro entro il 2026?

Il ritorno del Patto di Stabilità europeo impone riflessioni serie sugli adempimenti della Legge di Bilancio, la cui attuazione sarà attentamente vagliata a livello comunitario. Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti hanno messo nero su bianco l’impegno a ottenere 20 miliardi di euro dalle privatizzazioni e da tempo li cercano ovunque. Si è parlato della privatizzazione di parte di Cdp Equity, dell’apertura al mercato delle Ferrovie dello Stato, della vendita di quote di Poste Italiane, financo della privatizzazione del 4% di Eni e della discesa in campo delle casse previdenziali come investitori di sostegno allo Stato. Rai Way è un’azienda in cui un’apertura di mercato è ritenuta più probabile.

Il risiko delle torri

L’azienda, che è quotata a Piazza Affari, ha i due terzi del capitale in mano a Viale Mazzini e il 29% circa flottante, è la partecipata della Rai che gestisce le torri di telecomunicazione. La partita oggi interseca diversi settori. La questione del business delle torri di telecomunicazione è legata al fattoche le aziende proprietarie hanno costruito un’ampia rivoluzione sul campo con investimenti per la comunicazione in banda larga e la sfida del 5G.

“In un settore che ha usato la leva per finanziare il consolidamento, il costo del debito è salito alle stelle” sull’onda dell’aumento dei tassi e della crisi economica da inflazione del 2022-2023, scriveva alcuni mesi fa Sara Bennewitz su Repubblica, “anche se molti contratti di affitto beneficeranno anche di un adeguamento all’inflazione. Nel decennio 2012-2022 è stato uno dei comparti più attivi nell’M&A, ma ora per le torri inizia una nuova fase: c’è da digerire quanto è stato acquistato e ottimizzare gli investimenti in vista del lancio della rete di quinta generazione (5G), che implica infrastrutture più capillari”.

Rai Way, azienda che fattura da sé meno di 70 milioni di euro, ha un margine operativo notevole per la sua capacità di gestire i servizi audiovisivi su lunga distanza. L’ad della Rai, Roberto Sergio, promette di portare in pareggio il bilancio del gruppo per l’anno fiscale 2023 e, a conti fatti,, per farlo avrà bisogno dei dividendi staccati alla capogruppo dalla stessa Rai Way. Il cui sviluppo ha contribuito negli anni anche ad accumulare un ampio fardello debitorio che Viale Mazzini ora calcola in 560 milioni di euro.

Quali fini dalla privatizzazione?

Non a caso già in passato si è parlato di vendere quote di Rai Way per valorizzare l’investimento fatto. Ieri l’obiettiov era ripianare il debito della Rai, oggi quello dello Stato. Giorgetti ha dichiarato a inizio anno che “ci sono diversi dossier sulle privatizzazioni, alcuni come Ferrovie necessitano di scelte legislative e adeguamenti normativi, mentre altri come Poste o RaiWay potrebbero essere più facili da gestire”. Per Rai Way la ratio della discesa dello Stato sta nella presenza di un Dpcm firmato da Mario Draghi e sostenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico guidato dallo stesso Giorgetti nel 2022 che autorizza lo Stato a scendere fino al 30% del capitale di Rai Way. Ebbene, già due anni fa Giorgetti notava che vendere quote di Rai Way non sarebbe stato sufficiente per ripianare il debito di Viale Mazzini. Figurarsi, oggi, per quello dello Stato.

Rai Way è sempre stato considerato un asset strategico quando la partita prevedeva, potenzialmente, scalate di attori extraeuropei come i fondi cinesi alle torri italiane. Oggi nel disegno industriale del governo sembrano sovrapporsi diverse priorità. Da un lato, c’è una comprensibile tendenza al consolidamento che vede come prospettiva possibile un M&A di Rai Way con Ei Towers, la società di Mediaset che gestisce le analoghe strutture del Biscione. Un asset unico in cui la Rai possa scendere al 51% di Rai Way e entrare al contempo nel capitale di Ei Towers, quotata in Borsa dal 2019, è ritenuto utile per costruire economie di scala ed evitare che, nell’epoca del prime, dei servizi digitali e del 5G Rai e Mediaset competano anche sul settore delle frequenze.

I fini della privatizzazione

Diverso è il caso in cui la vendita di quote di Rai Way sia considerata unicamente uno strumento per fare cassa. In quest’ottica, la Rai e lo Stato che la controlla si priverebbero di una quota di controllo su un presidio strategico dello Stato, affidandosi unicamente alla disciplina del golden power e non al controllo effettivo come strumento d’influenza concreta sul suo capitale, e rinuncerebbero ai preziosi dividenti interni che il gruppo controlla. Il tutto per una goccia nell’oceano della corsa alla “cassa” da 20 miliardi, 19 ora grazie alla cessione di parte delle quote di Monte dei Paschi di Siena, che Giorgetti e Meloni vogliono accumulare.

La ratio resta quella di capire quale sia la vera strategia di politica industriale dell’esecutivo. Su asset come Rai Way si ripropone lo stesso dilemma del deal Telecom-Kkr: quanto l’ingresso di operatori di mercato è visto dallo Stato come potenziale fonte di introiti, investimenti e linfa vitale per gruppi a partecipazione pubblica che si intende far crescere? Quanto, invece, risponde a necessità di piccolo cabotaggio? Laddove un asset è presidiato nella sua direttrice operativa e nei suoi investimenti, la quota di capitale pubblico non è esaustiva del valore dell’attività statale. Ma se si rinuncia a un’opera di coordinamento o si confondono i piani, il rischio è creare imbarazzo. E lo Stato, scegliendo di non scegliere la sua opzione preferita, rischia in nome della foga privatizzatrice del duplex Giorgetti-Meloni di creare fraintendimenti su un’azienda chiave, e sana sul fronte operativo, come Rai Way.

leggi anche

La Germania al bivio

La Germania al bivio