Pagare meno tasse con il quoziente familiare: cos’è e come funziona

Nadia Pascale

26/10/2022

28/10/2022 - 10:22

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Tra le proposte del governo Meloni c’è il quoziente familiare per il calcolo dell’Irpef. Ecco come potrebbe funzionare e quali vantaggi potrebbe portare.

Pagare meno tasse con il quoziente familiare: cos’è e come funziona

La famiglia è sempre stata centrale nella campagna elettorale del centrodestra e sembra che la riforma fiscale che nascerà nei prossimi mesi vada in tale direzione attraverso l’applicazione del quoziente familiare, anche conosciuto come modello francese.

Ricordiamo che durante la passata legislatura era in discussione la legge delega per la riforma fiscale, ma il 20 settembre quindi a pochi giorni dalle elezioni, la discussione è stata fermata in Senato e durante la riunione dei capigruppo è stato ufficializzato lo stop alla discussione sulla legge delega e di conseguenza si è fermato l’iter. Si parte ora di nuovo e tra i principi che potrebbero essere pilastri fondamentali della futura riforma del Fisco potrebbe esserci proprio il quoziente familiare.

Non è la prima volta che se ne parla e già durante il primo Governo Conte, formato da Lega e M5S, il quoziente familiare era stato portato come esempio di tassazione in grado di risolvere le “storture” dell’Irpef.

Cos’è, come funziona e quali vantaggi produce il quoziente familiare?

Uno dei motivi per cui si profila l’ipotesi di riforma dell’Irpef con tale metodologia di tassazione è l’obiettivo alla base del sistema francese, che avvantaggia le famiglie con figli e diventa quindi un incentivo alla natalità. Non è un caso che nel nuovo Governo sia stato introdotto il ministero della Famiglia e della Natalità, guidato da Eugenia Roccella. D’altronde, il basso indice di natalità che affligge l’Italia da decenni, si è acuito con la pandemia e rischia di diventare un fardello troppo pesante che peserà sulle generazioni future.

Per capire come funziona è bene partire dalle differenze rispetto all’attuale sistema di tassazione Irpefche, come noto, è basato sul reddito del singolo contribuente.

Il quoziente familiare, prevede, invece, che i redditi del nucleo familiare siano sommati e poi divisi per un numero di parti risultante dall’attribuzione di un coefficiente a ciascun componente.

A essere avvantaggiati dal quoziente familiare sarebbero le famiglie con più figli, alle quali il Governo Meloni punta a far pagare meno tasse.

Pagare meno tasse con il quoziente familiare: cos’è e come funziona

Il quoziente familiare è un metodo di calcolo di tasse e imposte già adottato in Francia con discreto successo e che più volte si è provato a introdurre in Italia a partire dal 2009. Occorre però ribadire che un sistema fiscale non può essere trasposto da un Paese a un altro senza correzioni perché il rischio è creare storture derivanti anche dai diversi servizi che ciascun Paese riconosce a carico dello Stato.

Per una tassazione più equa e calibrata in base alla composizione del nucleo di riferimento, tutte le entrate della famiglia verrebbero sommate per poi essere divise in base al numero dei componenti della stessa.

Con il quoziente familiare l’imposizione fiscale cadrebbe sul reddito che ogni componente ha a disposizione (reddito medio pro-capite), piuttosto che quello familiare unitario. In poche parole una famiglia che produce un reddito di 30.000 euro e ha due figli, dovrebbe pagare più tasse rispetto a una famiglia con lo stesso reddito, ma con tre figli. C’è però da dire che anche oggi con il sistema delle detrazioni per le spese relative ai figli a carico, il carico fiscale di queste due famiglie tipo non è lo stesso. A ciò si aggiunge che il Presidente Giorgia Meloni ha annunciato di voler rafforzare l’Assegno Unico e Universale che ha come punto di riferimento il carico familiare.
Fatte queste premesse ricordiamo brevemente i passi da seguire per effettuare il calcolo delle imposte:

  • sommare i redditi di tutti i componenti il nucleo familiare;
  • dividere la cifra ottenuta per un numero di parti risultante dall’attribuzione di un coefficiente a ciascun componente;
  • applicare sul quoziente così ottenuto le relative aliquote;
  • moltiplicare l’ammontare del debito di imposta per il numero totale delle parti (sempre risultante dall’attribuzione di un coefficiente a ciascun componente).

In sostanza la tassazione diminuisce all’aumentare dei componenti del nucleo familiare e si crea, teoricamente, un “equilibrio perfetto”: si collega l’imposizione alla capacità contributiva effettiva del nucleo familiare. Tra i vantaggi che potrebbero esservi vi sarebbe un’imposizione fiscale più equa, con aliquote più basse, ma il tutto senza toccare il principio secondo il quale le aliquote Irpef devono essere progressive.
Si potrebbe quindi ottenere una riduzione delle imposte per chi ha carichi familiari importanti, aggirando anche l’ostacolo rappresentato dall’articolo 53 della Costituzione che richiede che il sistema fiscale sia improntato a criteri di progressività. Non è un caso che il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia accantonato l’idea della flat tax per tutti e lasciato in piedi l’ipotesi di una flat tax allargata per i lavoratori autonomi (con limite di 100.000 euro per ricavi e profitti) e della flat tax incrementale.

Quoziente familiare: conviene e fa pagare meno tasse? Ecco un esempio di calcolo

L’elemento caratteristico del quoziente familiare è rappresentato dal criterio di determinazione del coefficiente attribuito ai singoli componenti del nucleo familiare.
Per capire come funziona la tassazione dei redditi in regime di cumulo è possibile prendere come esempio il regime di tassazione della Francia, Paese dell’UE in cui si applica per l’appunto il quoziente familiare.
In tal caso, il calcolo delle imposte dovute si effettua suddividendo il reddito imponibile in base al numero di persone che compongono il nucleo familiare (foyer fiscal).
A ogni persona è attribuita una quota determinata:

  • celibe, divorziato o separato, vedovo senza figli a carico: 1;
  • celibe, divorziato o separato, vedovo senza figli a carico, con invalidità: 1,5;
  • coppia sposata senza infanti a carico: 2;
  • celibe o divorziato con un infante a carico: 1,5;
  • coppia sposata o vedovo con un infante a carico: 2,5;
  • celibe o divorziato con due infanti a carico: 2;
  • coppia sposata o vedovo con due infanti a carico: 3;
  • celibe o divorziato con tre infanti a carico: 3;
  • coppia sposata o vedovo con tre infanti a carico: 4;
  • celibe o divorziato con quattro infanti a carico: 4;
  • coppia sposata o vedovo con quattro infanti a carico: 4;
  • celibe o divorziato con cinque infanti a carico: 5;
  • coppia sposata o vedovo con cinque infanti a carico: 6;
  • celibe o divorziato con sei infanti a carico: 6.
    Al reddito familiare imponibile (determinato sommando quelli dei due coniugi nel caso di famiglia con due redditi, e nel caso in cui nel nucleo abbiano redditi anche i figli, sommandoli) dovrà essere sottratta la deduzione forfettaria prevista che, in Francia, è pari al 10%.

Il reddito netto (base imponibile) dovrà quindi essere diviso in base alle quote che compongono la famiglia e per la determinazione dell’Irpef dovuta, sarà necessario applicare l’aliquota di tassazione prevista.

Proviamo a capire come funziona con un esempio pratico. Ipotizziamo il caso di una famiglia con due figli, con un reddito pari a 30.000 euro.

Dal reddito familiare lordo dovrà essere sottratto l’importo della deduzione forfettaria, pari al 10%: la base imponibile sarà quindi pari a 27.000 euro. Applicando il quoziente familiare (pari a 3 per i coniugi con due figli a carico), il reddito da assoggettare a Irpef sarebbe pari a 9.000 euro.

Si sottolinea come il calcolo sopra effettuato non prenda in considerazione l’attuale sistema di detrazioni riconosciute. Al contrario, è applicata la deduzione forfettaria alla francese quale agevolazione sostitutiva di quelle a oggi in vigore (spese mediche, lavoro dipendente, carichi di famiglia ecc..).

A chi conviene il quoziente familiare? Le criticità

L’introduzione del quoziente familiare porterebbe con sé il rischio di avvantaggiare i ricchi e di svantaggiare le famiglie con redditi più bassi. In parole povere il risparmio effettivo in moneta potrebbe essere più alto per chi ha redditi più alti e più basso per chi ha invece redditi più bassi.

Alla critica di avvantaggiare i redditi alti si aggiunge l’incognita sulle detrazioni fiscali che consentono ai contribuenti di abbattere l’imposta dovuta e di risparmiare. Attualmente il sistema italiano prevede una serie di deduzioni che vanno ad abbattere la base imponibile e una serie di detrazioni (tra cui la detrazione per lavoro autonomo e per lavoro dipendente, le detrazioni per spese mediche, cane guida, trasporti, previdenza, istruzione, spese universitarie, spese funebri…) che vanno ad abbattere le imposte. Il reale risparmio potrebbe derivare dal continuare o meno a riconoscere questi benefici.

In considerazione di ciò, già quando nel 2014 era stato l’allora Premier Matteo Renzi a voler riformare il Fisco delle famiglie italiane guardando alla Francia, era stata avanzata l’ipotesi di introdurre due clausole di salvaguardia accanto al sistema del quoziente familiare:

  • le famiglie con un quoziente familiare “svantaggioso” (sotto i 25.000 euro) avrebbero potuto mantenere il sistema di detrazioni per i familiari a carico attualmente vigente;
  • le famiglie con redditi oltre i 55.000 euro sarebbero state escluse (con un’eccezione per quelle con tanti figli).

La riforma Irpef allora non fu attuata per via dei problemi di coperture che molto probabilmente potrebbero sorgere anche ora.

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