Quota 103, pensione anticipata nel 2023: come funziona, requisiti e limitazioni

Simone Micocci

24 Novembre 2022 - 18:51

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Nel 2023 viene introdotta una nuova forma di pensionamento anticipato: chiamata Quota 103, consente il pensionamento all’età di 62 anni ma a fronte di almeno 61 anni di contributi.

Quota 103, pensione anticipata nel 2023: come funziona, requisiti e limitazioni

In via sperimentale per il 2023 viene introdotta Quota 103, una nuova forma di pensionamento anticipato che consentirà di smettere di lavorare all’età di 62 anni.

È bene però specificare che nonostante Quota 103 consenta di andare in pensione in anticipo, tale misura non cancella la legge Fornero. Basti pensare che Quota 103, il cui costo per il 2023 è di 1 miliardo di euro, interesserà appena 50 mila persone, alle quali tra l’altro non manca molto per maturare i requisiti per la pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, uno in meno per le donne). Si tratta comunque di un primo passo verso quella che è stata annunciata come una riforma delle pensioni strutturale che dovrebbe essere approvata nel 2024, con la quale si punta all’estensione di Quota 41 per tutti senza alcun limite di età.

Quota 103 prenderà il posto di Quota 102, che invece non verrà rinnovata. Ma non bisogna pensare a un peggioramento: Quota 103, infatti, coinvolgerà un numero molto più ampio di lavoratori rispetto a quelli che avrebbero potuto approfittare di Quota 102 se rinnovata per un altro anno.

Per il momento, quindi, bisognerà accontentarsi di Quota 103, misura per cui, come per tutte le quote, il diritto alla pensione viene raggiunto una volta che la somma tra contributi ed età anagrafica dà come risultato un certo numero, 103 in questo caso.

Come nasce l’idea di una Quota 103

Le riflessioni del governo Meloni sono partite dalla proposta della Lega di estendere a tutti la possibilità di accedere alla pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica.

Misura che già oggi è presente nel nostro ordinamento, ma per una platea contenuta visto che vi possono accedere solamente alcuni lavoratori precoci, ossia gli appartenenti alle categorie dei fragili; l’intenzione della Lega era di estendere a tutti tale possibilità, limitando i costi con un ricalcolo contributivo dell’assegno per chi vi accede (almeno così era previsto dal disegno di legge depositato dal Carroccio nella scorsa legislatura).

Tuttavia, il ricalcolo contributivo proprio non piace ai sindacati, i quali hanno chiesto che un’eventuale riforma delle pensioni fosse al netto di penalizzazioni in uscita. Per la stessa ragione è stata bocciata l’idea di estendere anche agli uomini l’accesso a Opzione donna.

Estendere a tutti Quota 41, senza nel contempo prevedere penalizzazioni o paletti, non era però possibile viste le risorse che una tale misura avrebbe richiesto: un esborso che va dai 5 miliardi l’anno a un picco di 9 miliardi, che quindi andrebbe a incrementare ulteriormente la spesa pensionistica.

Ecco perché, guardando a quanto già fatto con Quota 100, il governo Meloni ha scelto di finanziare con la legge di Bilancio 2023 un nuovo sistema dove il diritto alla pensione si raggiunge una volta che la somma tra contributi ed età anagrafica dà come risultato 103, fissando però dei paletti tanto per l’una quanto per l’altra componente.

Come funziona Quota 103

Quota 103 funzionerà al pari di quanto già fatto con Quota 100 prima e con Quota 102 poi: il diritto alla pensione, quindi, si raggiunge quando la somma tra età anagrafica e contributi previdenziali dà come risultato 103.

L’età minima viene fissata a 62 anni, mentre i contributi minimi richiesti sono pari a 41 anni.

Di fatto, possiamo dire che Quota 103 è nata dall’unione tra Quota 100 e Quota 41: la prima, infatti, consentiva l’accesso alla pensione a 62 anni di età (a fronte però di appena 38 anni di contributi), mentre la seconda, come si intuisce dal nome, con 41 anni di contributi ma indipendentemente dall’età.

Esempi

Ciò significa che se una persona compie 62 anni nel 2023 potrà andare in pensione solo se nel frattempo ha raggiunto 41 anni di contributi. Si tratta, quindi, di un anticipo di appena 1 anno e 10 mesi rispetto alle regole ordinarie, visto che oggi esiste la pensione anticipata che consente l’accesso alla pensione una volta maturati 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne), indipendentemente dall’età anagrafica.

Pensiamo adesso a una persona che ha 64 anni di età e 39 anni di contributi: in questo caso la somma dà come risultato 103, ma non viene soddisfatto il requisito contributivo minimo che, come visto sopra, viene fissato a 41 anni. Ragion per cui per andare in pensione con Quota 103 bisognerebbe comunque lavorare per almeno altri due anni, o in alternativa l’unica possibilità è attendere il compimento dei 67 anni di età così da accedere alla pensione di vecchiaia.

Finestra mobile

Anche Quota 103, al pari di Quota 100 e 102, ma anche della pensione anticipata, presenta una finestra mobile. Ciò significa che dalla maturazione dei requisiti alla data effettiva del pensionamento dovrà trascorrere un certo periodo, variabile tra lavoratori privati e pubblici.

Nel dettaglio:

  • gli iscritti alle gestioni dipendenti del settore privato che maturano i requisiti per Quota 103 entro il 31 dicembre 2022 accedono alla pensione da aprile 2023. Per chi li matura successivamente vi è una finestra mobile trimestrale;
  • i dipendenti pubblici che maturano i requisiti per Quota 103 entro il 31 dicembre 2022 accedono alla pensione da agosto 2023. Per tutti gli altri la finestra mobile è semestrale, ma in ogni caso l’accesso alla pensione non può avvenire prima della suddetta data.

Inoltre, i dipendenti pubblici devono presentare la domanda di pensionamento con almeno 6 mesi di preavviso alla propria amministrazione di appartenenza.

Andare in pensione con Quota 103 penalizza comunque l’assegno

Una tale misura non prevede penalizzazioni, tuttavia già il solo fatto che si va in pensione prima comporterà una riduzione dell’assegno. Il sistema di calcolo contributivo, che si applica per i contributi che riferiscono al periodo successivo all’1 gennaio 1996, tende a sfavorire coloro che anticipano l’accesso alla pensione applicando loro un coefficiente di trasformazione - ossia quel parametro con cui il montante contributivo accumulato si trasforma in assegno di pensione - più svantaggioso.

Basti pensare che per chi va in pensione a 67 anni il coefficiente è del 5,575%, mentre a 62 anni, ad esempio, è del 4,770%.

Come dire che un montante contributivo di 200.000 euro a 67 anni garantirebbe una pensione annua da 11.150 euro, mentre a 61 anni di appena 9.540 euro, con una riduzione quindi di circa 1.600 euro.

Ecco perché anche adesso che il governo ha dato il via libera a quota 103 bisognerà comunque fare un’attenta valutazione prima di accedervi, visto che anticipare di troppo l’accesso alla pensione potrebbe incidere significativamente, e negativamente, sull’importo dell’assegno.

Limite importo percepibile

Altra novità, riguarda un importo limite di pensione. Per chi va in pensione con Quota 103, infatti, l’assegno non potrà avere un importo superiore di 5 volte il trattamento minimo, quindi poco meno di 2.700 euro.

L’importo pieno, se superiore al suddetto limite, verrà erogato solamente una volta raggiunti i requisiti ordinariamente richiesti per l’accesso alla pensione.

Quota 103 e divieto di cumulo con attività lavorative

Così come per Quota 100 e Quota 102, anche Quota 103 vieta il cumulo tra pensione e redditi da lavoro fino al raggiungimento dei requisiti previsti dalla pensione di vecchiaia, quindi fino al compimento dei 67 anni di età. L’unica eccezione è rappresentata dai redditi provenienti da attività di lavoro occasionale, nel limite di 5.000 euro l’anno.

Si tratta di un meccanismo che serve per evitare che chi sceglie di andare in pensione in anticipo possa poi riprendere a lavorare. D’altronde l’intento del governo è di utilizzare tale misura per favorire il ricambio generazionale nel mercato del lavoro.

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