Ha già fatto +130% in un anno. Eppure, secondo alcuni analisti, questo titolo di Piazza Affari non avrebbe ancora esaurito la sua spinta. Anzi, il mercato inizia a scommettere su un ulteriore potenziale di crescita intorno al 50%. Una tesi che non si regge sull’entusiasmo del momento, ma su numeri che continuano a migliorare e su un contesto macro che sta cambiando direzione.
Dopo mesi segnati da tassi in discesa e da un’economia che ha mostrato una resilienza superiore alle attese, gli investitori stanno tornando a guardare con interesse alle storie industriali capaci di intercettare trend strutturali di lungo periodo.
In questo scenario, alcuni titoli di Piazza Affari stanno passando da scommesse speculative a casi di studio sempre più seguiti dal mercato.
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Perché dopo il +130% il mercato continua a puntare su Danieli
Quando un titolo mette a segno un rialzo del 130% in dodici mesi, il rischio di trovarsi davanti a una corsa eccessiva è sempre sul tavolo. Nel caso di Danieli, però, i numeri raccontano una traiettoria più solida di quanto il solo grafico lasci intuire. Negli ultimi trimestri il gruppo ha infatti acquisito commesse di dimensioni nettamente superiori alla media storica, rafforzando in modo significativo il portafoglio ordini e, soprattutto, la visibilità sui ricavi futuri. Un elemento che il mercato tende a premiare, perché riduce l’incertezza in un settore ciclico come quello dell’impiantistica per l’acciaio.
Questa maggiore visibilità si riflette direttamente sulle stime economiche. Per l’esercizio 2025/2026, gli analisti stimano ricavi in crescita fino a circa 4,4 miliardi di euro, rispetto ai poco più di 4,2 miliardi dell’anno precedente. Ancora più marcata la dinamica degli utili, attesi intorno ai 290 milioni di euro, con un balzo di oltre il 30% rispetto ai circa 220 milioni dell’esercizio 2024/2025. L’Ebitda è atteso a quota 470 milioni, confermando un miglioramento della redditività operativa che non appare episodico.
Un altro tassello chiave è la generazione di cassa. Il business di Danieli, in particolare la divisione plant-making, continua a produrre flussi di cassa consistenti, rafforzando una posizione finanziaria già solida. Questa capacità di generare cash flow offre al gruppo margine di manovra sia per sostenere gli investimenti sia per migliorare la remunerazione degli azionisti, come dimostra la stima di un dividendo in crescita a 0,41 euro per azione ordinaria, rispetto agli 0,31 euro distribuiti in precedenza.
Sul fondo resta poi il tema strategico più ampio. La transizione verso una produzione dell’acciaio più efficiente e meno emissiva non è più solo un obiettivo di lungo periodo, ma una necessità sempre più urgente. Le nuove regole europee sulle emissioni e il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere stanno spingendo i produttori, in Europa e fuori, a investire in tecnologie più avanzate. Danieli si colloca in prima linea su questo fronte, con soluzioni che intercettano sia la domanda legata ai green capex sia quella proveniente dai mercati extraeuropei. È anche per questo che, nonostante un rialzo già importante, il mercato continua a considerare il titolo come una storia di crescita ancora aperta.
Target alzati e valutazioni a sconto, perché il mercato ci crede ancora
Nel nuovo scenario macro, segnato dall’avvio dei tagli dei tassi dopo una delle fasi più restrittive degli ultimi decenni, il mercato sta tornando a guardare con più attenzione alle storie industriali con fondamentali solidi e visibilità sugli utili. È in questo contesto che si inserisce la revisione al rialzo delle valutazioni su Danieli da parte di Berenberg, che ha deciso di alzare in modo significativo i propri target price, segnalando come il potenziale del titolo non sia stato ancora pienamente espresso.
Gli analisti della banca tedesca hanno portato il fair value delle azioni ordinarie a 66 euro, dai precedenti 55. Livelli che, rispetto alle quotazioni di mercato, implicano ancora un upside rilevante, vicino al 50%.
Grafico azioni Danieli
Fonte Tradingview
Secondo Berenberg, il biennio 2025/2026 rappresenta un punto di svolta. Le previsioni indicano un utile netto vicino ai 290 milioni di euro, in crescita di circa il 35% rispetto all’esercizio precedente, con ricavi attesi sopra i 4,3 miliardi e un ebitda in ulteriore rafforzamento. Numeri che, alla luce di un costo del capitale in discesa, rendono ancora più attraente una società che scambia a multipli considerati sacrificati rispetto ai principali competitor internazionali, con un ev/ebitda prospettico intorno a 5 volte.
Il quadro regolatorio contribuisce a rafforzare questa lettura. L’avvicinarsi dell’entrata in vigore del meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere e le discussioni su nuove misure a tutela della produzione interna stanno accelerando gli investimenti in impianti più efficienti e meno emissivi. Per Danieli questo significa una domanda potenzialmente più forte sia in Europa sia sui mercati extraeuropei, dove i produttori sono chiamati ad adeguarsi a standard ambientali sempre più stringenti.
È anche sulla base di queste dinamiche che Berenberg ritiene la valutazione attuale ancora non allineata al potenziale del gruppo. In un mercato che guarda con crescente attenzione alla combinazione tra tassi più favorevoli, transizione industriale e visibilità sugli utili, i nuovi target fissati dagli analisti raccontano perché, nonostante il rally già messo a segno, Danieli continui a essere seguita come una delle storie industriali più interessanti di Piazza Affari in questa fase di mercato.
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