No, non stiamo parlando del Nasdaq-100, che ha comunque regalato ottime soddisfazioni agli investitori con un rendimento medio annuo composto (CAGR) di circa il 15,2% negli ultimi 10 anni. Ma c’è un altro ETF, all’interno dello stesso universo tecnologico, che ha fatto persino meglio, molto meglio.
Parliamo del VanEck Semiconductor ETF (SMH), che secondo dati di Investing.com ha registrato un CAGR a 10 anni del 24,52%. Un rendimento che, reinvestito anno dopo anno, avrebbe trasformato 10.000€ in oltre 90.000€. Numeri da capogiro, che solitamente si associano a strategie ad alta leva, e invece... SMH è un ETF, senza leva, liquido e negoziabile. Ed in media, anche gli altri ETF del segmento dei semiconduttori hanno avuto ritorni similari.
VanEck Semiconductor ETF
Grafico a candele del VanEck Semiconductor ETF. Fonte: baha.com
Cosa ha spinto il rally dei semiconduttori
Dietro questa performance non c’è fortuna, ma una combinazione di forze strutturali e innovazioni tecnologiche epocali. I semiconduttori non sono più solo il «cuore» dell’elettronica: sono diventati la linfa vitale della nuova economia digitale.
In prima linea, NVIDIA (NVDA), che in soli cinque anni ha moltiplicato il suo valore di oltre 20 volte, grazie alla sua leadership nelle GPU e nelle architetture AI. Ma il rally non si ferma qui: Broadcom (AVGO) ha consolidato una posizione dominante nel design di chip per telecomunicazioni e data center, mentre ASML controlla il mercato delle litografie EUV, essenziali per produrre chip di ultima generazione. Questi tre titoli, da soli, costituiscono oltre il 30% dell’allocazione di SMH.
Il catalizzatore principale? L’intelligenza artificiale. Ma secondo Jensen Huang, CEO di NVIDIA, e Sam Altman di OpenAI, siamo solo all’inizio. L’era della robotica, guidata da AI embedded e sensori avanzati, sarà ancora più trasformativa. La domanda di chip specifici per visione artificiale, edge computing e low-latency processing potrebbe superare quella attuale legata agli LLM.
Numeri del settore
Secondo un report McKinsey del 2023, il mercato globale dei semiconduttori potrebbe avere un tasso di crescita annuo tra l’8% e il 10%. Anche in uno scenario conservativo, questo implicherebbe un’espansione significativa dei margini e dei ricavi per i leader del settore. che sono i ritmi simili a quelli degli ultimi 10 anni.
Perché SMH ha sovraperformato
SMH è uno degli ETF più concentrati del suo segmento: circa il 50% dell’esposizione è distribuita su appena 5 titoli, rendendolo più volatile ma potenzialmente più performante rispetto a prodotti più diversificati come SOXX o XSD. Inoltre, la sua metodologia cap-weighted premia l’ascesa delle mega-cap tecnologiche, che sono state protagoniste assolute dell’ultimo ciclo rialzista.
Non è quindi un ETF “core” per tutti i portafogli, ma seppur complessivamente sui semiconduttori, è anche il più «verticale», volatile e quindi il più ...
Rischioso
Come tutte le cose che brillano, anche SMH ha le sue ombre. Innanzitutto, l’estrema concentrazione lo rende vulnerabile a drawdown pesanti qualora uno dei top player subisse un ridimensionamento improvviso. In secondo luogo, il settore dei semiconduttori è ciclico: basti pensare che nel 2022 l’indice SOX perse quasi il 40% dai massimi, prima di riprendersi nel 2023.