Questo è il settore più preoccupante dell’S&P 500 oggi

Tommaso Scarpellini

4 Maggio 2025 - 11:08

La stagione degli utili Q1 2025 rivela forti contrasti tra i settori dell’S&P 500, con uno in caduta libera e alcuni comparti, a sorpresa, in ripresa.

Questo è il settore più preoccupante dell’S&P 500 oggi

La stagione degli utili del primo trimestre 2025 si avvia alla conclusione, lasciando dietro di sé un panorama molto eterogeneo.

Se da un lato alcuni settori hanno mostrato una resilienza sorprendente, adattandosi alle complesse dinamiche economiche globali, dall’altro alcuni comparti sembrano arrancare, appesantiti da revisioni sugli utili che non si vedevano con questa intensità dalla crisi legata al COVID-19.

L’incertezza politica, l’instabilità delle commodity e le continue sorprese macroeconomiche hanno contribuito a un quadro di rallentamento generalizzato, ma c’è un settore in particolare che ha acceso un vero e proprio campanello d’allarme tra analisti e investitori.

Quello energetico.

Il consenso degli analisti sta crollando

Nel settembre 2024, gli analisti si aspettavano una crescita degli utili per l’intero S&P 500 di circa il 15% su base annua per il 2025. Le previsioni delle banche d’affari, tra cui Goldman Sachs e Morgan Stanley, spingevano target price ben oltre i 6.000 punti, alimentando un clima di ottimismo che si è rapidamente dissolto nei mesi successivi.

Ad aprile 2025, infatti, le aspettative di crescita sono scese al 9%, e la media delle stime sugli EPS (Earnings Per Share) ha subito una netta compressione. Dietro questo calo si nasconde una dinamica ben precisa: il settore energetico è passato da una previsione di crescita positiva dell’1,3% a un crollo del -9,7% in meno di sei mesi.

Un dato che ha sorpreso molti, dato che l’energia viene tradizionalmente vista come un settore difensivo, in grado di offrire rifugio in momenti di volatilità o recessione economica. Eppure, qualcosa si è incrinato.

Energetico: il paradosso del settore difensivo

Il crollo delle aspettative nel settore energetico ha radici profonde. Da un lato, l’amministrazione statunitense ha deciso di intervenire direttamente sul lato dell’offerta, aprendo in modo aggressivo le riserve strategiche e incentivando l’estrazione, contribuendo a un significativo abbassamento dei prezzi del petrolio e del gas naturale. Questo ha ridotto drasticamente i margini per le principali compagnie del settore, comprimendo gli utili attesi.

Dall’altro lato, la domanda globale di energia non sta crescendo al ritmo previsto. La Cina ha mostrato segnali di rallentamento, e in Europa l’inflazione energetica ha spinto molti governi a favorire fonti alternative. Il risultato è un contesto di oversupply e margini in contrazione.

Compagnie come ExxonMobil e Chevron, nonostante utili ancora positivi, stanno rilasciando guidance molto prudenti. I report trimestrali parlano di un 2025 che potrebbe essere “challenging”.

Altri settori in crisi: dalla sanità ai beni di consumo

Il settore energetico non è però l’unico a destare preoccupazioni. Altri tre settori stanno subendo un peggioramento delle aspettative sugli utili:

  • Consumer Staples: Ora si stima una crescita degli utili di appena 0,7%. L’aumento dei costi di produzione e una domanda debole stanno erodendo i margini.
  • Consumer Discretionary: le stime passano da oltre il 10% al 2,7% attuale. Il contesto inflazionistico pesa sui consumi non essenziali.
  • Industrials: le previsioni sono scese all’8,8%. Problemi legati alla supply chain e alla riduzione degli investimenti infrastrutturali pesano sui bilanci.

Ma la sorpresa negativa più clamorosa arriva dal settore Healthcare, dove il comparto biotech e pharma è stato colpito dal boom dei farmaci anti-obesità (GLP-1 agonisti). Questo ha cambiato gli equilibri competitivi del mercato. Società come Pfizer, Eli Lilly e Novo Nordisk stanno vivendo movimenti forti, con titoli in calo anche del 20-30%. Il mercato è incerto, e gli EPS previsti sono in calo generalizzato.

Qualcuno che sorride: Communication Services e il caso Alphabet

C’è però un’eccezione significativa. Il settore Communication Services , nonostante un calo generale dei titoli, ha visto un aumento degli utili previsti fino al 13%, grazie ai risultati di Alphabet (Google) per il Q1: utile netto, ricavi pubblicitari, cloud e EPS sopra le attese.

Questo ha provocato una revisione positiva per l’intero comparto e una discesa dei P/E ratio sotto la media storica. Un’anomalia che potrebbe trasformarsi in un’opportunità, in un mercato che guarda sempre più ai fondamentali.

Un quadro complessivo

La fotografia emersa dalla stagione degli utili del Q1 2025 mostra un mercato frammentato, dove le performance non sono più omogenee. L’Energetico è il settore più preoccupante dell’S&P 500, con revisioni che pesano sull’indice generale e un outlook negativo influenzato da fattori esogeni.

Anche comparti come Healthcare, beni di consumo e industriali mostrano segnali di debolezza. In mezzo, brillano casi isolati come Alphabet, che potrebbero rappresentare le poche oasi di crescita in un contesto incerto.

Passando però a una visione complessiva della situazione, il quadro appare meno preoccupante: è vero che i risultati sono stati positivi nel 93% dei casi, e che l’S&P 500 presenta utili attesi in crescita di circa il 9%, quindi una crescita complessivamente positiva. Se si considera che a pesare sul totale è principalmente la compressione delle aspettative in un settore fortemente ciclico come quello energetico, il contesto risulta meno drammatico del previsto.

Allo stesso modo, riflettendo più a fondo, i settori che mostrano le contrazioni prospettiche più marcate sono proprio quelli legati alle decisioni sui dazi di Trump, e quindi condizionati da un evento esogeno: misure che potrebbero essere in vigore oggi, ma sparire domani. Questo contribuisce a delineare una visione prospettica che, tutto sommato, resta ancora positiva.