Questo BTP a 4 anni a tasso fisso rende più del doppio del buono fruttifero postale

Stefano Vozza

15 Marzo 2026 - 16:54

Prodotti del reddito fisso a confronto a parità di orizzonte temporale e quasi stesso profilo di rischio associato all’investimento

Questo BTP a 4 anni a tasso fisso rende più del doppio del buono fruttifero postale

La recente esplosione dei rendimenti ha reso più interessante il reddito fisso, o almeno una parte di esso. Si tratta di un’asset class strategica i cui punti di forza sono due in particolare: la certezza del capitale nominale a scadenza, salvo default emittente. Su alcuni prodotti tale garanzia è prevista anche prima del termine tipo i buoni alla Posta o i conti deposito liberi, e anche vincolati se la banca lo permette; la previsione di un tasso attivo di interesse per tutto il tempo del prestito, per cui il rendimento a scadenza è già noto a priori.

Poi a seconda del prodotto di turno vi sono anche altri specifici vantaggi. Vediamo quali sono, in particolare, sul BTP a 4 anni a tasso fisso che rende più del doppio del buono fruttifero postale.

Il Buono del Tesoro Poliennale a tasso fisso

Iniziamo dal prodotto di casa MEF, lato Dipartimento del Tesoro. Il riferimento è ai Buoni del Tesoro Poliennale e, nello specifico, al BTP Tf 3,50% Mz30 con matricola identificativa ISIN IT0005024234, negoziato sul MOT di Borsa Italiana. Si tratta di un’obbligazione a 15 anni in origine emessa l’1 marzo 2014 e in scadenza alla stessa data del 2030, tra 3,97 anni residui.

Il titolo gode di una buona cedola nominale annua, mentre lo yield nel frattempo è scivolato al 2,84% per via dei prezzi attuali di mercato a 102,31 (credito d’imposta: 0,28%). Malgrado ciò si tratta di una discreta buona notizia considerato che a fine febbraio il titolo prezzava sui 104 centesimi (high a 104,10). In pratica oggi lo si acquista a relativo sconto rispetto alle valutazioni medie di queste prime settimane del 2026.

Con un ipotetico capitale di 10mila € si acquisterebbero 97 titoli con un esborso di 9.924 € e un guadagno, cioè un rendimento a scadenza sui 956 € netto. Si tratta di una cifra netta di sola ritenuta frutto delle cedole in ingresso e dello storno della perdita in conto capitale per il prezzo d’acquisto sopra la pari. In termini percentuali stiamo parlando di un rendimento netto a scadenza sul 2,42% circa.

I buoni fruttiferi postali a 4 anni

Restando in un certo senso sempre in casa MEF, ma lato Cassa Depositi e Prestiti (CDP), ecco il buono fruttifero postale (BFP) di durata quadriennale. Si tratta del timeframe più coperto in assoluto da CDP, l’emittente, trai prodotti del risparmio postale. Tuttavia, malgrado l’abbondanza di soluzioni oggi nessuno dei BFP rende a scadenza quasi quanto il l’obbligazione e garanzia MEF.

Tra i buoni sottoscrivibili esclusivamente presso l’ufficio postale, solo buono Rinnova Prima arriva a rendere l’1,75% annuo a scadenza, l’1,54% al netto della ritenuta. In pratica il rendimento netto totale del quadriennio è del 6,287%. Il titolo prevede perimetri di sottoscrizione: è disponibile solo per chi ha un BFP dematerializzato in scadenza, tranne il 4 anni risparmiosemplice e il dedicato ai minori.

Su buono Soluzione Eredità e buono 4 anni risparmiosemplice non si va oltre l’1,50% annuo lordo a scadenza, e l’1,25% risparmiosemplice standard. Anche questi titoli sonno disponibili solo presso lo sportello fisico e prevedono precisi limiti e condizioni commerciali di sottoscrizione.

Tra i BFP disponibili sia allo sportello che online, infine, si oscilla tra l’1,40% annuo (1,23% netto) del buono 4 anni Plus e l’1,50% (l’1,32% netto) del Rinnova 4 anni. Sul buono più generoso, quindi, non si va oltre il 5,369% di rendimento netto totale in 4 anni, ma al lordo dell’imposta di bollo applica nei casi di Legge.

Un BTP a 4 anni a tasso fisso che rende più del doppio del buono fruttifero postale

Messa in termini di raffronti, quindi, il prodotto MEF lato Dipartimento del Tesoro offre anche più del doppio sui prodotti CDP a quasi parità di rischio. La garanzia sul capitale tra BTP e BFP è sempre la stessa, il regime fiscale di favore idem, e coincidono anche gli orizzonti temporali. Se sui buoni esso è esattamente di 4 anni, sui titoli di Stato si può oscillare di giorni o settimane a seconda dei casi.

Le divergenze non mancano, a partire dall’assenza dei costi di gestione per i soli BFP, ma non per i BTP. Inoltre per i prodotti del risparmio postale non serve MIFID e conto deposito, per cui si tratta di costi e incombenze in meno. Divergono anche i tagli minimi di ingresso, sempre pari a mille euro nominali (e multipli) sui BTP, e da 50 € e relativi multipli sui BFP. Gi interessi invece arrivano tutti alla fine sui BFP quadriennali, a patto di non riscattarli anticipatamente. Ogni 6 mesi, invece, sui bond MEF, ad ogni data di stacco cedola.

Tuttavia, la vera, grossa differenza sta nel rischio di mercato che ne giustifica la divergenza di rendimenti. Prima del termine CDP rimborsa sempre il 100% del nominale sottoscritto. Sui BTP, invece, tale la certezza è solo a scadenza mentre prima del termine i prezzi di rivendita sul MOT possono essere maggiori o inferiori ai propri prezzi di carico. E non si tratta proprio della stessa cosa, specie per chi è completamente restio al concetto di rischio.