È uno scorcio di mese ricco di emissioni quello che si sta vivendo in questi giorni tra nuove obbligazionari corporate e governative.
Oltre alla natura dell’emittente variano le durate complessive, le valute di denominazione dei titoli, i tagli minimi di sottoscrizione, la struttura dei rendimenti, il regime delle spese.
Qui, in particolare, esporremo uno dei due nuovi titoli targati da una nota banca americana appartenente alla dual tranche emessa il 24 aprile 2025.
Si tratta di Goldman e Sachs (GS). Anticipiamo solo che dura massimo 10 anni questo bond step down con cedola fissa al 9% i primi 2 anni.
L’obbligazione in valuta estera e a cedola fissa e decrescente
La nota banca d’affari americana Goldman Sachs rientra tra i colossi di settore, con sede a New York e filiali in tutto il mondo. Eroga una marea di servizi finanziari e consulenze in tema a investitori istituzionali (sovrani e corporate) e retail, oltre ad attività di investimenti bancari e azionari. Gode pertanto di rating investment grade pari ad A per Fitch, A2 per Moody’s e BBB+ per S&P.
Per lo svolgimento delle sue svariate attività d’impresa è quindi normale che ricorra al mercato per attingere le risorse finanziarie di cui necessita di volta in volta. Ora, l’ultima dual tranche datata 24/04/’25 è una in dollari USA e l’altra in euro e ha una scadenza massima di 10 anni dato che entrambi i bond sono del tipo callable.
L’obbligazione in $ USA ha codice ISIN XS2982318243 ed è quotata e negoziata sul segmento EuroMOT di Borsa Italiana. Al tempo dell’articolo prezza 100,25, in salita dello 0,11% rispetto al prezzo di chiusura di ieri. Il taglio minimo di sottoscrizione è del tipo retail, 100 $, essendo un titolo rivolto ai piccoli investitori individuali.
L’ammontare emesso, invece, è relativamente esiguo, dato che si parla di soli 80 mln di $. Per avere un ordine di raffronti, i titoli del Tesoro MEF hanno quasi sempre importi nell’ordine dei mld di €.
La struttura dei rendimenti del bond Goldman Sachs
Il prestito obbligazionario ha una durata massima di 10 anni (scadenza: 24/04/2035), ma alla fine potrebbe averne anche una molto più breve. A partire dal 2° anno, e fino al 9°, l’emittente si è riservata la callable del bond e quindi l’eventualità di sostituirlo con un altro più conveniente.
Laddove il costo del denaro, e quindi del rifinanziamento, dovesse scendere tanto e/o velocemente, GS non avrebbe esitazioni a esercitare la call. Quest’ultima sarebbe comunicata al mercato con un congruo anticipo prima della data di stacco cedola (la periodicità è annuale, ad ogni 24 di aprile).
Vediamo qual è la struttura dei payout. Gli interessi annui come sempre sono pagati in via posticipata al netto della ritenuta fiscale del 26% essendo un corporate bond. I tassi cedolari sono fissi e decrescenti con il passare del tempo e pari a:
- 9% annuo lordo (6,66% netto, da moltiplicare per il valore nominale del prestito) per il 1° e 2° anno, ossia ad aprile 2026 e aprile 2027;
- 5,50% annuo lordo, pari al 4,07% netto, per il 3° e 4° anno di vita del bond;
- 4% annuo lordo (2,96% netto) per ciascun anno degli ultimi 6, ossia dal 5° al 10°, dal 2030 al 2035, estremi inclusi.
Dura massimo 10 anni questo bond step down con cedola fissa al 9% i primi 2 anni
Il bond parte da un payout fortissimo il primo biennio, discreto nel 2° e infine più che dimezzare nei residui 6. Se la banca non esercitasse mai la call e il titolo giungesse a naturale scadenza, la cedola annua lorda media ponderata (e quindi ipotetica) sarebbe del 5,30%, il 3,922% netto annuo.
Se invece la call giungesse al termine del 2° anno il capitale sfrutterebbe il biennio ricco (13,23% netto complessivo) del titolo prima di essere reinvestito altrove. Da un lato perderebbe le cedole successive, ed esporrebbe il risparmiatore al rischio di reinvestimento. Dall’altro libererebbe il capitale che potrebbe cogliere qualche altra occasione futura di mercato che al momento non è dato sapere.
Ad ogni modo la call è a completa discrezione della banca e non del cliente, che in compenso può sempre rivenderlo alle condizioni di mercato al tempo della liquidazione.
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Rendimento effettivo reale a scadenza
Aldilà del lordo e netto vanno fatte almeno due considerazioni oggettive, anzi tre nel nostro caso. Le prime due riguarderebbero anche gli investimenti in bond denominati in euro, sovrani o corporate sarebbe uguale. Una rimanda al prezzo di mercato del bond al tempo della sottoscrizione. Se inferiore a 100, va a beneficio del ritorno effettivo a scadenza, aumentandolo rispetto al payout nominale.
Discorso inverso in caso di acquisto sopra cento. L’altra riguarda la considerazione del costo della vita, cioè l’inflazione, da cui dipende il rendimento reale di qualunque investimento finanziario.
La terza, invece, riguarda tutti gli investimenti in valuta estera come lo è il dollaro americano (ischio cambio). Per l’investitore nazionale il bond GS espone al rischio cambio da qui al termine dell’investimento, ossia a naturale scadenza, o a data di call o di rivendita anticipata.
Se dall’acquisto a quella data il $ si dovesse apprezzare sull’euro, ne deriverebbe un extra gain da cambio che andrebbe a sostegno del rendimento effettivo. Aumentandolo, ovviamente. Esiti opposti, invece, a scenari invertiti.